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D’Alema: “Frenato da Zapatero e dal Pse” Ecco com’è stato scalzato da Mister Pesc

novembre 20, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana, lo sapete, è stato sin dal primo momento favorevole alla nomina dell’ex premier a capo della diplomazia europea. Una scelta che ieri è sfumata a causa delle pretese della Gran Bretagna, che ha ottenuto l’indicazione della Ashton (senza alcuna esperienza agli esteri) dopo il no alla candidatura di Blair alla presidenza del Consiglio di Europa, e all’asse tra Brown e il premier spagnolo, il cui Partito socialista iberico sembra non gradisse che l’italiano fosse espressione di un partito, naturalmente il Pd, non iscritto al Pse. La rabbia di D’Alema per il “tradimento” dei compagni socialisti accentuata dalle parole di Schulz che prima aveva sostenuto l’ex leader del Pds, salvo poi dare la colpa della mancata nomina al Governo italiano. E invece fino all’ultimo Berlusconi ha cercato di ottenere il “sì” per l’esponente Democratico. Il racconto.

Nella foto, Massimo D’Alema

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di Francesco CAROSELLA

Com’è noto, è saltata la candidatura di Massimo D’Alema a Ministro degli Esteri d’Europa. A deciderlo è stato il Consiglio informale dei 27 leader europei dopo una rapida trattativa di tre ore dalla quale sono scaturite le nomine della candidata inglese Catherine Ashton per la carica di Mrs Pesc e del belga Van Rompuy per la presidenza del Consiglio europeo. L’annuncio è stato dato dal premier svedese Fredrik Reinfeldt, presidente del Consiglio dei Ministri europeo per questo semestre, che ha parlato soddisfatto di “momento storico” per l’Unione e di una decisione presa all’unanimità. Le nomine costituiscono un’indicazione politica, benché definitiva, e dovranno essere ratificate dal primo dicembre, data in cui entrerà in vigore il Trattato di Lisbona, che introduce le nuove figure istituzionali.

Determinanti nella decisione sono stati l’accordo tra il premier francese Nicolas Sarkozy e la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha favorito la nomina di Van Ropuy, e quello tra il capo del Governo spagnolo Josè Zapatero e il primo ministro britannico Gordon Brown sulla nomina della Ashton, che si dice sia stata preferita (in particolare dallo stesso premier iberico) in quanto membro, diversamente da D’Alema e dal Pd italiano. Brown ha ritirato la nomina di Tony Blair a presidente del Consiglio in cambio dell’elezione della Ashton per gli Esteri. La scelta degli otto leader socialisti dell’Unione ha destato perplessità, sia per il curriculum non altrettanto eccelso della Ashton e di Van Rompuy, sia perché il Pse aveva annunciato da tempo il suo appoggio a D’Alema. “Faccio i migliori auguri alle persone che sono state nominate – dice l’ex segretario del Pds a pochi minuti dall’annuncio – E’ stato un onore essere stato candidato per un incarico così prestigioso in un momento così importante per l’Europa”. Poi l’amarezza dell’ex presidente del Consiglio: “Sono stato frenato da Zapatero, da Brown, dagli accordi tra i governi per i commissari economici. E dal Pse”.

In più la rabbia per il tentativo del presidente del gruppo parlamentare del Pse Martin Shultz di depistare circa la natura degli accordi addossando la responsabilità della sconfitta ad un “mancato impegno del governo italiano”. Nessuna recriminazione è possibile stavolta nei confronti di Palazzo Chigi. Berlusconi si è diretto ieri a Bruxelles per difendere il candidato italiano quando era chiaro che la situazione era difficile, in mattinata aveva chiamato D’Alema: “Adesso vado a Bruxelles e ci penso io. Proveremo fino alla fine, parlerò con i premier europei”. Ma neanche l’alleanza con il leader danese del Pse Poul Rasmussen ha potuto spostare i ben più forti equilibri. Le esigenze della Gran Bretagna in difficoltà hanno prevalso. Spagna, Francia e Germania hanno colto l’occasione per spartirsi le commissioni economiche, quelle con il portafoglio più sostanzioso e il maggiore peso stategico. Il premier ungherese socialista Gordon Bajnai aveva spiegato a D’Alema che “non è semplice. Ti remano contro i Paesi dell’Est e soprattutto alcuni premier del Pse”.

“Non è una buona partenza per l’Europa di Lisbona. Hanno prevalso le ragioni di Stato e le esigenze del governo di Londra. Penalizzando le competenze” sono le prime parole del segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Anche l’eurodeputato Roberto Gualtieri: “Ne è uscito un compromesso al ribasso, con nomine di profilo non eccelso”.

Catherine Ashton, 53 anni, leader laburista alla Camera dei Lord, baronessa di Upholland, Commissario economico europeo e tra i più esperti del trattato di Lisbona e in materia di Welfare, sottosegretario all’Istruzione, era l’unica candidata a non avere alcuna esperienza come ministro degli esteri.

Van Rompuy, 62 anni, fiammingo, ex leader della Democrazia Cristiana belga, scrittore e poeta, considerato più un mediatore riflessivo che un politico carimastico, ex ministro del Bilancio, ex presidente della Camera dei Rappresentanti e poi primo ministro dietro consiglio del re Alberto II al momento della crisi tra le componenti olandese e francofona del Belgio.

Francesco Carosella

Commenti

One Response to “D’Alema: “Frenato da Zapatero e dal Pse” Ecco com’è stato scalzato da Mister Pesc

  1. mario on novembre 20th, 2009 20.32

    Non so se l’articolo dice tutto a me vengono in mente alcune considerazioni ricordando che avevo già manifestato il mio giudizio negativo a D’Alema:
    Il commento di Shultz fa capire meglio il kapò di Berlusconi di alcuni anni fa.
    La sinistra italiana continua a mostrare sempre la faccia arrogante (che a questo punto sembra l’unica che ha) continuando a non congratularsi con chi viene eletto (cosa che mostrerebbe una coscieza realmente democratica) ma addirittura offendendo considerandoli non all’altezza.

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