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I colloqui di Berlusconi in Arabia Saudita Tra petrolio, Medio oriente e diritti violati

novembre 23, 2009 di Redazione 

E’ previsto domani il rientro del presidente del Consiglio a Roma dopo la visita nel Paese islamico. Moderato? Ancora nel 2005 l’Arabia Saudita era la terza nazione per traffico di esseri umani, a tutt’oggi le Corti impongono punizioni corporali e le pena di morte, in vigore, viene praticata attraverso la decapitazione in pubblico e la fucilazione. Ma è indubbio il peso che i sauditi hanno nello scacchiere mediorientale. E anche su quello del commercio mondiale, visto che, come i Paesi del Golfo, Riyad fa il bello e il cattivo tempo sull’esportazione del petrolio. Su questo re Abdullah ha avviato da tempo una politica di stabilizzazione dei prezzi, per la quale il premier si è detto grato. Scopriamo nel dettaglio cosa si sono detti, di cosa si è discusso negli incontri in Arabia tra Berlusconi e il capo di Governo saudita. Ce ne parla la nostra Désirée Rosadi. Come sempre, il giornale della politica italiana vi racconta il Medio oriente (e, in questo caso, l’intreccio tra la politica italiana e quella mediorientale) come nessun altro.

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di Désirée ROSADI

Silvio Berlusconi è stato ricevuto ieri presso il palazzo reale di Riyad dal re saudita Abdullah. Il sovrano ha donato al premier una fascia verde e una medaglia, che ha appuntato al petto poco prima di sedersi a tavola, per una cena con i membri della famiglia reale e alcuni ministri sauditi. Poi il colloquio di un’ora e mezza, durante il quale i due capi di Stato hanno affrontato temi economici e internazionali. Non poteva mancare il riferimento al prezzo del petrolio: Riyad, come del resto i Paesi del Golfo, fa il bello e il cattivo tempo sull’esportazione del prezioso oro nero, anche se ultimamente re Abdullah ha avviato una politica di stabilizzazione dei prezzi, mantenuti intorno ai 75 dollari al barile. Poco più di un anno fa, nel mese di luglio del 2008 il costo al barile raggiunse addirittura i 160 dollari. Berlusconi non ha potuto far altro che elogiare le buone intenzioni saudite, auspicando per il futuro il mantenimento di questa misura.

Penisola araba, la nuova frontiera dell’imprenditoria. Alla tappa di Riyad è seguita la visita di Berlusconi a Doha, capitale del piccolo emirato del Qatar, immerso nel Golfo. Anche questa monarchia fonda la sua storia, ma soprattutto la sua economia, sullo sfruttamento dei giacimenti di petrolio, oltre ad avere alcuni giacimenti di gas naturale. Qui il premier ha continuato il suo intervento diplomatico sul prezzo del petrolio, dato che il Qatar come l’Arabia Saudita fa parte dell’OPEC. E se entrambi i Paesi arabi ci forniscono il loro petrolio, l’Italia ripaga con le sue esportazioni: Berlusconi, infatti, fa da apripista ad una serie di delegazioni di imprenditori italiani, che saranno ospitati in Qatar e in Arabia Saudita nei prossimi mesi. Nello specifico, i settori d’interesse per i sovrani del Golfo sono quelli delle costruzioni e delle infrastrutture. Tra i fortunati imprenditori c’è già chi raccoglie i frutti: nei giorni scorsi Danieli&C. Officine Meccaniche S.p.A. ha siglato un contratto con Saudi Iron&Steel Works (Hadeed), il più grande produttore d’acciaio mediorientale, per la fornitura chiavi in mano di una nuova acciaieria.

Riyad “pacificatore” in Medioriente. Gran parte del colloquio ha avuto come tema l’attività diplomatica mediorientale. Riyad, infatti, da alcuni anni ha avviato un’apertura nei confronti della mediazione con i Paesi confinanti, ponendosi come interlocutore moderato; in particolare sta cercando di aprire un varco di dialogo nel conflitto israelo-palestinese, attraverso i suoi contatti con l’Autorità Nazionale Palestinese. È di poche ore fa la notizia dell’ennesimo bombardamento israeliano sulla Striscia di Gaza, che ha colpito tre tunnel usati per il contrabbando verso il Sinai e l’Egitto. Afghanistan, Iran, Iraq e Yemen sono gli altri dossier esaminati da Berlusconi e da re Abdullah. Nello specifico, il tasto più delicato è quello della guerra in Yemen, un conflitto interno al Paese, nel quale l’Arabia Saudita interviene in appoggio del governo yemenita, finanziando le spese militari e compiendo azioni contro i ribelli Houthi. Ma a riguardo non è trapelato nulla.

Arabia Saudita: un Paese moderato? Che Riyad abbia un forte potere tra i Paesi dell’area mediorientale è cosa risaputa. Eppure si tende a dimenticare come il Paese custode delle città sante dei musulmani, Mecca e Medina, sia legato al fondamentalismo islamico sunnita, per capirci quello di al-Qaida e di Bin Laden. Alleati degli Usa nella guerra del Golfo, i sauditi si sono trasformati in nemici dell’America e dell’Occidente, in particolare all’interno della famiglia reale: tra i successori di Abdullah c’è chi vuole riportare la monarchia ai principi dell’Islam delle origini, supportati dagli ulema ansiosi che la religione non perda terreno sulla politica. Non solo. Parlare di Arabia Saudita vuol dire anche ricordare che in questo Paese le libertà fondamentali non sono garantite, come è riportato dalle maggiori organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch. Le corti impongono punizioni corporali, le pene di morte si eseguono attraverso la decapitazione in pubblico o tramite fucilazione; ci sono notizie di lapidazioni e crocifissioni. Tutto giustificato dall’interpretazione del Corano. Nel 2005 l’Arabia Saudita è addirittura il terzo Paese con più traffico di esseri umani. E se sei omosessuale puoi essere imprigionato e frustato. Per quanto riguarda la libertà di parola e di stampa, è inutile dire che è vietato criticare il governo e i sindacati commerciali e le organizzazioni politiche sono proibiti.

Désirée Rosadi

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