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Stop di Gianfranco Fini alla maggioranza: “Le riforme devono essere condivise”

novembre 16, 2009 di Redazione 

Il presidente della Camera lancia il suo altolà ai propositi del Governo di riformare la giustizia senza coinvolgere il centrosinistra: «Le istituzioni della Repubblica sono le istituzioni di ogni italiano». Il servizio di Francesco Carosella.

Nella foto,

il presidente della Camera GIanfranco Fini

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di Francesco CAROSELLA

Il presidente della Camera Gianfranco Fini è intervenuto questa mattina Prato e ha invitato il Governo ha rendere il proprio progetta di riforma della giustizia il più possibile condiviso da tutte le parti: “La maggioranza non può fare le regole a proprio piacimento, una riscrittura delle regole deve essere quanto più possibile condivisa”. E’ importante la trasversalità delle riforme, per evitare quello che “sarebbe certamente un momento difficile per il nostro Paese quando dovesse affermarsi il principio che in una democrazia dell’alternanza ogni maggioranza modifica a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile, le regole che devono impegnare tutti gli italiani”.

Fini ha sollecitato a “passare dalle parole ai fatti”, soprattutto su questioni urgenti come le infrastrutture, l’energia e il futuro dei giovani, ed ha anche chiarito che una riforma costituzionale è possibile e auspicabile: “E’ proprio la nostra Costituzione a indicare con chiarezza le modalità attraverso le qualiè possibile modificare la Costituzione: è certamente possibile farlo avvalendosi di maggioranze ordinarie, ma in quel caso si è sottoposti all’esame dell’unico soggetto che in una democrazia è sovrano, il corpo elettorale. L’esperienza recente – prosegue Fini – deve insegnare a tutti che se vogliamo riforme condivise in grado di gettare solide basi di credibilità delle istituzioni per il prossimo futuro, non ci si deve stancare di cercare il confronto ed evidenziare positivamente quello che può unire mettendo in disparte o in secondo piano tutto ciò che può dividere”.

Ieri, ospite di ‘In mezz’ora’, Fini aveva preso posizione sulla giustizia e declinato le accuse complottiste che hanno toccato anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Fini ribadisce il suo sì alla reintroduzione dell’immunità parlamentare: “Credo che prevedere delle norme per garantire che la giustizia faccia sempre e comunque il suo corso, ma solo dopo che si è cessati da una carica istituzionale, non sia un motivo di fronte al quale gridare allo scandalo” e lancia il progetto di un nuovo lodo Alfano: “Si può andare avanti con entrambi i progetti, il Lodo Alfano costituzionale e i processi brevi”.

L’immunità parlamentare però “non deve essere impunità” ha ripetuto il presidente della Camera, che ha scongiurato anche l’ipotesi delle elezioni anticipate: “Le elezioni anticipate sarebbero il fallimento della legislatura e del Pdl, che è il fatto nuovo di questa legislatura di cui Berlusconi può a buon diritto menar vanto”.

Sulla questione della leadership Fini spiega che “la situazione attuale va superata, perché non è che io voglia fare un nuovo partito o archiviare il Pdl: chi lo pensa non ha capito niente”. Continuando sul discusso rapporto con Berlusconi e sulle voci di complotto ai danni del premier: “In queste settimane mi pare si stia respirando un clima parossistico nel Pdl, ma io sto vivendo con molta serenità e mi sento tranquillissimo perché ho la coscienza a posto». Il complotto insomma non c’è e «quando si fa riferimento al presidente della Camera o addirittura al capo dello Stato, siamo all’incubo o al delirio, a seconda dei punti di vista. Se io avessi voluto esercitare una leadership personale mi sarei tenuto stretto un partito al 13%”. Fini però non dimentica di rimarcare la preminenza delle istituzioni ed auspica “che il presidente del Consiglio, qualora dovesse avere qualcosa di rilevante da dire, lo faccia in Parlamento. Sarebbe già di per sé una sottolineatura del rispetto che il premier deve avere e ha nei confronti della nostra Costituzione e della centralità delle nostre assemblee legislative. Soprattutto se si dovesse trattare di un progetto di riforma della Costituzione o di un messaggio forte alla nazione”.

Dichiarazioni che hanno soddisfatto il coordinatore Pdl Sandro Bondi, che aveva rimproverato Fini dalle colonne del Giornale: “L’intervista contiene opinioni in larga parte condivisibili, in particolare la proposta di ripresentare, parallelamente al ddl sull’accelerazione dei processi, un provvedimento di natura costituzionale che tuteli le più alte cariche dello Stato durante lo svolgimento del proprio mandato”. Bondi dice la sua anche sulle elezioni anticipate, “Sarebbero solo la presa d’atto dell’impossibilità da parte del Parlamento di realizzare le riforme di cui l’Italia ha bisogno. Sarebbero anche una sconfitta per il Pdl, che ha invece qui e ora la possibilità di dimostrare la comune vocazione alle riforme”.

Lucia Annunziata infine chiede a Fini conferma delle supposte minacce terroristiche al presidente del Consiglio: “Esiste una minaccia terroristica che giustifichi la misura precauzionale di far dormire Berlusconi a Palazzo Chigi?”, “Da quel che so io no, ma ovviamente il presidente avrà altre informazioni e altre notizie” è stata la risposta di Fini.

Francesco Carosella

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