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L’editoriale. Se gli intellettuali tornano a tuonare di C. Alicata

novembre 15, 2009 di Redazione 

Ieri dalle pagine di “Repubblica” Roberto Saviano si è rivolto al presidente del Consiglio per chiedergli di rinunciare al ddl sui processi brevi, che rischia di trasformare il diritto in uno «strumento per i potenti», secondo l’autore di “Gomorra”. Oggi la scrittrice collaboratrice del giornale della politica italiana e de l’Unità commenta per il Politico.it la scelta di Saviano interpretandola come - o augurandosi che sia - il primo segnale di un ritorno degli intellettuali all’impegno politico. E l’editoriale della domenica è il pretesto per un excursus storico sul rapporto tra la figura e la politica italiana, e sulla sostituzione dell’intellettuale, negli ultimi anni, da parte di «nani e ballerine». Uno spunto polemico, come in tutti i pezzi di Alicata, che non mancherà ancora una volta di fare discutere. E riflettere. Buona lettura.

Nella foto, Cristiana Alicata

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di CRISTIANA ALICATA

Il fatto che Saviano sia intervenuto così duramente sulla questione Giustizia è il segno evidente che la situazione ha assunto una gravità inaudita e che, nello stesso tempo, il mondo intellettuale (di alto livello, ora poi faccio qualche cenno a nani e ballerini degli ultimi 20 anni!) si sta svegliando, anchilosato, ma molto preoccupato.

Nel primo dopo guerra, quando i grandi scrittori dell’epoca, pur avendo partecipato alla resistenza chiesero a gran voce l’indipendenza dal PCI, Togliatti, per bocca di Mario Alicata (non a caso nella mia libreria c’è un libro dal titolo “Intellettuali e azione politica”), allora responsabile cultura, si fece una bella litigata con Elio Vittorini sull’argomento.

Negli anni, senza che ci fosse un piano definito, gli intellettuali, gli scrittori, i registi, i cantanti, si sono emancipati dalla politica. Lentamente. Fino a rivendicare una sfera privata anche nella produzione culturale. Intimista. Una forma di fuga per chi ne chiedeva a gran voce l’impegno e le parole.

L’ultimo intellettuale politico fu Pier Paolo Pasolini che, malgrado la vicinanza carnale al PCI, fu, con esso, molto critico. Con l’apoteosi della sua libertà, moriva l’intellettuale politico. Bobbio morì dopo, ma era ancora uno degli altri tempi. Fu solo graziato dal tempo.

Per un periodo il rischio di strumentalizzazione ideologica fu fortissima. Forse gli anni settanta completarono questo processo con il dolore dello spettacolo di una generazione che andava in fumo (o in siringa).

Finì che negli anni ’80 nacquero, alla corte di Craxi (ora con tette nuove, labbra nuove, naso nuovo e 20 anni di più) i nani e le ballerine. Sì i “parladitutto” che ancora vediamo da Vespa. Da Sgarbi a Vittorino Andreoli, passando per Bevilacqua ed altri scrittorucoli, cantanti, attricette cresciuti a pane e craxismo e che ora danno l’ultimo barbaglio di luce alla corte del Re Sole. Persino i direttori dei giornali se si toglie qualche pochissima eccezione (De Gregorio, Calabresi, De Bortoli) sono ormai delle macchiette medagliate di un ruolo di cui non sono più all’altezza.

Saviano, ieri, si è stagliato sul deserto. Ma, attenzione. E’ solo l’elemento visibile di qualcosa che, a dispetto – o forse proprio grazie a questo – della situazione politica (un PD ancora incapace) e una destra imbecerita e prigioniera della volgarità del Re Sole passando per quella della Lega…tiene questo paese in una velinopoli che dura ormai da troppo tempo.

Saviano è il diamante di un tessuto intellettuale che si sta svegliando, di una quantità di giovani artisti, scrittori, musicisti che stanno riportando la loro azione e produzione artistica al servizio della società in forma di denuncia, in forma di impegno.

Ieri, questa cosa di Saviano, mi ha fatto felice. Consentitemi di considerarlo il giro di boa e la preannunciata morte di nani e ballerini.

CRISTIANA ALICATA

Commenti

One Response to “L’editoriale. Se gli intellettuali tornano a tuonare di C. Alicata

  1. Mario on novembre 15th, 2009 14.05

    L’intellettuale questo mistero. Chi è un intellettuale? Chi scrive canzoni , poesie o saggi e magari non sa fare una divisione a mente? Uno che sa leggere una radiografia è un intellettuale o no? Uno che sa aggiustare una TAC quando si rompe è un intellettuale? Una casalinga di Voghera che magari ha la licenza media ma divora giornali e libri è un’intellettuale? Pasolini era un intellettuale ma sapeva i principi della termodinamica o la teoria degli ottetti, o sapere che differenza c’è tra un vaccino e un antibiotico? O cos’è lo squalene?
    Una volta definito il vocabolo intellettuale si possono finalmente fare delle scelte. Perchè se chi è intellettuale può, e anzi gli viene chiesto, di dire la sua, di parlare di fare conoscere il suo pensiero, e chi invece non lo è non ha accesso ai mezzi di divulgazione e informazioni io decido già una cosa. Ai miei figli farò fare un corso di studi che si addica al termine intellettuale, non sia mai che un cantante o un attore possa far valere la sua voce e un mio figlio magari neurochirurga o usciere possa parlare solo con gli amici.

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