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***La riflessione*** ALBERI SENZA RADICI di ANDREA SARUBBI*

novembre 19, 2009 di Redazione 

“Alberi senza radici” sono i ragazzi della seconda generazione di immigrati, «stranieri di nome, ma italiani di fatto» sottolinea il deputato PD, Andrea Sarubbi, fra i primi firmatari della proposta di legge che prevede il diritto di cittadinanza, e quindi di voto attivo e passivo per le amministrative, per i cittadini stranieri residenti in Italia da almeno 5 anni. Depositata ieri in Parlamento, sollevando l’ira funesta della Lega, ha avuto come seguito una splendida iniziativa, organizzata dallo stesso Sarubbi e dall’onorevole Granata (PdL): per un paio di ore questi giovani alberi senza radici hanno parlato e spiegato ai parlamentari il loro dramma italiano, al quale la nostra democrazia dovrà presto trovare una soluzione.

Nella foto, Andrea Sarubbi. Le pagine personali all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com

di ANDREA SARUBBI*

“Oggi siamo come alberi che crescono radici in un terreno che poi ci viene negato, e noi non ci rassegniamo ad essere alberi senza radici”. Quando Zhanxying pronuncia questa frase, nella Sala del mappamondo non vola una mosca: c’è dentro tutto il dramma di chi, come lei e buona parte della platea, è nato in Italia o ci è arrivato da piccolo. E c’è pure tutto l’imbarazzo di noi parlamentari, che non riusciamo a spiegare – a noi stessi, prima di tutto – come mai la politica non abbia dato ancora, a questi ragazzi della seconda generazione, l’unica risposta possibile: la cittadinanza. Sulle agenzie è tutto un susseguirsi di dichiarazioni tattiche: i vertici del Pdl se la prendono con i finiani, colpevoli di appoggiare iniziative dell’opposizione, ma nessuno entra nel merito delle proposte. Loro parlano, noi invece ascoltiamo: Fabio Granata ed io abbiamo organizzato una conferenza stampa al contrario, in cui sono i giovani della Rete G2 a spiegare ed i deputati a prendere appunti. Zhanxying, che di origine è cinese ma parla italiano meglio di metà dei miei colleghi, ha il compito di leggere l’appello che G2 ha consegnato al Parlamento: ci invitano a superare le appartenenze partitiche e ad impegnarci perché venga riconosciuta la possibilità di essere italiano a chi si sente tale; ci chiedono, soprattutto, di non illuderli e di non deluderli, facendoli aspettare ancora. C’è Queenia, per esempio, che ha il terrore di laurearsi: quando finirà gli studi, infatti, non avrà più nulla da scrivere sul permesso di soggiorno. Eppure è arrivata qui a 4 anni dal Brasile, e fino al diciottesimo compleanno non si era mai accorta di non essere italiana: solo quando sono iniziate le file, le impronte e tutto il resto, si è accorta di essere catturata (sì, ha detto proprio così) dal suo permesso di soggiorno, che la maggior parte delle volte le arriva già scaduto e le impedisce quindi di andare all’estero. Stesso problema ha Neva, che però – facendo la ricercatrice – perde parecchie occasioni di portare ai congressi internazionali i risultati dei suoi studi; eppure è qui da vent’anni, durante i quali ha frequentato le medie ed il liceo, l’università ed il dottorato, ha ottenuto contratti, assegni di studio e borse di ricerca, ma – a 33 anni – non sa ancora quando potrà votare per la prima volta. Sfido chiunque, dice, ad indovinare la mia provenienza. Io avrei detto parmense, per la carnagione chiara e la erre arrotata, invece – scoprirò più tardi – è di origini croate. Zhanxying, Queenia e Neva – e come loro tutti i giovani di G2, stranieri di nome ma italiani di fatto – non possono accedere a posti pubblici, perché ai lavoratori ministeriali è richiesta la cittadinanza; se aprono partita Iva, devono sperare che le quote per il lavoro autonomo non siano già esaurite, altrimenti dovranno fare le valigie (per dove, poi?); ogni anno spendono 170 euro per rinnovare il permesso di soggiornare a casa propria; per non parlare della fatica psicologica di sentirsi perennemente in una terra di nessuno. Alberi senza radici, appunto.

ANDREA SARUBBI*

* Deputato del Partito Democratico

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