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Diario politico. Alfano: ‘Anm non ci detta riforma’. Napolitano: ‘Rispettare equilibri’

novembre 21, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Eccezionalmente il sabato pomeriggio, un diario che raccoglie in una serie di “dichiarazioni finali” le posizioni di ministro della Giustizia, capo dello Stato, presidente del Consiglio e della Camera sul tema della riforma dell’ordinamento giudiziario. L’occasione è il sesto convegno organizzato dall’Organismo unitario dell’avvocatura. Fini parla poi anche di bioetica: «La politica deve dire la sua, o sarà sostituita dai giudici». Il racconto.

Nella foto, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

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di Carmine FINELLI

La politica italiana, in coincidenza con il week-end, si prende un pausa dalla polemiche e dalle accuse reciproche. Tuttavia, ritornano a parlare le più alte cariche dello Stato. A partire da Giorgio Napolitano, passando per i presidenti delle Camere, arrivando sino al presidente del Consiglio ed al ministro della Giustizia.
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invia una lettera al presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura, Maurizio De Tilla, in occasione del sesto Convegno, dedicato all’avvocatura e alla riforma della giustizia, che si tiene a Roma. Al Convegno sono giunti anche i messaggi di Fini e Berlusconi. La prima carica dello Stato, in particolare sottolinea l’auspicio che le riforme della giustizia avvengano nel “rispetto di corretti equilibri istituzionali. Il convegno potrà offrire significativi, sereni contributi al delicato confronto in atto su come migliorare per rendere efficiente un servizio pubblico fondamentale, quale è quello della giustizia, nel rispetto di corretti equilibri istituzionali” dice Napolitano. “In più occasioni – prosegue il messaggio di Napolitano – ho ricordato l’insostituibile ruolo che l’avvocatura svolge a tale riguardo come protagonista essenziale del sistema giustizia e come “filtro naturale” tra cittadini e tribunali. In questo spirito di comune appartenenza e di apertura al dialogo – ricorda il presidente – si colloca il “Patto per la giustizia” stipulato con l’Associazione nazionale magistrati e gli altri operatori del settore. Con questo stesso spirito, pragmatico e costruttivo, saranno certamente esaminate, nelle varie sessioni della conferenza, anche le problematiche connesse al riconoscimento della rilevanza costituzionale del ruolo dell’Avvocatura, nonché alla revisione dell’ordinamento forense e della regolamentazione della magistratura laica”.
Nel suo messaggio, invece, Gianfranco Fini sottolinea che la Conferenza dell’avvocatura può rappresentare “una fruttuosa opportunità di valorizzazione del ruolo e della professionalità degli appartenenti all’Organismo unitario dell’avvocatura italiana». Fini auspica anche che l’iniziativa sia occasione «di confronto e di riflessione sulla delicata attività svolta nel rispetto dei valori indicati dalla nostra Costituzione”.
Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, parla di riforma della giustizia nel suo messaggio: “La riforma della giustizia occupa un posto prioritario nel programma politico sulla base del quale gli elettori hanno ritenuto di affidare alla maggioranza che mi onoro di guidare il compito di governare. La fiducia di quegli elettori – aggiunge il premier – ci impone di portare a termine gli impegni presi per una giustizia veramente imparziale, più giusta ed efficiente. Abbiamo già varato importanti provvedimenti di riforma del Codice di procedura civile e per la digitalizzazione della giustizia, mentre sono in discussione in Parlamento la riforma del processo penale e la riforma dell’avvocatura. Ad essi seguirà – assicura Berlusconi – a coronamento dei nostri sforzi, l’indispensabile riforma costituzionale della giustizia che porrà in condizioni di effettiva parità l’accusa e la difesa nel processo”.
Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, alza gli scudi. Nel suo intervento afferma che “la magistratura non è in guerra contro nessuno, ma vuole soltanto far sentire la propria voce”. Palamara assicura che i magistrati “non saranno nè arroccati nè corporativi, ma ci batteremo sempre per una magistratura indipendente, non condizionata dal potere politico. Non vogliamo – dice – che la magistratura sia lasciata sola in questo clima di aggressione mediatica in cui a volte viene indicata come la sola responsabile dei problemi della giustizia». Poi a margine del suo intervento ha aggiunto che il disegno di legge della maggioranza sul processo breve, primo firmatario il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, è «inemendabile: rischia di dare il colpo finale al processo penale. Moltissimi processi in Italia sarebbero travolti da questa disposizione, e diventerebbe difficile dire alle vittime dei reati “guardate, non facciamo più niente, non andiamo avanti”. Secondo Palamara, se entrasse in vigore la proposta “trascinerebbe con sé anche il processo civile, perché se dobbiamo correre nel processo penale le risorse le possiamo prendere solo dal settore civile”.
Anche il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, dal canto suo rende noto che la riforma della giustizia sarà fatta e non verrà scritta “sotto dettatura dell’Anm, ma non c’è alcuna intenzione di portare i pm sotto il controllo del governo. Vogliamo solo migliorare ciò che c’è scritto nella Costituzione – precisa – Non intendiamo variare l’equilibrio dei poteri assegnato dal Costituente”. E’ però necessario, sottolinea, dare all’avvocatura pari dignità rispetto ai pm, che “si danno del tu con i giudici, mentre gli avvocati danno del lei ai giudici”. Alfano difende in seguito il ddl sul processo breve, lo definisce “una norma di civiltà: sei anni, più le indagini, rappresentano un tempo sufficiente per un cittadino che è sottoposto alla giurisdizione. Non si può rimanere nelle maglie della giustizia a vita”.

Fini sulla bioetica. Ed il presidente della Camera torna a parlare di bioetica. Lo fa durante una “lectio magistralis” tenuta in Campidoglio. Secondo Fini, sulla materie eticamente sensibili il Parlamento “deve recuperare la sua funzione centrale attraverso il libero e ampio confronto, altrimenti il ruolo di supplenza viene svolto dal giudice” afferma la terza carica dello Stato. “Se il legislatore non riesce a intervenire nelle cosiddette materie eticamente sensibili, non può che spettare al giudice la ricerca della soluzione ragionevole applicabile al singolo caso”, sottolinea Fini. “La legge deve recuperare la sua funzione centrale, perché soltanto attraverso il libero e ampio confronto parlamentare si può raggiungere un alto livello di mediazione politica e sociale tra le legittime visioni contrapposte. Ogni decisione sulla vita – prosegue – deve essere rigorosamente assunta sulla base di principi costituzionali, tenendo presente che l’autodeterminazione non vive in una dimensione astratta e che le condizioni materiali incidono profondamente sui modi di scegliere, di autodeterminarsi delle persone”.
Gianfranco Fini parla anche del ruolo delle istituzioni. “Il ruolo delle istituzioni deve avere come finalità quella di rendere la decisione effettivamente libera – continua – il Parlamento deve riaffermare la sua centralità qualitativa. Lo chiedono gli italiani al di là delle divisioni politiche”. E’ compito della politica determinare “il confine tra individualismo e diritti individuali, se non vogliamo che il potere giudiziario sia succedaneo a quello legislativo”. Insomma, aggiunge Fini, alla politica “spetta l’onere di sciogliere i nodi e di porre punti fermi” ribadendo una “centralità evocata troppo spesso in astratto”.
L’intervento dell’ex leader di An si sofferma poi sui diritti umani. “I dati sulle violazioni dei diritti umani perpetrate sotto i regimi dittatoriali – dice ancora Fini – quale che sia l’ideologia, hanno dimostrato che il tipo di sistema politico all’interno di un Paese è lungi dall’essere irrilevante per lo standard dei diritti umani goduti dai suoi cittadini. Da questo punto di vista, pertanto, solo la democrazia è il sistema di governo più idoneo a difendere i diritti umani, dal momento che i principi basilari su cui essa poggia garantiscono, per definizione, il pieno sviluppo di quei diritti che noi chiamiamo civili e politici. Le nuove sfide derivanti dall’età dei diritti – ha concluso il presidente della Camera – denotano tuttavia una irresistibile inclinazione dei diritti fondamentali ad espandersi oltre i confini dei singoli ordinamenti democratici”.
Infine, una battuta sulle nomine Ue. “Non sta a me dire se erano possibili scelte di diverso profilo sui nominativi” afferma Fini a margine della lectio magistralis parlando delle nomine europee. Per il presidente della Camera la scelta “è dipesa dalla necessità di comporre varie esigenze: le esigenze degli stati nazionali, delle famiglie politiche. Credo che sia stato per certi aspetti un pedaggio inevitabile da pagare in questa fase di avvio della nuova architettura istituzionale che è destinata ad avere un impatto notevolissimo”.

Carmine Finelli

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