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CASO BATTISTI: L’ULTIMA PAROLA AL PRESIDENTE LUIZ INACIO LULA DA SILVA

novembre 19, 2009 di Redazione 

In queste ore si guarda con attenzione al Brasile, dove si attende il pronunciamento del presidente Luiz Inàcio Lula da Silva, cui spetta l’ultima decisiva parola sull’estradizione di Cesare Battisti. Ieri, con il verdetto del presidente della Corte Suprema brasiliana secondo il quale gli omicidi commessi dal terrorista sarebbero “crimini comuni e non politici”, sembrava che il ritorno in Italia dell’ex leader dei Proletari Armati per il Comunismo fosse ormai imminente. Invece in queste ore le ipotesi si moltiplicano nell’unica certezza che l’ultima pagina di questa discussa storia italiana verrà scritta a Brasilia. Il racconto, di Attilio Ievolella.

Nella foto, Cesare battisti scortato in manette

di Attilio IEVOLELLA


…la penna sulla carta, e l’occhio rivolto al Brasile. Da dove arriverà, forse già in queste ore, quella che potrebbe essere l’ultima parola sul ‘caso Battisti’, almeno da un punto di vista giuridico. Difatti, mentre scriviamo, è attesa la parola (decisiva) del presidente Luiz Inàcio Lula sull’estradizione in Italia di Cesare Battisti, ex terrorista, in fuga oramai da quasi trent’anni, estradizione accettata ufficialmente dal Supremo tribunale federale del Brasile, che non ha riconosciuto come “crimini politici” i quattro omicidi commessi in Italia tra il 1978 e il 1979.
Ipotesi? Indiscrezioni? Sensazioni? Dall’Italia sono in molti a ritenere (quasi) scontata l’estradizione… e forte è anche l’attesa delle famiglie delle persone uccise da Battisti. A questo quadro, però, si è aggiunto, pochi minuti fa, un altro elemento, che potrebbe essere assai significativo: le parole arrivate dal vicepresidente della Repubblica del Brasile, Josè Alencar, e del presidente del Senato brasiliano (ed ex capo dello Stato), Josè Sarney. Entrambi hanno chiesto (indirettamente) a Lula di confermare l’estradizione. Da un punto di vista istituzionale e politico, queste parole possono avere un grosso peso…

LA STORIA – L’Italia, ovviamente, e gli ‘anni di piombo’. Questo lo scenario in cui si colloca Cesare Battisti, ex leader dei Proletari armati per il comunismo, condannato dalla giustizia italiana all’ergastolo per quattro omicidi (oltre che per banda armata, rapine, gambizzazioni e possesso di armi): le vittime furono il maresciallo Antonio Santoro, il gioielliere Pierluigi Torregiani, il commerciante Lino Sabbadin e l’agente Andrea Campagna.
L’Italia, l’Europa e il Sud America, invece, il contesto in cui si colloca Cesare Battisti dal 1981… In quell’anno riesce a fuggire dal carcere di Frosinone, per rifugiarsi prima in Francia, poi in Messico, poi di nuovo in Francia. Quando, però, nel giugno del 2004, le autorità francesi danno il placet per l’estradizione in Italia – dove la sentenza di condanna all’ergastolo è oramai divenuta definitiva -, Battisti riesce nuovamente a scappare, trovando rifugio in Brasile. E qui, dopo l’arresto nel marzo del 2007, ottiene il riconoscimento di rifugiato per “fondati timori di persecuzione per le sue idee politiche”. Almeno fino ad ora…

L’ATTUALITÀ – La battaglia per l’estradizione è destinata a essere combattuta fino all’ultimo… “Porteremo a Lula gli elementi che dimostrano che la decisione giusta è quella del rispetto dei diritti umani, quella di non consegnare Battisti all’Italia”, ha affermato Luis Roberto Barroso, avvocato difensore di Battisti, una volta conosciuto il pronunciamento del Supremo tribunale federale brasiliano. Parole che fanno letteralmente a cazzotti con l’applauso, in Italia, dei componenti della Camera dei Deputati, applauso nato proprio alla notizia del placet per l’estradizione.
Le sensazioni che arrivano dal Brasile, a parte il pressing istituzionale degli ultimi minuti, sono quelle di un tentativo, da parte del presidente Lula, di trovare una via d’uscita, anche giudiziaria – magari ricorrendo alla strada dei “motivi umanitari” – per non riconoscere l’estradizione. Anche tenendo presenti le condizioni di Battisti, che ha iniziato da qualche giorno lo sciopero totale della fame contro l’ipotesi dell’estradizione.
Nonostante tutto, però, in Italia si registrano soprattutto parole di fiducia rispetto alla decisione di Lula. Da La Russa, Frattini, Sacconi e Alfano, ad esempio, sono arrivate dichiarazioni sostanzialmente omogenei: ovvero, tutti in fiduciosa, appunto, attesa della decisione ultima del presidente del Brasile.
E carica di attesa è, come detto, anche l’atmosfera che si vive nelle famiglie delle persone uccise da Battisti. Ad esempio, per Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979, “Battisti non è un trofeo, per nessuno: il suo ritorno in Italia e il fatto che possa scontare l’ergastolo in un penitenziario italiano è un fatto di giustizia…”. E per Alessandro Santoro, figlio del maresciallo ucciso nel 1978, il desiderio di avere un quadro definitivo: “Aspetto di vedere cosa succede…”.

E SE… – L’estradizione è la richiesta avanzata dallo Stato italiano per poter poi far scontare a Cesare Battisti, in Italia, la condanna all’ergastolo. Resta, però, in piedi, nonostante tutto – anche considerando la storia dell’ex leader dei ‘Pac’ – l’ipotesi che dal Brasile arrivi un ‘no’… Cosa succederebbe? Difficile dirlo. Di sicuro, la decisione rischia di provocare frizioni a livello politico-istituzionale tra Italia e Brasile. Ma sicuramente non porrebbe la parola fine all’intera vicenda…

ATTILIO IEVOLELLA

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