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Diario politico. Governo, è faida-Tremonti ‘Blocca tutto’. Bonaiuti: “Premier con lui”

novembre 22, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. C’erano stati i giorni di passione dello scontro a distanza tra il ministro e Berlusconi, quando il presidente del Consiglio, in visita privata a Mosca, aveva scavalcato il titolare di via XX settembre annunciando il taglio dell’Irap, cosa che aveva spinto Tremonti a recalcitrare. Bossi aveva provato a risolvere, lanciandolo come vicepremier, ma era arrivato (anche) l’altolà di Fini. Poi, il giornale della politica italiana ve lo aveva raccontato tra i pochi, c’era stato lo scontro tra lo stesso titolare dell’Economia e Brunetta, finito a minacce di percosse fisiche in Consiglio dei ministri. Oggi tutto questo viene a maturazione, attraverso un’intervista al Corriere dello stesso ministro per la Pubblica amministrazione, che parla di «egemonismo autoreferenziale» per il collega. E Sacconi e Bondi sembrano andargli dietro. Ma il portavoce di Berlusconi getta acqua sul fuoco. Nei giorni in cui si comincia a discutere anche di possibili elezioni anticipate, una questione di cui tenere conto. E che vi raccontiamo. Poi c’è il fronte-giustizia, sul quale un’altra intervista, questa volta di Armando Spataro a Lucia Annunziata ad “In mezzora”, domenica pomeriggio su Raitre, scatena il fuoco di fila della maggioranza che sembra trovare conferma alle proprie tesi di una giustizia politicizzata nelle parole del procuratore: «Pm avvocato dell’accusa? Logiche aziendali. E se i processi che verranno abbreviati sono solo l’1%, come dice Alfano, che problema c’era?». «Azione eversiva della magistratura», dicono in coro dal Pdl. Il racconto. 

Nella foto, Giulio Tremonti: accerchiato

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di Ginevra BAFFIGO

“Tremonti esercita un potere di veto sulle iniziative di tutti i ministri: un blocco cieco, indistinto e conservatore. Tutti la pensano come me: tutti soffrono per il potere di veto di Tremonti”. Ed ancora: «Il Tesoro esercita un egemonismo leonino, opaco, autoreferenziale. Una iattura. E lo dico convinto di interpretare lo spirito dell’intero governo». Così Renato Brunetta in un’intervista al Corriere della Sera.
Il guanto di sfida, lanciatogli contro, non viene raccolto dal titolare di via XX settembre. Non ancora. In compenso, l’arena politica di una tiepida domenica di novembre appare incendiata da queste dichiarazioni.
I consigli che Brunetta suggerisce al collega, in via tutt’altro che confidenziale sulle colonne del Corriere, fanno intendere le difficoltà interne al Pdl: “Conosco Tremonti da quasi 30 anni, ed è sempre stato così, con i suoi umori altalenanti. E’ un geniaccio, molto bravo e serio. Ma non è facile lavorarci assieme”.
Giovedì scorso le parole del premier sembravano aver domato le forze centrifughe della maggioranza. Ma la tregua dura pochi giorni, ed oggi il presidente del Consiglio delega il compito di calmare gli animi a Paolo Bonaiuti, che fa sapere che “la linea di politica economica fondata sul criterio della disciplina di bilancio e seguita dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti è ispirata dal presidente del Consiglio e condivisa dall’intero governo”. Il ministro Sacconi parla a nome dell’esecutivo: “Chissenefrega delle liti personali Tremonti-Brunetta: il Governo è compatto e la politica è una sola: è quello che conta, non le questioni personali”. Ma l’ipotesi di uno scontro fra personalità sembra smentita prima ancora della formulazione di Sacconi: «Non ho ambizioni personali – assicura Brunetta al Corriere – Io sto bene qui (al vertice della pubblica amministrazione, ndr) dove combatto una battaglia epocale per la modernizzazione dello Stato».
Ma che una certa insofferenza ci sia e ci sia stata nei confronti della gestione delle entrate erariali è noto, come rimarcano dall’opposizione. Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, stigmatizza: “C’è un litigio permanente”. La sintesi centrista trova continuità, e nessuna smentita, nelle parole del ministro Bondi: “Il premier lavora e costruisce, ma altri disfano”. Per Di Pietro “Brunetta tira la giacchetta a Tremonti per avere più soldi: un messaggio della canna del gas”. Chiaro il Pd: “Stanno implodendo”.
Le parole di Brunetta lasciano comunque poco spazio alle interpretazioni, anche perchè lui stesso le ribadisce ai microfoni di RTL. Il messaggio è chiaro, esplicite le accuse ma anche i riconoscimenti: “Tremonti ha fatto benissimo il ‘signor no’ durante la crisi, ora deve fare il signor sviluppo assieme a tutti gli altri”. Secondo il titolare della Funzione pubblica siamo ormai nella “fase 2. Abbiamo attraversato una tempesta, una burrasca, un anno e mezzo di crisi. La politica economica è stata portata avanti con serietà e determinazione. Tremonti ha il merito di aver tenuto la barra». “Ora però – conclude Brunetta – il rigore deve essere declinato all’interno dello sviluppo economico: investimenti, riforme, modernizzazione del Paese. Se no il Paese va in declino, perché non riesce a cogliere il cambiamento».

Spataro contro tutti. Ed è ancora un’intervista a rianimare il dibattito questa volta sul ddl Alfano. Non è però un ministro a scagliare la prima pietra, ma il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, ospite della trasmissione “In mezz’ora” di Lucia Annunziata:
“Il ddl Alfano prevede di sganciare il pm dal suo rapporto virtuoso con la polizia giudiziaria – spiega Spataro all’Annunziata – si dice: da domani il pm diventa, come piace al nostro premier, avvocato dell’accusa. Sta al suo tavolo e riceve le informative che la polizia giudiziaria redige e non promuove direttamente le indagini”. “Sa come viene giustificato nella relazione che accompagna questo disegno di legge? – domanda retoricamente il magistrato – In questo modo saranno distinti nettamente i compiti della polizia giudiziaria e del pm, per creare i presupposti di una maggiore concorrenza e controllo reciproci”. Per Spataro, risponde ad una “logica aziendale trasferita nei rapporti tra pm e polizia giudiziaria”. “Certe volte mi chiedo chi abbia mai scritto questa frase – commenta ancora il procuratore lombardo – magari è anche stato un magistrato. Spero di no”. Armando Spataro prosegue denunciando l’effetto “boomerang di cui il ministro (Alfano, ndr) non si è reso conto: il disegno di legge è stato presentato come una tutela del cittadino contro la durata eccessiva dei processi ma non abbiamo dati sicuri su quanti processi saranno bloccati, si stanno raccogliendo i dati. Il ministro dice che sarà solo l’uno per cento, allora vuol dire che il novantanove per cento dei processi si svolgono nei tempi giusti. Allora qual è il problema?! dov’è l’urgenza di intervenire?!”.
La replica (indiretta) è affidata a Gasparri: «Martedì pomeriggio avrà inizio in commissione Giustizia del Senato la discussione sul ddl sulla ‘ragionevole durata del processo’» che dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno. Malgrado la serrata tabella di marcia annunciata da Gasparri, i capigruppo dubitano che vi sarà un pronunciamento prima di Natale e alla Camera bisognerà poi attendere la seconda settimana di febbraio. Nulla esclude che vi sia anche un terzo passaggio. Questa prospettiva spinge a dare forma all’ipotesi di un lodo Alfano 2, sostenuta anche da Casini che pochi giorni fa parlava di una “legge-ponte sul legittimo impedimento” (una sorta di mini-lodo che eviti al premier gli imminenti processi senza «sfasciare la giustizia con il ddl sul processo breve, era in sostanza la tesi di Casini). Secondo indiscrezioni questo decreto legge potrebbe essere presentato giovedì prossimo in una delle due Camere. Indiscrezioni che vengono sottoposte da Lucia Annunziata a Spataro. Risposta tranchant: «Non è compatibile con il principio dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. La Corte Costituzionale – prosegue – l’ha già detto: noi non abbiamo bisogno di escamotage». «Il problema – spiega il pm – è quello che anche il presidente Napolitano ha evidenziato in più di un intervento: basta con le riforme dettate da esigenze contingenti e dalla necessità di poche persone». Ma Cicchitto: «Dopo Ingroia ad “Annozero” adesso Spataro a “In mezz’ora”. Tutti i conti tornano, sia dal punto di vista televisivo sia da quello giudiziario. È in pieno svolgimento l’offensiva del circo mediatico-giudiziario». Secondo Cicchitto Spataro «è intervenuto su tutte le cose giudiziariamente e politicamente più significative, ha attaccato due ministri della Repubblica (Alfano e il ministro dell’Interno Maroni, ndr) e ha contestato l’apposizione del segreto di Stato. C’è ancora qualcuno che ha la faccia tosta di parlare di attentato alla libertà di stampa da parte del governo quando i principali talkshow della televisione pubblica sono usati per dare parola non solo agli uomini politici, ma anche a quel ridotto nucleo di magistrati che sono i protagonisti di questa offensiva contro gli equilibri politici stabiliti dagli elettori?». Osvaldo Napoli dal canto suo sottolinea «l’invasione di campo» da parte del magistrato ed invoca un intervento del Csm nei suoi confronti.

Bertone: “La politica deponga le armi”. L’appello era stato lanciato dalla Cei a maggioranza e opposizione. Oggi è il segretario di Stato Vaticano a ribadirlo: “Lo sottoscrivo pienamente e mi sembra che qualche segnale positivo ci sia”. Il porporato parla da Assisi, dove oggi si è festeggiato il decennale della riapertura della Basilica, ricostruita dopo il terremoto del ’97. Bertone non si limita però al messaggio della Cei: è necessaria, dice, “la ricostruzione di un tessuto della convivenza pacifica”, un problema che non riguarda solo la politica ma “tutti, anche i media”. “Perché uniti possiamo affrontare i gravi problemi socio-politici sul tappeto”. Primo fra tutti, la crisi, la povertà, che richiedono “un impeto di solidarietà, di intelligenza creativa”. Infine, “in Abruzzo ci sono state tante promesse, in occasione del G8 e anche di tanti incontri che abbiamo avuto in Vaticano. Bisogna che le promesse diventino realtà e non restino solo parole”.

Ginevra Baffigo

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