Top

LA7 CENSURA: QUALI VERITA’ RIVELAVA L’INCHIESTA SULLA TRATTATIVA STATO-MAFIA?

novembre 18, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana vi propone ora questo interessantissimo articolo di Francesco Carosella. Il direttore di La7 ha infatti deciso di non mandare in onda una puntata di ‘Reality’, programma di approfondimento giornalistico. Il caso di censura fa pensare molti e molto, soprattutto perché l’argomento della puntata era la trattativa Stato-Mafia, sulla quale ancora restano in sospeso tanti, troppi interrogativi e troppi nomi importanti della politica, uno fra tutti quello del senator Marcello Dell’Utri. Temi irrisolti che tornano ad essere di grande attualità in un’arena politica animata dal recente caso Cosentino. La giornalista Silvia Resta, autrice della puntata, è ora accusata di “giornalismo militante”, ma l’impressione di molti è che abbia toccato qualche nervo scoperto della nostra recente storia politica. 

Nella foto, Marcello Dell’Utri

di FRANCESCO CAROSELLA

Ha destato forti polemiche la decisione del direttore di La7 Antonello Piroso di cancellare l’inchiesta del programma Reality sulla trattativa Stato-mafia, che ripercorreva la vicenda mafiosa che ha visto coinvolto Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo e onorevole Dc che negli ’70 e ’80, leader siciliano della corrente politica “Primavera”, guidata a livello nazionale di Giulio Andreotti, fu organico alla cosca dei corleonesi, condannato nel 2001 per favoreggiamento e concorso esterno in associazione mafiosa. Durante il periodo in cui Ciancimino fu sindaco di Palermo, venne emesso il numero record di licenze edilizie intestate a nullatenenti prestanome per conto di Corleone. I magistrati che indagarono su di lui lo definirono: “La più esplicita infiltrazione della mafia nell’amministrazione pubblica”. Il dossier procedeva in 40 minuti fino ad arrivare al senatore Pdl Marcello Dell’Utri, condannato anch’egli a nove anni di reclusione nel 2004 per frequentazioni con Cosa Nostra. Sulla sentenza che motivava la condanna si poteva leggere: “La pluralità dell’attività posta in essere da Dell’Utri, per la rilevanza causale espressa, ha costituito un concreto, volontario, consapevole, specifico e prezioso contributo al mantenimento, consolidamento e rafforzamento di Cosa nostra, alla quale è stata, tra l’altro offerta l’opportunità, sempre con la mediazione di Dell’Utri, di entrare in contatto con importanti ambienti dell’economia e della finanza, così agevolandola nel perseguimento dei suoi fini illeciti, sia meramente economici che politici” Inoltre: “ Vi è la prova che Dell’Utri aveva promesso alla mafia precisi vantaggi in campo politico e, di contro, vi è la prova che la mafia, in esecuzione di quella promessa, si era vieppiù orientata a votare per Forza Italia nella prima competizione elettorale utile e, ancora dopo, si era impegnata a sostenere elettoralmente l’imputato in occasione della sua candidatura al Parlamento Europeo nelle file dello stesso partito, mentre aveva grossi problemi da risolvere con la giustizia perchè era in corso il dibattimento di questo processo penale”.
Il programma metteva in evidenza anche il ruolo dei fratelli Graviano, boss mafiosi legati a imprenditori milanesi, condannati poi per gli attentati ai Georgofili di Firenze e di San Giovanni a Roma, che diedero vita al primo circolo Forza Italia del palermitano.
Il direttore Peroso ha notificato all’autrice Silvia Resta che la trasmissione sarebbe stata soppressa, motivando la deicisione con il fatto che l’inchiesta aveva una “costruzione a tesi” e “testimonianze unidirezionali”, inoltre nella trasmissione mancava l’intervista a Dell’Utri.
E’ seguito un nuovo scontro tra il cdr La7 e il direttore, che ha accusato la giornalista Silvia Resta di fare “giornalismo militante” e ha invitato tutti a leggere il codice di autoregolamentazione Agcom sulla rappresentazione delle vicende giudiziarie. Il comitato dei redattori si è schierato dalla parte della Resta e ha sostenuto la buonafede dell’inchiesta, adducendo la lista ordinata degli intervistati nell’inchiesta, in cui compaiono: Piero Grasso (procura generale antimafia), Salvatore Borsellino (fratello del giudice assassinato), Vincenzo Scotti (ex ministro degli Interni che parla del suo siluramento), Nicola Mancino (ex ministro degli Interni che dichiara di non aver mai incontrato Borsellino nel ‘92 ), Luigi Li Gotti (avvocato di Brusca e Mutolo), Giancarlo Caselli (giudice), il Antonio Ingroia (procuratore di Palermo) , Attilio Bolzoni (La Repubblica), Giuseppe Lumia (Commisione antimafia) e Nando Dalla Chiesa.
Secondo indiscrezioni di Dagospia la decisione di Perroso sarebbe motivata dall’imminente arrivo di un nuovo direttore al TgLa7, Piero Vigorelli, che costituirebbe una “svolta gradita a Berlusconi”.
Nel frattempo a Berlusconi si è appellato Nicola Cosentino. La giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere ha rinviato tra 7 giorni la decisione e il leader Pdl della regione Campania si è detto certo che ” il provvedimento di custodia cautelare in carcere verrà cassato”. Cosentino proclama: “Io rimango al mio posto. L’unico che può decidere sul mio destino e su quello della regione Campania è Berlusconi”. E sulle accuse dei magistrati di Napoli: “Quello che dice il gip non è il vangelo. Il provvedimento verrà certamente cassato nei diversi gradi di valutazione: c’è il tribunale del Riesame e c’è la Cassazione. E poi c’è ancora da decidere sulla candidature alle regionali. Contro di c’è un fumone di persecuzione. I magistrati non mi hanno mai voluto ascoltare”.
Alle ipotesi di mozione di sfiducia da parte dei deputati Pdl Cosentino ha risposto dicendosi eventualmente favorevole: “Dentro la componente ex Alleanza nazionale sta venendo fuori un’anima meno garantista. Comunque un grande partito come il Pdl non è una caserma e ognuno può votare come vuole”. E se la maggioranza dovesse cadere sulla mozione? “Non penso di poter essere la causa di una crisi di governo, ma se avessi questa persuasione farei in modo di agevolare la cordialità dei rapporti. Il problema non sono io, ma le riforme. Se non c’è coesione è giusto tornare alle urne”.

FRANCESCO CAROSELLA

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom