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Prosegue cammino del presidente buono Obama: “Una Cina forte è bene per tutti”

novembre 14, 2009 di Redazione 

Il premio Nobel per la Pace in visita a Tokyo lancia segnali di amicizia al colosso emergente, parla di «valori condivisi» tra la democrazia americana e quella giapponese e della possibilità di un rapporto sempre più «paritario», apre al dialogo con la Birmania, a condizione che «migliori la situazione dei diritti umani». Il giornale della politica italiana non si stancherà di ripeterlo: il Nobel ad Obama non è stato affatto preventivo, chi lo sostiene non ne capisce il senso. Il presidente americano sta facendo e ha già fatto per la Pace più di quanto non avessero fatto tutti i suoi predecessori. Nello spiaccicato modo in cui la pace si ottiene davvero. Molto al di là del classico lavoro diplomatico. Il servizio sulla visita in Giappone di Francesco Carosella.

Nella foto, il presidente americano si inchina di fronte all’imperatore giapponese Akihito

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di Francesco CAROSELLA

Al teatro sinfonico Suntory Hall di Tokyo, Barack Obama ha tenuto l’importantissimo discorso sulla “dottrina cinese”, il programma degli Stati Uniti per i rapporti con l’Oriente, il delicatissimo tema che i suoi predecessori alla Casa Bianca hanno affrontato con titubanza e incertezza tra strategie di rivalità e compromessi tattici legati agli interessi di breve periodo.

Di fronte all’attenta platea giapponese il “presidente americano che viene dall’Asia-Pacifico”, così Obama ha ripetuto più volte nel corso del suo primo viaggio in Asia, essendo nato alla Hawaii e cresciuto in Indonesia, ha dispiegato il suo programma di fermezza e dialogo, soffermandosi in particolare sul punto nodale: “L’ascesa della Cina non ci spaventa, non è una minaccia per l’America. Lo sviluppo delle nazioni non è un gioco a somma zero in cui l’una vince se l’altra perde. Noi non cercheremo di contenere la Cina”, con la memoria volta alla Containment strategy dei tempi della guerra fredda. E Obama riconosce, per la prima volta per un presidente americano, il ruolo fondamentale di forza economica propulsiva della Repubblica Popolare Cinese nella recessione: “La Cina ha mostrato di svolgere un ruolo chiave nel far ripartire la crescita economica globale”.

Il presidente americano però non manca di chiarire che i valori democratici occidentali restano un punto fermo, pur senza fare specifico riferimento al Tibet e allo Xinjiang: “Noi non rinunceremo mai a parlare in favore dei nostri valori, la difesa dei diritti individuali e della libertà religiosa. Ma lo faremo in uno spirito di cooperazione”. Nel caso della Birmania invece Obama ha spiegato chiaramente che quando nel prossimo vertice dell’Apec a Singapore incontrerà il primo ministro del Myanmar, il generale Thei Sein, “al premier birmano dirò questo: se volete la fine delle sanzioni dovete migliorare la situazione dei diritti umani e liberare i prigionieri politici, a cominciare dalla signora Aung San Suu Kyi”. La politica del dialogo è una novità dopo il lungo periodo di gelo tra Stati Uniti e Birmania seguito alla misura dell’embargo e alle sanzioni economiche poste anche dall’Onu e dall’Unione Europea, che non hanno finora prodotto risultati.

Il presidente, nella sua ultima giornata di visita a Tokyo, in un paese in cui la sua popolarità è altissima, non ha perso l’occasione per rallegrare il pubblico giapponese con qualche aneddoto sulla sua infanzia: “Da bambino mia madre mi portò qui in Giappone, in visita a Kamakura. Vidi quel simbolo di pace che è la grande statua dell’Amida Budda, ma per la verità ero più attratto dal vostro gelato matcha”. Poi l’ovazione, quando il presidente ha parlato di “valori comuni fra le nostre due democrazie” e di “rifondare l’alleanza su una base di parità e mutuo rispetto”.

Nel summit che si terrà a Singapore Obama esporrà anche la dottrina dello “sviluppo equilibrato”, che prevede un incremento dell’import e del consumo da parte dei colossi asiatici dei prodotti americani, che comporterà secondo gli esperti una riduzione degli enormi debiti degli americani e la creazione di nuovi posti di lavoro.

Francesco Carosella

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