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Diario Politico: NAPOLITANO DA SMIRNE: E’ CHIARO CHE IN PARLAMENTO CI SONO GROSSE DIFFICOLTA’

novembre 20, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana anche stasera vi propone il Diario Politico. La prima firma è Carmine Finelli. Nell’edizione di questo giovedì apriamo con le dichiarazioni del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che da Smirne palesa le sue preoccupazioni sull’andamento del dibattere politico italiano: «in Parlamento ci sono grosse difficoltà». Il Presidente si pronuncia anche sulle riforme e sul caso Battisti. In Italia, invece, la politica segue il suo corso, e quindi, spostandoci a Montecitorio, troviamo il ministro Angelino Alfano presentare il ddl sul processo breve ed il governo incassare la fiducia sul decreto “salva-infrazioni”, il dl Ronchi, ora legge. Ma non sono certo mancate le polemiche. Sentiamo.

Nella foto, il Presidente Giorgio Napolitano

di CARMINE FINELLI

La giornata politica odierna è nel segno di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica. La prima carica dello Stato è in visita istituzionale in Turchia, da dove sceglie di parlare delle vicende politiche italiane. Il tema centrale è quello delle riforme, ma anche qualche battuta sulla situazione politica italiana nel complesso.
Il presidente della Repubblica, da Smirne, riconosce che la politica italiana, anche a livello istituzionale, non ha una vita facile: “È chiaro che oggi ci sono in Parlamento grosse difficoltà” dice Napolitano, rispondendo ad alcune domande dei giornalisti prima di ripartire per Roma. Napolitano riafferma la centralità del Parlamento e sostiene che una valutazione sul lavoro parlamentare spetta a osservatori, commentatori “e anche al presidente della Repubblica, con le cautele dovute”. “Io rispetto – precisa Napolitano – l’autonomia del Parlamento, le difficoltà che incontrano i presidenti delle assemblee parlamentari per farle funzionare e per rendere il lavoro più efficace e spedito, ma con la massima attenzione per tutti i diritti della minoranza e per tutte le proposte delle opposizioni. È chiaro che oggi ci sono grosse difficoltà in questo senso”. Le difficoltà, aggiunge Napolitano, riguardano anche “l’operosità, la densità e la bontà dei prodotti legislativi. Mi riservo di intervenire ancora su questo tema” conclude.
Per quanto concerne le riforme, ha il Presidente della Repubblica dice: «non so se ci siano novità, mi sembra che qualcosa si muova». «La democrazia dell’alternanza – ha detto – resta la mia linea guida”. Il presidente della Repubblica, cambiando tema, ha poi commentato la decisione dell’Alta Corte di Brasilia sull’estradizione dell’ex terrorista italiano Cesare Battisti come “una decisione importante, sarebbe stato grave l’opposto”. Napolitano osserva che se la Corte avesse deciso in modo diverso “sarebbe stato un colpo molto duro per le famiglie delle vittime degli atti compiuti dal signor Battisti. Sarebbe stata una palese ingiustizia, perché innanzitutto si deve assicurare giustizia a chi ha subito dei torti, giustizia per le vittime”.
E di situazione politica parla anche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Il Presidente di Confindustria è contraria all’ipotesi di ritorno alle urne. “Andare a elezioni anticipate sarebbe una follia, un atto irresponsabile, a maggior ragione perché abbiamo un Governo con un’ampia maggioranza”, dice Emma Marcegaglia a margine di una conferenza alla Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza.
“In un momento delicato come questo in cui la capacità delle scelte è fondamentale io credo che la prima cosa richiesta alla politica è la non litigiosità” dice. Poi la Marcegaglia rivolge un appello direttamente alla “politica”: “Basta portare avanti conflitti. Si concentrino sulla crisi e sui lavoratori”.

Processo Breve. Ed oggi è anche il giorno dell’audizione di Angelino Alfano alla Camera dei Deputati per presentare il ddl sul processo breve. L’impatto del ddl sarà molto meno traumatico di quanto prospettato. A sostenerlo è il Guardasigilli durante il question time. Il ministro circoscrrive all’1% dei processi pendenti il numero di quelli che andranno in prescrizione per effetto del disegno di legge Gasparri, sottolineando che “a causa della particolare complessità della materia è molto difficile avere stime più precise”. Per cui, secondo il ministro, «fanno riflettere alcune stime arrivate da fonti anche autorevoli» e «sorprende non poco che siano state formulate previsioni catastrofiche a riguardo».
Le rassicurazioni del Ministro della Giustizia non tranquillizzano l’opposizione. Il capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti si lamenta delle parole del Ministro. “Ma quale un per cento e un per cento! La verità è che Alfano, che per la nostra Costituzione è il responsabile dell’organizzazione giudiziaria, si muove alla cieca e non sa neanche quale sarà l’effetto delle norme che avalla e propone” dice. Il leader dell’Idv Antonio Di Pietro aggiunge “In un Paese civile, in uno Stato di diritto, il ministro Alfano non può permettersi di mentire”. Dire parole come queste è un vero e proprio peccato mortale. Perché è falso affermare che con queste nuove norme solo l’un per cento dei processi andrebbe a risentirne”. Dubbi sulle dichiarazioni del ministro anche da parte dell’Anm. “Mi pare difficile che gli effetti di un intervento così complesso, possano essere già quantificati in termini statistici” è l’immediata replica di Giuseppe Cascini segretario del sindacato delle toghe che sottolinea di “non conoscere i criteri statistici utilizzati dal ministero per giungere a questa conclusione (l’1% dei processi destinato alla prescrizione), né il tipo di rilevamento effettuato. Allo stato – conclude Cascini – ci risulta che il Csm abbia avviato un’indagine conoscitiva e anche l’Anm sta cercando di raccogliere i dati per valutare l’impatto delle norme proposte. Non credo che la realtà corrisponda alla rosea previsione di via Arenula”. comunque Alfano sottolinea “Tutti gli spunti che perverranno dal Parlamento per il miglioramento del testo saranno accolti, ma come governo riteniamo che sei anni per un processo, più due anni per le indagini, sono un tempo sufficiente per tenere un cittadino sotto la giurisdizione dello Stato”.
In relazione ai reati legati all’immigrazione, Alfano non dice se ci saranno o no emendamenti tesi a escluderli dal ddl per il processo breve. ” Posso solo dire – spiega il Guardasigilli – che questo è un testo che per andare avanti necessita dell’unanimità della maggioranza”.

Decreto Salva-Infrazioni. In giornata alla Camera dei Deputati non era previsto solo il question-time, ma anche il voto sul decreto Ronchi, il cosiddetto “salva-infrazioni”.
Il decreto “salva-infrazioni comunitarie”, con la norma sulla privatizzazione della gestione della rete idrica è legge. La Camera approva oggi la conversione con 302 voti a favore e 263 contrari. Il via libera al provvedimento dà vita ad una bagarre in aula.
I venticinque deputati dell’Italia dei valori hanno iniziato a sventolare manifestini con il disegno di un’Italia disidratata con la scritta: “Giù le mani dall’Acqua”. Il presidente Gianfranco Fini ha subito invitato i colleghi a “mettere via i manifestini”. Dal settore della maggioranza si sono poi levate grida, “Scemi, scemi”, dirette ai banchi dell’Idv. Per tutta risposta qualcuno ha urlato: “Baciamo le mani don Silvio”. Sottolineando che questo decreto “piace solo al presidente del Consiglio e ai suoi amici”, Di Pietro ha annunciato contro di esso un referendum abrogativo. E, parlando della possibilità di riduzione dei tempi dei processi, aggiunge: “Vorrei un presidente del Consiglio che non commetta reati, non un premier che non si fa processare”. Per questo rilancia la manifestazione del 5 dicembre, che va anche “contro la deriva delle privatizzazioni”.

CARMINE FINELLI

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