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Diario Politico: Schifani: “Se venisse meno la maggioranza, il giudice ultimo non può che essere il corpo elettorale”

novembre 17, 2009 di Redazione 

La nota quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il dettagliato racconto della giornata politica apre con le dichiarazioni della seconda carica dello Stato, Renato Schifani, le cui parole evocano lo scenario di un ritorno alle urne. Il dibattito sulle elezioni anticipate anima così la maggioranza, rivelando le crepe nel neonato partito di centrodestra, ma anche nelle opposizioni, dove si sostengono posizioni diverse. La discussione poi si sposta da Montecitorio alla colonne di due importanti giornali vicini al Pdl, Libero ed il Giornale. In questa un momento di così grande tensione politica, la voce di cui si avverte l’assenza è quella del Premier, che evidentemente medita sul da farsi. Ed ancora, la fiducia posta sul dl Ronchi avvia alla privatizzazione dell’acqua mentre si riapre nelle stesse ore il contenzioso sui diritti tv. Un pezzo assolutamente da non perdere.

Nella foto, da sinistra Renato Schifani, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi

di CARMINE FINELLI

Giornata di fuoco per la politica italiana. Una giornata che destinata a lasciare il segno nelle vicende politiche interne alla maggioranza ed anche tra le opposizioni, dopo il voto al disegno legge Ronchi sul quale il governo ha posto la fiducia, si affilano le armi in vista della battaglia.
La maggioranza non attraversa un bel momento. Ne parla anche la seconda carica dello Stato. Renato Schifani, intervenendo all’inaugurazione dell’anno accademico del collegio universitario “Lamaro Pozzani” evoca l’ipotesi di “elezioni anticipate”. Secondo il presidente del Senato, quando viene meno “la compattezza della maggioranza il giudice ultimo non può che essere il corpo elettorale”. Frasi che vanno lette alla luce delle recenti scosse all’interno della coalizione di governo e dello stesso Pdl. Dice Schifani: “Compito del governo è lavorare per realizzare il programma concordemente definito al momento delle elezioni. Compito dell’opposizione è esercitare il proprio ruolo di critica e di proposta alternativa, in coerenza con il proprio mandato elettorale. Compito della maggioranza è garantire che in Parlamento il programma del governo trovi la compattezza degli eletti per approvarlo. Se questa compattezza viene meno, il risultato è il non rispetto del patto elettorale. Se ciò si verificasse, giudice ultimo non può che essere, attraverso nuove elezioni, il corpo elettorale”. Per Schifani “è sempre un atto di coraggio, di coerenza e correttezza verso gli elettori. Molti ordinamenti costituzionali da tempo accettano questi fondamentali principi di una democrazia matura. La scelta dei cittadini non va tradita, va rispettata fino in fondo, senza ambiguità e incertezze. La politica non può permettersi di disorientare i propri elettori”. Il Presidente del Senato sottolinea poi che “il venire meno di questi presupposti di corretta politica può determinare la fuga dei giovani dalla diretta partecipazione al governo del Paese. Questo allontanamento può fare spegnere la speranza del cambiamento, genera sfiducia nell’avvenire, provoca risentimenti”.
Frasi destinate a suscitare polemica. Anche perché arrivano mentre dalle sedi della politica filtrano indiscrezioni sull’umore nero di Silvio Berlusconi: il premier, stanco delle polemiche sul processo breve e dalle recenti posizioni assunte da Fini, non sarebbe intenzionato a scartare nessuna ipotesi. Nemmeno quella di giocarsi la carta a sorpresa del voto anticipato. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani afferma : “Mi limito a considerare che questa dichiarazione di Schifani equivale a dire: il centrodestra ha grossi problemi. Vogliamo credere – aggiunge Bersani – che il centrodestra assieme alla seconda carica della Repubblica non si sentano padroni della conduzione della legislatura. Questo sarebbe davvero singolare”. Lapidario il commento di Massimo Donadi: “La posizione culturale e politica del presidente della Camera difende le prerogative del Capo dello Stato – dichiara il capogruppo Idv alla Camera – mentre Renato Schifani mi sembra più il ragazzo di bottega di Berlusconi che non la seconda carica dello Stato”. Ad ogni modo, prosegue Donadi, “la maggioranza è in stato comatoso e confusionale mentre il Pdl rivela di essere un partito finto, nato sull’inganno di riuscire a far convivere la visione di Fini con quella di Berlusconi. Noi guardiamo al paese: o questa maggioranza riesce a governare oppure se questo stillicidio deve continuare ogni giorno, allora è meglio andare a votare subito”. Il dibattito sul voto anticipato è aperto. “Libero”, giornale diretto da Maurizio Belpietro, dedica il titolo della prima pagina proprio a questa eventualità: “Silvio, chiudi il teatrino” è l’esortazione che campeggia a tutta pagina sul quotidiano. Nel sommario si legge: “Il presidente del Consiglio deve rompere gli indugi e chiedere le elezioni politiche. I suoi nemici e presunti amici lo stanno rosolando a fuoco lento…”. “Il Giornale”, invece ripropone un classico della nuova gestione di Vittorio Feltri: l’attacco a Gianfranco Fini. Il giornale della famiglia Berlusconi se la prende al punto da invitarlo alle dimissioni se non cambia linea. “La partita contro il premier”, titola a tutta pagina Feltri, che poi aggiunge: “Ecco il doppio gioco di Fini”.
Articoli che non contribuiscono a rasserenare il clima. “C’è un clima irrespirabile, ma non per colpa nostra – afferma Fabio Granata, uno dei deputati più vicini a Gianfranco Fini. – Da parte nostra non c’è una volontà di arrivare alla rottura o alle elezioni, ma nessuno può pensare di evitarle riportando tutto a un pensiero unico. La compattezza non è essere fedeli alla linea come se fossimo in una caserma, ma rispettare i patti sulla giustizia e anche avere compattezza su questioni come quella di Cosentino. Se c’è la volontà si può ricucire – prosegue Granata – ma per farlo bisogna rispettare i patti a cominciare dal ddl sul processo breve. Noi vogliamo un provvedimento equilibrato che permetta a Berlusconi di finire la legislatura da premier come è giusto che sia, senza essere stoppato attraverso l’azione giudiziaria, ma senza demolire il sistema giustizia. Certo, se tutto questo viene visto come un complotto, si vede che c’è un pregiudizio dell’altra parte.

Giorgio Stracquadanio invece  sostiene che “Nel Pdl c’è un brutto clima – conferma il fedelissimo del premier – Granata ha chiesto una mozione contro Cosentino ed è stato accontentato… dal Pd. La maggioranza va avanti se è compatta, non se c’è frazionismo interno. Io non penso che le elezioni anticipate siano il fallimento del Pdl, è esattamente il contrario: è il fallimento del Pdl che porta alle elezioni, di cui io temo l’esito”. Per Stracquadanio “il silenzio del premier di questi giorni significa che sta elaborando quello che si deve fare. A questo punto è chiaro che il ddl sul processo breve sta diventando una vera trappola per il premier. Non tanto a causa delle ghedinate, come ha detto qualcuno, ma forse delle bongiornate, cioè le parti inserite dall’avvocato di Fini”.
Ignazio La Russa provare getta acqua sul fuoco: “Ci vogliono nervi saldi e idee chiare – afferma il ministro della Difesa – cose che non mancano nel Pdl, utilizziamoli”.

Privatizzazione acqua. Intanto oggi arriva la decisione del governo di porre la fiducia sul Decreto Ronchi. Il decreto, contrariamente a quanto si pensi, pone rimedio alle infrazioni che l’Italia compie nei confronti della legislazione comunitaria. Nonostante questo l’Italia dei Valori prepara la sua battaglia e il WWF parla di “legge pasticcio da stralciare”. Il governo, però è irremovibile: alla Camera porrà la questione di fiducia sul decreto Ronchi, il cosiddetto dl «salva infrazioni» per l’attuazione di obblighi comunitari, già approvato dal Senato, che contiene anche la contestata norma sulla riforma dei servizi pubblici compresa la liberalizzazione dell’acqua. Il decreto deve essere convertito in legge entro il 24 novembre, pena la decadenza. La contestazione delle opposizioni riguarda essenzialmente l’articolo 15 del testo. Con l’articolo 15 del decreto arriva la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Le gare ad evidenza pubblica diventano la regola per l’affidamento dei servizi da parte delle amministrazioni. Le gestioni frutto di un affidamento “in house” cessano alla data del 31 dicembre 2010. Le società partecipate possono mantenere contratti stipulati senza gara formale fino alla scadenza nel caso in cui le amministrazioni cedano loro almeno il 40% del capitale. Diverso il discorso per quanto riguarda le società quotate che hanno tre anni in più per adeguarsi a patto che abbiano almeno il 40% di quota di partecipazione pubblica al 30 giugno 2013, quota che scende al 30% al 2015. L’opposizione insorge contro la decisione del governo di porre la fiducia (che sarà votata mercoledì pomeriggio), temendo che l’affidamento ai privati del servizio idrico (pur mantenendo pubblica la proprietà della rete), possa portare ad un incremento delle tariffe.
Secondo le opposizioni la fiducia “umilia il Parlamento”. “Si sarebbe arrivati subito ad un voto unanime su questo provvedimento se il governo avesse stralciato dal decreto l’articolo sui servizi pubblici locali che non ha il coraggio di discutere né di spiegare alla gente” dice a Montecitorio Marina Sereni del Pd. “Questa fiducia – ha aggiunto – non è certo motivata dall’ostruzionismo dell’opposizione ma dalla mancanza di fiducia del governo rispetto ai propri deputati” conclude la Sereni. Durissimo anche il dipietrista Massimo Donadi: “Siete una maggioranza appecoronata felice di non lavorare per un giorno”. E Michele Vietti dell’Udc ribadisce che l’aspetto “tempo”, denunciato dal ministro Vito come alla base della fiducia a Montecitorio sul decreto, è causato dal fatto che il testo sia stato per troppo all’esame del Senato. “Di fronte agli attacchi contro l’ambiente e contro il patrimonio di tutti è necessaria una forte mobilitazione popolare – dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli -. Come Verdi inizieremo una raccolta di firme per i referendum per dire NO all’acqua privata e Sì a quella come bene comune e per dire No al nucleare e Sì al solare”.
La Lega, tuttavia, non nasconde la sua insoddisfazione per le norme sull’acqua previste dal decreto Ronchi. Secondo il vicecapogruppo del Carroccio alla Camera, Marco Reguzzoni, “la fiducia impedisce di migliorare ulteriormente il testo. Presenteremo dunque – annuncia il leghista – un ordine del giorno e lavoreremo con il governo per renderlo più aderente alle aspettative degli amministratori locali del Nord. Il testo che è arrivato dal Senato è migliorativo rispetto a quello originario, però la Lega sull’articolo 15 avrebbe voluto migliorarlo per farlo corrispondere con la sua posizione storica a favore dell’acqua pubblica” conclude Reguzzoni.
Invece i dai dati forniti da Federutility e contenuti nel Blue Book 2009, sintesi della situazione dei servizi idrici nel Paese, indicano l’Italia come il Paese con le tariffe dell’acqua tra le più basse del mondo. Il nodo di un possibile rialzo delle tariffe è fra le questioni sollevate da quanti si dichiarano contrari alle norme sulla privatizzazione dell’acqua contenute nel dl Ronchi, sui cui è stata posta la fiducia. La tariffa media, per l’anno in corso, è risultata pari a 1,29 euro al metro cubo.

Diritti Televisivi. Oggi si riaccende anche la guerra delle tv. Corrado Calabrò, presidente dell’Agcom, chiarisce che la Rai deve stare anche su Sky “se indispensabile”, per consentire a tutti gli utenti di vedere i programmi. Mentre Mediaset ricorre all’Antitrust contro la chiavetta di Sky per il digitale terrestre.

A margine dell’audizione in commissione di Vigilanza, dove ha presentato le linee guida del nuovo Contratto di servizio, Calabrò ha affermato che la Rai “potrà stare su tutte le piattaforme commerciali e invece dovrà stare su tutte le piattaforme tecnologiche, quindi anche sul satellite, così da consentire a tutti gli utenti di vedere le trasmissioni. E quindi se Sky in una zona è indispensabile, la Rai deve starci nel periodo transitorio, limitandosi a criptare proprio il minimo delle sue trasmissioni. Il tutto in questa fase di transizione che secondo quanto stabilito a livello europeo dovrà portare al digitale in tutta Italia entro il 2012″. Nel lasso di tempo indicato le cose potranno cambiare, spiega ancora Calabrò, rispondendo a una domanda dei giornalisti, in relazione alla diffusione di TivùSat: “Vedremo che copertura sarà stata assicurata da TivùSat”, conclude Calabrò. In buona sostanza, qualora la Rai decidesse di oscurare Rai1, Rai2 e Rai3 su Sky prima del 2012, l’Agcom valuterà “la copertura altrimenti assicurata sul satellite del servizio pubblico”.  L’Agcom si occuperà dell’ordine dei canali sul telecomando del televisore nella prossima seduta di giovedi’ 19 novembre. ‘”Ne avremmo fatto volentieri a meno ma – dice Calabrò – la questione non si è risolta. Ce ne occuperemo quindi nella prossima seduta”. Allo studio, tra le altre, l’ipotesi di obbligare chi fabbrica televisori a produrre un telecomando dotato di guida elettronica ai programmi, tecnicamente detta’Epg’.

CARMINE FINELLI

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