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Diario politico. Colpo mortale alla ricerca Processo breve, Casini: “Vera porcheria”

novembre 14, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Ginevra Baffigo. Sì del Senato alla legge Finanziaria del Governo, ma salta l’emendamento che doveva preservare fondi per il capitolo-chiave per il futuro del nostro Paese. Il giornale della politica italiana sostiene non solo un investimento forte, ma un totale ribaltamento di prospettiva per il quale l’università e la ricerca diventino il fulcro dell’Italia di domani. Ci torneremo. Intanto registriamo questo nuovo passo indietro, insieme alla cancellazione (preventiva) della Banca del Mezzogiorno. A ventiquattrore dalla presentazione in Senato del ddl per la limitazione della durata dei processi il confronto sembra arrivato ad un livello di maturazione: la proposta del leader Udc di tornare sulla strada di un Lodo Alfano questa volta presentato come legge costituzionale trova ampi consensi anche nella maggioranza, nella quale in molti sembrano preoccupati per i possibili effetti di cancellazione di massa di processi del provvedimento di ieri. Finocchiaro: «Ci dica Alfano che impatto avrebbe». Lui: «Lo valuteremo». Il racconto. 

Nella foto, una ricercatrice al lavoro

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di Ginevra BAFFIGO

Il fine settimana è alla porte, ma la politica italiana intona sin d’ora le prime note dei cori polemici che scandiranno il dibattito anche nei prossimi giorni.
E’ stata appena approvata al Senato la manovra di bilancio per il 2010 ed ora la legge potrà proseguire il suo iter alla Camera per la seconda lettura. Ma prima ancora che il ddl si accosti a Montecitorio l’arena politica è in fiamme: tagli, emendamenti bocciati e astensioni che ben si prestano ad interessanti letture politiche.
Palazzo Madama dopo aver approvato il ddl Finanziaria con 149 sì, 122 no e 3 astenuti, acconsente alla Nota di variazione e al ddl Bilancio (148 voti a favore, 112 contrari e nessun astenuto). Saltano però all’occhio i tagli: niente Banca del Sud e finiti nel nulla anche gli 80 milioni destinati all’assunzione a tempo indeterminato di 4200 ricercatori universitari. Il primo a pronunciarsi è l’ex candidato alla segreteria del Pd, Ignazio Marino: «Un Paese che non investe nei giovani scienziati è un Paese che svende il proprio futuro. È uno scandalo che non deve passare sotto silenzio. Dopo tante dichiarazioni di questo governo sull’importanza della ricerca nel nostro Paese, i fatti dimostrano una totale mancanza di una visione strategica per l’innovazione e lo sviluppo». Marino come sempre si misura con quanto avviene nei Paesi d’oltralpe: «Per la prima volta i fondi per la ricerca, innovazione e sviluppo scendono in Italia sotto l’1 per cento del Pil mentre in Paesi come la Francia e la Germania superano ampliamente il 2 per cento». Lo stanziamento per i ricercatori era stato previsto in un emendamento, inizialmente presentato da Guido Possa del Pdl e poi ritirato. Ne aveva quindi acquisito la paternità il Pd, con una proposta di modifica che prevedeva la spesa di 80 milioni di euro, ma a Palazzo Madama ne è stata decisa la bocciatura, senza se e senza ma. La Finanziaria è stata approvata dal Senato ed i fondi non ci sono e non ci saranno per l’intero 2010. Gli 80 milioni erano però speranza e salvezza di molti, e questi ora pretendono delle spiegazioni. La denuncia parte dall’Osservatorio della Ricerca, gruppo trasversale di scienziati e ricercatori italiani, che prova ad interloquire con il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.
Le preoccupazioni dei ‘precari del sapere’ sono molte e le risposte tardano a calmare gli animi: “Siamo di fronte alla ormai quasi certa perdita di fondi per le assunzioni – denuncia il coordinatore dell’Osservatorio, Rino Falcone, del Cnr – fondi già stanziati che andranno in economia. Sappiamo quanto sia complicato recuperare risorse per questo settore, e come tutti gli uomini politici sensibili ai temi della conoscenza si lamentino delle difficoltà di farle uscire dal bilancio dello Stato. Qui le risorse ci sono già e si decide di non allocarle!”. Nessuna assunzione ed il rischio che i fondi possano essere trasferiti ad un altro ministero. Manuela Ghizzoni (Pd) conferma questi timori: “Dalla risposta del sottosegretario Pizza – dice Ghizzoni – è emersa la possibilità di “procedere in via amministrativa” per l’utilizzo della somma in questione. Mi auguro che sia così, perché noi temiamo invece che si voglia anticipare in qualche modo la legge Gelmini, che prevede la scomparsa del ricercatore di ruolo. Quando la legge entrerà in vigore ci saranno solo ricercatori assunti a tempo determinato. Così si stanno infliggendo nuovi tagli, coerenti solo con l’idea della Gelmini di ricercatori precari a vita”.

Salta anche la banca del sud. “Inammissibile per estraneità di materia” spiega Renato Schifani. La Banca del Sud, con cui Tremonti sperava di rilanciare l’economia meridionale è stata bocciata prima ancora del voto. La questione pregiudiziale era stata sollevata in commissione Bilancio ed anche in Aula dal senatore del Pd, Enrico Morando, che ne aveva chiesto formalmente l’inammissibilità. Così è stato e non poteva andare diversamente, in quanto sia il regolamento sia la prassi parlamentare di Palazzo Madama prevedono l’inammissibilità in Aula di emendamenti non affrontati in Commissione. Attenersi alle regole è di per sè impopolare, ma questa volta lo è particolarmente e Schifani lo sa: «Da uomo del Sud ho deciso a malincuore. Sarei stato pronto a dare alla Commissione ulteriore tempo per discutere questo emendamento – chiarisce – che formalmente è inammissibile, se ci fosse stata la volontà di tutte le parti in deroga a dichiararlo ammissibile soltanto dietro una condivisione».
Banca del Sud e norme sui tartufi si fermano così sulla linea di partenza, mentre riesce a passare il comma che prevede la possibilità di vendere gli immobili confiscati alle mafie. Bocciati anche gli emendamenti alla Finanziaria presentati dal presidente della Commissione Finanze, Mario Baldassarri. Niente mini-taglio dell’Irap, e lo stesso si dica per l’introduzione della cedolare secca sugli affitti e l’avvio del quoziente familiare. Le opposizioni avevano votato a favore degli emendamenti, che sono stati però infine respinti per via delle numerose astensioni da parte di esponenti della maggioranza nel corso della mattinata.
Gli analisti della politica italiana sanno però che anche nelle astensioni è possibile una lettura, e quella condivisa dai più è che vi siano delle tensioni in seno alla maggioranza. Le prime rimostranze si erano registrate già nel corso dell’esame in commissione Bilancio del Senato. Mario Baldasarri aveva depositato, insieme ad alcuni colleghi del Pdl, un pacchetto di emendamenti-taglio alle tasse e alla Spesa. La reazione era stata pressoché immediata: davanti alla platea della Cna il premier aveva infatti annunciato un taglio graduale dell’Irap sino alla sua soppressione. Ma questi emendamenti (Irap, quoziente familiare e cedolare affitti), sottoposti al vaglio dell’Aula del Senato, sono stati tutti bocciati, ma questo «no» denuncia anzitutto il dato di una maggioranza divisa. Emerge chiaramente dalle votazioni: sugli affitti 128 (opposizioni più Baldassarri) sono favorevoli, 117 votano invece contro, ma le astensioni sono ben 29 (per lo più Pdl e per lo più ex An), ed a Palazzo Madama astenersi equivale a votare ‘no’, e così l’emendamento viene bocciato. La storia si ripete poi con la votazione sull’Irap: 128 sì, 120 no e 26 gli astenuti: tutti del Pdl; ed ancora con quella sull’Irpef: 126 voti favorevoli, 126 contrari e 22 astenuti.

Casini: «Processo breve una porcheria». Ma le polemiche di oggi non si limitano alla Finanziaria, il processo breve, a modo suo, tiene banco. Parla il leader dell’Udc, che stamani, convocata una conferenza stampa a Montecitorio, si è espresso con durezza in merito al disegno di legge presentato ieri dalla maggioranza: “Questo ddl per abbreviare i processi è realmente una porcheria, un provvedimento che dimentica le vittime, sfascia l’ordinamento e abroga la giustizia”. Insomma, «non lo voteremo».
E’ chiaro che il gesto di Anna Finocchiaro, che ieri ha scagliato contro lo stipite di una porta il ddl, non era un gesto di esasperazione isolato ma, piuttosto, sintomatico di un malcontento che oggi a gran voce viene denunciato dall’opposizione tutta.
Bersani oggi le fa eco dichiarando l’obiettivo Pd: «Fermare queste norme e sottolineare ancora una volta che questo Paese è sempre nel tritacarne dei problemi di Berlusconi, e non va bene. Questo Paese merita di potersi occupare dei problemi veri. Credo che questo sia il punto di fondo e con questa ispirazione noi faremo un’opposizione molto netta alle norme che arrivano in Senato». La parola-chiave per i Democratici sembra perciò ‘opposizione netta’, ma osservando le reazioni si potrebbe ben dire ‘opposizioni nette’.
I toni più duri si registrano nelle file IdV: «Questa non è una legislatura – commenta il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi – ma un ‘romanzo criminale’. Il processo breve è l’ennesima norma ad personam per Berlusconi, che avrà l’effetto di garantire l’immunità non solo al premier, ma a centinaia di migliaia di criminali. Il Governo sta tentando in ogni modo di abbattere lo Stato di diritto, ma non ci riuscirà. Se il ddl dovesse essere approvato in parlamento, i cittadini lo bocceranno col referendum».
Dal romanzo criminale al “mostro giuridico”, attribuito al ddl abrevia processi, non sembra esserci molta distanza, ma Casini avanza una controproposta: la presentazione «al più presto» di un nuovo lodo Alfano, ma questa volta come «legge costituzionale». «Un mio amico, presidente emerito della Corte costituzionale, ma che rimarrà anonimo perché è fuori dalla politica e dai partiti – raccontava stamani Pier Ferdinando Casini ai giornalisti accorsi a Montecitorio – mi ha detto oggi che il ddl è un mostro giuridico, inconcludente e incostituzionale». «Noi capiamo le ragioni della maggioranza – continua il leader centrista – e riteniamo che una soluzione al loro problema vada trovata. Ed è per questo che ci siamo astenuti sul lodo Alfano. Ma ora un’opposizione responsabile è di fronte a un bivio: o si strepita e si fa approvare la porcheria; o si vota il lodo Alfano per via costituzionale». Sebbene non vi sia un’esatta coerenza fra le due leggi (moderano materie diverse), hanno però delle finalità collateralmente affini, che oggi vengono esplicitate dalla voce non sospetta dell’ex-presidente della Camera: «Per noi questo provvedimento per accorciare i processi è assolutamente ‘invotabile’. Se sbraita Di Pietro è un conto. Ma se diciamo noi che questo testo scasserà l’ordinamento giudiziario italiano, potete crederci. Meglio allora l’immunità parlamentare sul modello europeo. Sarebbe comprensibile garantire una stessa normativa sia per i parlamentari europei sia per i parlamentari italiani».
Il ddl Gasparri-Quagliarello-Bricolo viene così adombrato dalla polemica sul difficile rapporto tra Berlusconi e i giudici. Bersani sembra avere le idee chiare e non esita a tramutarle in parole: “Il premier deve farsi processare”. Secondo il neosegretario Pd, la questione dell’immunità non si pone neppure dopo un pronunciamento della Consulta: “La Corte costituzionale ha riaffermato il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Il premier deve sottoporsi a giudizio per ridare serenità al Paese”. Una serenità che verrebbe negata secondo Anna Finocchiaro con questo ddl. La senatrice si rivolge senza mezzi termini al Guardasigilli Alfano: “Noi vogliamo sapere quante migliaia di processi andranno al macero con questo tipo di riforma”. “Vogliamo sapere – chiede ancora la Finocchiaro – quanti innocenti non vedranno dichiarata la loro innocenza a seguito di un processo regolare, e quanti colpevoli non verranno assicurati alle galere in relazione dei delitti commessi. Quale garanzia per la tutela dei cittadini e della loro sicurezza personale questo governo è disponibile ad apprestare? Poi possiamo ragionare su riforme vere e serie. Ieri abbiamo presentato i nostri punti di proposta. Confrontiamoci sulla lunghezza insostenibile dei processi italiani e non buttiamo al macero migliaia e migliaia di processi in tutta Italia soltanto perché ci vuole una norma che sovvenga alle aspettative e ai desiderata di un imputato eccellente”. E le associazioni sembrano darle man forte. Non sono niente affatto serene all’idea che molti loro processi verranno prescritti in modo anomalo e retroattivo con questo disegno di legge. Il presidente dell’Arci Paolo Beni: “Facendosi scudo di un’esigenza vera, quella di abbreviare i tempi dei processi, il Governo propone di introdurre nei fatti un’amnistia per i ricchi. I processi che andrebbero in prescrizione sono infatti quelli che riguardano reati gravissimi come la corruzione e concussione, i reati finanziari e societari, compresa l’usura e il falso in bilancio, fattispecie che molto difficilmente possono riguardare i meno abbienti, che anzi spesso di questi reati sono le vittime (processi Cirio, Parmalat, Eternit, ndr) e che grazie a questo ddl non avranno mai giustizia”. Chiamato in causa al di là ed al di qua della soglia del Parlamento, il titolare del dicastero Giustizia risponde con cautela: “Valuteremo l’impatto del ddl sui processi”, ma già in alcune larghe frange della maggioranza sembra accreditarsi la controproposta di Casini, che a detta di Giuseppe Consolo è “una strada interessante”.

Ginevra Baffigo

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