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Diario politico. Ecco il processo breve. E’ rivolta: “Incostituzionale e imbarazzante”

novembre 12, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. E’ stato dunque presentato al Senato il ddl che introduce dei limiti di tempo per lo svolgimento dei processi. «Così i magistrati inizieranno a lavorare di più», attacca il presidente dei senatori Pdl Gasparri. Ma da parte del centrosinistra, dal fronte della magistratura e anche da qualche fronda individuale nella maggioranza scatta una vera e propria sollevazione. «Non discutiamo provvedimenti fatti per il premier», dice Bersani, che annuncia un’opposizione durissima. L’Anm: «Legge devastante». E mentre Giulia Bongiorno – che ha seguito la “pratica” per Gianfranco Fini – si dice «stupita» per l’esclusione dei reati sull’immigrazione voluta dalla Lega, c’è anche l’intervento del presidente emerito della Corte costituzionale Antonio Baldassarre, notoriamente vicino alla destra, per la quale è stato anche presidente Rai, che vi riferiamo nel titolo. Un grande dossier del giornale della politica italiana sulla giornata intorno alla proposta della maggioranza, nel quale vi spieghiamo nei dettagli la riforma e vi raccontiamo tutte le reazioni. C’è spazio poi per l’annuncio delle dimissioni da presidente del Comitato dei servizi da parte di Francesco Rutelli. Il racconto.

Nella foto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo scorso 7 ottobre dopo un incontro con il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen nelle ore della bocciatura del Lodo Alfano: oggi il premier ritorna a bomba sulle sue intenzioni originali

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di Carmine FINELLI

Importante giornata per la politica italiana. Approda al Senato il disegno di legge sui processi brevi. Il testo, che consta soltanto di tre articoli, individua i termini definiti “ragionevoli” entro i quali iscrivere i processi. Se questi eccedono la durata stabilita sono dichiarati estinti. Tuttavia, è possibile, in caso di rinvio, aggiungere un anno in più ai due previsti per ogni grado di giudizio per giungere alla sentenza. La norma prevede tra l’altro che la prescrizione scatti dopo due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero per i processi in corso in primo grado e per reati “inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione”. Il ddl prevede che l’imputato possa non avvalersi dell’estinzione del processo, presentando una dichiarazione in udienza. Il provvedimento, redatto dal legale del premier e deputato del Pdl Niccolò Ghedini, entrerà in vigore il giorno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Anche se il lavoro di scrittura è toccato in maggior parte a Ghedini, le firme sul ddl sono molte e tutte fanno parte della maggioranza. Ci sono, tra gli altri, Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, e del suo vice Gaetano Quagliariello. Il provvedimento è stato siglato anche dal presidente dei senatori della Lega Federico Bricolo, dal senatore Sandro Mazzatorta (Lega). L’iniziativa, spiega Gasparri, fa parte del “decalogo sulla giustizia che il centrodestra sta portando avanti e che comprende fra le altre cose nuove norme antimafia, riforma del processo civile, riforma della professione forense, intercettazioni e riforma costituzionale della giustizia”. Lo stesso Gasparri in una intervista usa toni duri per apostrofare i magistrati. Secondo l’ex ministro per le Telecomunicazioni, le nuove norme non sono una prescrizione breve ma rispondono all’esigenza di dare tempi certi per i processi. E la riduzione di fatto dei tempi a disposizione della magistratura farà in modo che “i magistrati inizino a lavorare di più”.
Per quanto riguarda la specificità del ddl all’articolo 1 si fissano le modalità per la durata”ragionevole” dei processi, oltre la quale, se il ddl diventasse legge, il processo verrà estinto. “Non sono considerati irragionevoli – si legge nel testo – i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma”. Una volta superati i limiti di ragionevole durata, il processo è estinto (articolo 2), “nei processi per i quali la pena edittale determinata ai sensi dell’art. 157 del codice penale è inferiore nel massimo ai dieci anni di reclusione”. L’articolo 3 contiene “disposizioni relative all’entrata in vigore della legge e all’applicazione delle norme sull’estinzione processuale”.
Le norme sul processo non si applicano nei procedimenti in cui “l’imputato ha già riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione, o è stato dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale”. Non si applicano anche per i reati legati all’immigrazione (come chiesto dalla Lega), agli incidenti sul lavoro, alla mafia e al terrorismo ed al traffico illecito di rifiuti.
Nonostante un largo accordo tra le parti della maggioranza, un punto, quello dell’esclusione dei reati legati all’immigrazione, non piace a Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera. “Suscita un certo stupore la scelta di includere nell’elenco dei reati di grave allarme sociale, come quelli di mafia e terrorismo, l’immigrazione clandestina che è una semplice contravvenzione peraltro punita con una banale ammenda”. Precedentemente l’accordo tra Fini e Berlusconi, la Bongiorno aveva esaminato le varie bozze del provvedimento messe a punto da Ghedini, per poi riferire al presidente della Camera.
Le opposizioni non ci stanno, però. Ed insorgono. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani paventa la possibile incostituzionalità: «Per noi è prioritario che i cittadini abbiano chiaro che la legge è uguale per tutti”. Anna Finocchiaro, capogruppo dei senatori Pd, sbatte il testo del disegno di legge contro il muro della sala stampa. L’Idv annuncia una raccolta di firme: “Migliaia di processi dei maggiori scandali italiani andranno tutti dichiarati estinti – dice Antonio Di Pietro – È la più grossa amnistia mascherata della storia”. Anche il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero minaccia il ricorso al referendum: “Il Governo usa un problema vero per fare un provvedimento che ha come unico scopo quello di salvare Berlusconi dai processi. Se il ddl sul processo breve sarà approvato raccoglieremo le firme per il referendum”.
Durissima la reazione dell’Associazione nazionale magistrati. Il sindacato delle toghe parla infatti di “effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia”. “Gli unici processi che potranno essere portati a termine – spiegano i vertici del sindacato dei magistrati – saranno quelli nei confronti dei recidivi e quelli relativi ai fatti indicati in un elenco di eccezioni che pone forti dubbi di costituzionalità”.
L’Anm non parla di “amnistia”, ma di “sostanziale depenalizzazione di fatti di rilevante e oggettiva gravità”. Ed elenca quelli che son i reati destinati ad andare in prescrizione: “abuso d’ufficio, corruzione semplice e in atti giudiziari, rivelazione di segreti d’ufficio, truffa semplice o aggravata, frodi comunitarie, frodi fiscali, falsi in bilancio, bancarotta preferenziale, intercettazioni illecite, reati informatici, ricettazione, vendita di prodotti con marchi contraffatti; traffico di rifiuti, vendita di prodotti in violazione del diritto d’autore, sfruttamento della prostituzione, violenza privata, falsificazione di documenti pubblici, calunnia e falsa testimonianza, lesioni personali, omicidio colposo per colpa medica, maltrattamenti in famiglia, incendio, aborto clandestino”.
Ad alimentare i dubbi sulla incostituzionalità del provvedimento, anche le parole del presidente emerito della Corte costituzionale Antonio Baldassarre, ritenuto vicino alla destra, che definisce il ddl sul processo breve “incostituzionale e imbarazzante”. E spiega che il provvedimento viola il principio di uguaglianza soprattutto perchè si applica a reati gravissimi, come quelli di corruzione e concussione mentre tra quelli esclusi ce ne sono alcuni lievi”.
La maggioranza però rincara la dose proclamandosi a favore anche dell’immunità. A dirlo è il presidente dei deputati del Popolo della Libertà, Fabrizio Cicchitto commentando il disegno di legge presentato ieri da Margherita Boniver che propone la reintroduzione appunto dell’immunità: “Nel quadro della riforma della giustizia, che comprenderà anche interventi costituzionali – sostiene il capogruppo Pdl – a nostro avviso va anche aperta una riflessione sul tema dell’immunità parlamentare”. L’immunità parlamentare, ricorda Cicchitto, “era un tassello di un sistema concepito per regolare in modo equilibrato i rapporti fra politica e magistratura. Aver fatto saltare nel 1993 dalla Costituzione quel tassello ha contribuito a mettere in crisi il delicato equilibrio fra politica e magistratura. Oggi quell’equilibrio va ricostruito, meglio se nell’ambito di una grande riforma costituzionale e di una globale riforma della giustizia”.

Rutelli si dimette dal Copasir. La giornata parlamentare è importante non solo per il ddl presentato dalla maggioranza ma anche per le dimissioni di Francesco Rutelli da presidente del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica. L’annuncio è di questa mattina. Rutelli, dopo le primarie, aveva già lasciato il Partito Democratico in polemica con la classe dirigente del suo partito e soprattutto con il nuovo segretario Pier Luigi Bersani. Ieri, insieme a Bruno Tabacci (a sua volta fuoriuscito dall’Udc), l’ex ministro per i Beni Culturali ha presentato il suo nuovo movimento: “Alleanza per l’Italia”. Un movimento destinato ad essere inglobato in una formazione di centro che contenga anche l’Udc, almeno nell’idea di Rutelli.
L’annuncio affidato ad una nota è dai toni pacati: “Reputo opportuno che per mia decisione si determinino le condizioni per cui le rappresentanze parlamentari del Pd possano indicare nuovamente, nel corso di questa legislatura, il candidato presidente del Copasir”, scrive Rutelli che in seguito spiega: “In questo anno e mezzo ho interpretato la mia presidenza del Copasir in stretta adesione a questa delicata funzione istituzionale: non è stata una tribuna per esternazioni, né uno strumento per azioni politiche di parte, ma un servizio in attuazione della legge e dei compiti che collegialmente abbiamo stabilito. Ieri ho comunicato al presidente del Senato il mio passaggio al gruppo Misto, dopo aver informato la presidente del gruppo del Pd che avrei espresso in questa sede le mie determinazioni”. In un altro passo della nota Rutelli chiarisce: “Io continuerò ad essere parte dell’opposizione, come prescrive la legge 124/2007 a proposito del presidente del Comitato; regole e prassi codificate di Camera e Senato garantiscono la stabilità delle funzioni che noi svolgiamo, anche nei casi di mutamenti nelle appartenenze politiche”.
L’indicazione da parte del Pd di un nuovo presidente “dovrà avvenire senza inficiare in alcun modo la credibilità e l’efficacia del nostro lavoro, che ha molte e importanti attività in corso, che è mio dovere compiere e concorrere a svolgere con identico spirito di servizio – continua Rutelli – solo per citare alcuni punti principali, la relazione al Parlamento a mia firma sulle minacce alla sicurezza derivanti dal cybercrime, la compattezza istituzionale necessaria per vigilare sulle presenti, crescenti tensioni che riguardano la sicurezza interna e le aree di crisi dove sono presenti interessi nazionali, il nuovo regolamento Ris-Aise, gli adempimenti sul segreto di Stato che abbiamo in corso”.
In conclusione, Rutelli ribadisce: “Per queste ragioni, reputo necessario informarvi che è mia intenzione rimettere il mio mandato, una volta compiuti i principali obiettivi che abbiamo insieme stabilito e che ricadono sotto la responsabilità della mia guida del Comitato. Assicurerò il massimo impegno per garantire la prosecuzione del nostro lavoro in continuità sulla linea che unanimemente abbiamo adottato”.
Dalla maggioranza arrivano i ringraziamenti del Pdl: “‘Prendiamo atto – affermano i parlamentari del Pdl- dell’annunciata volontà del senatore Rutelli di dimettersi dall’incarico di presidente del Copasir. Nel ringraziarlo per l’equilibrio con il quale ha fin qui esercitato la sua funzione, sottraendo il Copasir a strumentalizzazioni e garantendo al contempo una quantità ed una qualità di informazioni che ha consentito all’organismo parlamentare di svolgere la sua funzione di controllo, teniamo a ribadire che la scelta del senatore Rutelli rientra nella sfera dell’autonoma valutazione politica in quanto nessun obbligo o disposizione di carattere istituzionale avrebbe richiesto questo passo”.

Carmine Finelli

Commenti

One Response to “Diario politico. Ecco il processo breve. E’ rivolta: “Incostituzionale e imbarazzante””

  1. gigi77 on novembre 13th, 2009 23.57

    E’ giusto ridurre i tempi dei processi e alcuni eliminarli del tutto…si parla solo di reati minori nessuno mette in discussione i grossi reati.
    Siamo lo zimbello d’Europa anche per le più alte spese Giudiziarie! Ma ci rendiamo conto?
    Gente che è in ballo da 3-4-5 anni magari solo per essere stata beccata 1 volta a comnpiere un furtarello in un supermercato o che ha commesso 1 errore lieve e banale nella propria vita???
    Si parla comunque di gente incensurata…basti leggere il Ddl per capire qualcosa in più…la di là che possa sembrare una legge salva Premier…vi sembra giusto pagare soldi per processi lunghissimi che alla fine vanno quasi tutti vanno a finire a patteggiamento o a assoluzione del reato?
    Allora che senso ha?
    Tanto vale che almeno si risparmi sulla spesa pubblica investiamo quei soldi magari sulla sanità istruzione sicurezza piuttosto che sulla giustizia fittizia…qualla grave invece deve assolutamente essere punita.
    E’ ora di finirla con la falsa demagogia politichese italiana bisognerebbe pensare invece un pò di più ai veri problemi italiani…che sicuramente non sono i reati minori che verranno sciolti o annullati…non credete??

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