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Pausa pranzo, la svolta di Rotondi: “Ora di abolirla”. Modernizzazione o boutade?

novembre 23, 2009 di Redazione 

Il centrodestra ci prova. A modernizzare il Paese. Oppure a prendersela con il lavoro dipendente. Si muove tra queste due interpretazioni, la lettura della proposta-provocazione lanciata oggi dal ministro per l’Attuazione del programma di distribuire il periodo di sosta per mangiare, al lavoro, durante la giornata, come avviene, spiega Rotondi, in altri Paesi. Quella in cui si consuma abitualmente «è la fascia oraria più produttiva», giustifica la sua uscita l’ex leader della Dc per le autonomie. E anche se è forte il sospetto di una presa di posizione motivata da interessi parziali, e da un clima culturale volto a colpire alcune categorie, sulla carta più vicine al centrosinistra, resta il dato che il centrodestra ci prova, un po’ con Brunetta (la cui azione è il simbolo di questa linea a metà tra modernizzazione e boutade anti-lavoro dipendente), e soprattutto con Gianfranco Fini. Il servizio su oggi, di Francesco Carosella.

Nella foto, il ministro per l’Attuazione del programma Gianfranco Rotondi

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di Francesco CAROSELLA

Il Ministro per l’Attuazione del programma di governo Gianfranco Rotondi si scaglia contro la pausa pranzo durante un’intervista a KlausCondicio, programama web condotto da Klaus Davi.

“La pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l’armonia della giornata. Non mi è mai piaciuta questa ritualità che blocca tutta l’Italia” ha rincarato Rotondi. Il break generale a metà giornata secondo Rotondi è una particolarità solo italiana: “Non possiamo imporre ai lavoratori quando mangiare, ma ho scoperto che le ore più produttive sono proprio quelle in cui ci si accinge a pranzare. Chiunque svolga un’attività in modo autonomo, abolirebbe la pausa pranzo. Casomai sarebbe meglio distribuirla in modo diverso, come avviene negli altri Paesi”.

E si rifà agli esempi europei: “In Germania, ad esempio, per incentivare la produttività, la pausa pranzo in alcuni posti di lavoro dura mezz’ora, mentre si estende a 45 minuti per chi lavora oltre le 9 ore. Tuttavia, secondo un recente sondaggio, un quarto dei tedeschi trascorre la propria pausa pranzo lavorando. Anche in Inghilterra molti dipendenti vi rinunciano o la riducono, sia nei minuti sia nel numero di pause nel corso dell’intera settimana”.

L’idea del ministro è quella della graduale abolizione in nome della produttività, sulla scia delle grandi macchine capitaliste estere: “Negli ultimi due anni si è scesi da una media di 3,5 pause a settimana del 2006 a 3,3 nel 2008. Addirittura meno di 3 per le donne. In Francia lo statuto dei lavoratori riconosce 20 minuti ogni 6 ore, mentre in America la pausa pranzo non è proprio prevista dalla legge federale ed è regolamentata autonomamente dai singoli Stati, mentre in Canada e Svezia si pranza davanti alla scrivania”.

Francesco Carosella

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