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Diario politico. Processo breve. Ma nella maggioranza si scontrano falchi-colombe

novembre 12, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Dovrebbe essere il giorno della presentazione al Senato del ddl che prevede la limitazione a sei anni dei procedimenti. Una proposta, concepita dall’avvocato di Berlusconi Ghedini (“presidente” della “consulta” interna al Pdl, di cui vi avevamo raccontato, e su cui magari torneremo), che non piace ad una parte del Popolo della Libertà e alla Lega, e che per questo, tra continui tagliaecuci, non è ancora arrivata a Palazzo Madama. Il Cavaliere ha già dovuto incassare il no di Fini alla prescrizione breve, ovvero la riduzione di un quarto dei tempi per la “scadenza” dei reati, che lo avrebbe definitivamente liberato del procedimento Mills; il processo breve non gli dà le stesse garanzie e, pure, nemmeno questo trova il consenso di tutto il centrodestra. «Salterebbero 100mila dibattimenti», dice l’Anm. La Lega vuole limitarlo ai soli cittadini italiani, escludendo gli immigrati, ma sarebbe incostituzionale. Vedremo oggi cosa partorirà la montagna, intanto ecco il confronto nella giornata di ieri. Il presidente della Camera a “Otto e mezzo”: «Comunque no a Cosentino candidato Governatore della Campania, anche Silvio lo considera inopportuno». Scoppia il caso della “satira” offensiva nei confronti della Meloni, di cui vi rendiamo conto. E torna il ministero della Sanità, scorporato da quello del Lavoro. Il racconto.

Nella foto, l’avvocato del premier onorevole Niccolò Ghedini

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di Carmine FINELLI

Giornata molto importante quella di ieri. All’ordine del giorno il tema della Giustizia affrontato dalla maggioranza e dall’opposizione per quanto riguarda la riforma dei processi e il nodo della reintroduzione dell’immunità parlamentare.
La proposta di legge sul processo breve potrebbe essere presentata oggi dai senatori Pdl. E’ il vicecapogruppo al Senato Gaetano Quagliariello a dirlo dopo che nella mattinata di ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti aveva avanzato l’ipotesi che il testo fosse pronto già mercoledì. “Il ddl sarà presentato o stasera o domani, poco importa. Appena pronto verrà depositato”, dice nel pomeriggio il Quagliariello.
Il ddl sarebbe derivato dall’accordo stretto martedì tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente della Camera Gianfranco Fini e dovrebbe evitare che il premier sia giudicato nei due procedimenti in corso nei suoi confronti istruiti dalla procura di Milano. Nel pomeriggio il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Bonaiuti, a Sky Tg24, rivela che al ddl si è lavorato anche di notte: “Io credo che un accordo sul processo breve entro sei anni sia un accordo che vale per tutti i cittadini. Il ddl dovrebbe essere presentato mercoledì in Senato perché so che ci lavoravano già dalla notte”, afferma Paolo Bonaiuti. Anche la Lega vede con favore l’accordo Fini-Berlusconi ed il conseguente disegno di legge che ne è derivato. Il viceministro del Carroccio Roberto Castelli ritiene benvenuta “qualsiasi azione che salvaguardi da un lato la capacità dello Stato di perseguire i mariuoli ma che dall’altro renda i nostri processi a livello europeo”. L’argomento della durata dei processi è legato anche a quello della introduzione dell’immunità parlamentare. L’ipotesi è già d’attualità da qualche giorno. Anche Gianfranco Fini, dopo il vertice con Silvio Berlusconi, sostiene che il tema è da affrontare. E così il Pdl ha deciso di presentare una proposta di legge costituzionale per il ripristino dell’immunità parlamentare. L’iniziativa porta la firma del sottosegretario agli Esteri Margherita Boniver: “L’immunità, che esiste in molti ordinamenti europei, nonché al Parlamento europeo – sottolinea la Boniver – rappresentava uno dei pilastri della Costituzione italiana. Fu cancellata con un incredibile atto di vigliaccheria dall’Assemblea di Palazzo Madama nell’ottobre del 1993 in un clima di pesante intimidazione. La proposta di legge composta di un solo articolo ripristina – conclude Boniver – un istituto volto a tutelate l’interesse della collettività, prevenendo eventuali condizionamenti del potere giudiziario sullo svolgimento della dialettica politica”.
Dal canto suo, il Partito democratico si dice pronto a discutere di giustizia, ma si oppone alla cancellazione dei processi in corso. “Abbiamo proposte già depositate sulla riforma del codice penale, sul processo civile, sull’efficienza del sistema giudiziario, sia in termini operativi che procedurali – afferma il segretario, Pier Luigi Bersani. – E siamo pronti a presentare nuove proposte sulla giustizia amministrativa. Già domani al Senato presenteremo una mozione con nostri progetti. Non accettiamo che ci si dica che il Pd non ha proposte in materia. È il Governo che fin qui non le ha fatte vedere. Se le norme che il Governo si appresta a presentare presupponessero di fatto la cancellazione di processi in corso ci opporremmo con assoluta determinazione chiamando a comuni iniziative tutte le opposizioni, per evitare l’ennesima lesione delle pari condizioni dei cittadini di fronte alla legge”.

Fini a “Otto e mezzo”. La bagarre tra le forze politiche sulla questione giustizia, è sostituita dalla bagarre, tutta interna al Pdl, sull’opportunità della candidatura di Nicola Cosentino a Governatore della Campania. Il sottosegretario indagato per presunti rapporti con il clan dei casalesi, nei confronti del quale la procura di Napoli ha chiesto l’arresto, viene stoppato ancora una volta dal numero due del Pdl e presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini. Durante “Otto e Mezzo” condotta da Lilli Gruber, l’ex leader di Alleanza Nazionale conferma i suoi dubbi su Cosentino e, in genrale, sulla linea del Pdl: “Confermo l’inopportunità di candidare Cosentino e anche Berlusconi condivide l’idea che sia inopportuno». Così il presidente della Camera Gianfranco Fini, ospite del programma, ha risposto alle domande sul sottosegretario all’Economia e sulla possibilità di sceglierlo come possibile guida della Campania.
Fini parla poi dell’intesa sulla giustizia: “La prescrizione breve, che comporterebbe la prescrizione non tanto dei processi quanto dei reati, sarebbe una sorta di amnistia mascherata. È un’ipotesi esclusa tanto da me che da Silvio Berlusconi – precisa – Sarebbe stato un provvedimento indigeribile per i cittadini, perché un conto è dire loro che ci si impegna perché siano brevi i tempi del processo, un conto è dire loro “sai che c’è di nuovo? Il tuo processo non si fa più”".
Affinché l’intesa sul processo breve regga, sottolinea il presidente della Camera, bisogna giocare a “carte scoperte. Sono convinto che reggerà a meno che il testo che verrà presentato non sia diverso nei principi su cui abbiamo concordato. Se è in contraddizione lo dirò con la stessa schiettezza con cui l’ho detto martedì – aggiunge – Bisogna giocare a carte scoperte e non ricorrere a artifici giuridici che portino a una amnistia di fatto. Sono minacce? Io di solito più che minacciare sono minacciato. Che non si possa dar corso a un’amnistia di fatto è pacifico. Da parte mia non c’è nessuna minaccia”.
Parlando dell’attacco del “Giornale” di Feltri, Fini è laconico: “Mi fa ridere, il suo titolo è un capolavoro di nonsense. I titoli e gli articoli del “Giornale” mi provocano in genere fastidio o indifferenza oppure, come oggi, ilarità evidente”. Il riferimento è all’articolo “Fini vuole affossare Berlusconi”, pubblicato a tutta pagina sul quotidiano. Nell’editoriale a firma del vicedirettore Alessandro Sallusti si legge: “Il presidente della Camera resta lontano anni luce dal presidente del Consiglio e non ha alcuna intenzione di dargli una mano vera a risolvere i problemi. Preferisce tenersi stretto il buon rapporto con Napolitano, con l’opposizione e con la potente casta dei magistrati”. La replica di Fini è molto piccata: “Non ho nessuna intenzione di fondare un partito e tantomeno una corrente, altrimenti mi tenevo An – spiega Fini – Prenderei lo 0,01%. L’investimento è stato la nascita del Pdl che raccoglie il 35-40% degli elettori. Non ho bisogno di truppe, cerco solo di alimentare il dibattito politico, con l’ausilio di una fondazione e di alcuni amici. Non ho detto che il Pdl è una minestra sciapa, ma che serve un po’ di sale in più come sui temi cittadinanza e di quelli eticamente sensibili”.

“Satira” su Meloni. E nella giornata di ieri non sono mancate nemmeno polemiche. E’ la satira a finire ancora al centro della giornata politica, sollevando le ire del centrodestra e la solidarietà del centrosinistra. Tutto nasce da un libro a fumetti molto duro sul ministro della Gioventù Giorgia Meloni, a cura del disegnatore Alessio Spataro dal titolo “La ministronza”, che da una serie di vignette sul blog dell’autore, da novembre sarà in libreria per la casa editrice Grrretic.
Le reazioni non tardano a pervenire. Dall’indignazione di Gianfranco Fini all’ira di Maurizio Gasparri. Il quale subito si chiede “se la sinistra sia pronta ad indignarsi”. Il centrosinistra si limita però a stigmatizzare ed esprimere solidarietà al ministro Meloni. A tutti risponde la stessa Meloni che parla di “allucinante vicenda” e ringrazia per la solidarietà.
La notizia è stata data oggi da “Il Secolo d’Italia”, molto vicino a Gianfranco Fini che sottolinea come Spataro abbia al suo attivo collaborazioni con “Il Manifesto” e “Liberazione”. L’ex giornale di Alleanza Nazionale evidenzia che sulla copertina del libro c’è “Giorgia Meloni nelle fogne accanto a un topo, mosche e scarafaggi”, con il testo: “Fascisti, carogne, tornate nelle fogne”. Nelle storie, spiega ancora il “Secolo”, “la ministronza parla in greve dialetto romano, non si lava, passa tutto il tempo parlando con topi e facendo sesso con suoi ammiratori dediti a perversioni dannunziane”.
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ribadisce la propria “gratitudine al ministro per la grande sobrietà e professionalità dimostrata quotidianamente nel suo lavoro al servizio delle istituzioni democratiche e delle generazioni più giovani”.

Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa usa un tono dispregiativo: “Spatolaro, o qualcosa del genere, che non ho mai avuto il piacere di conoscere, dà il meglio di sè, immagino, tra cacche, mosche e parolacce. Più che un fumetto mi è sembrato uno specchio”, ha detto. Di fumetto “rozzo e greve” parla anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti. Mentre per Enrico La Loggia, vicepresidente del gruppo del Pdl alla Camera, “è un qualcosa di sconcertante che con la satira non ha nulla a che vedere”. Anche Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, esprime solidarietà al ministro per la Gioventù. Secondo il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, “il nostro Paese assiste all’ennesimo imbarbarimento dello scontro, che nulla ha a che vedere con la politica, ed in mezzo ci finisce per l’ennesima volta una donna”, commenta la Carfagna. Solidarietà al ministro arriva anche dalla titolare dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini sostiene che “l’attacco sconsiderato portato al ministro Meloni supera ampiamente i limiti della satira”. Il segretario dell’Ugl Renata Polverini aggiunge che “il libro contro il ministro non è esercizio di satira ma solo di volgarità”, mentre Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato, si è rivolto alla sinistra italiana chiedendo “totale ed incondizionata solidarietà”, nei confronti del ministro.
Anche dall’opposizioni sono giunte al ministro Meloni attestazioni di solidarietà. “La satira diverte, morde e può anche far male ma se è satira intelligente non scade mai nel turpiloquio o nell’insulto gratuito”, dice il presidente del Pd Rosy Bindi. Paola Concia invece ritiene che “il libro di fumetti sulla Meloni sia un’operazione molto misogina”. Silvana Mura deputata dell’Idv è convinta che “la satira è satira, ma nel caso di Giorgia Meloni mi sembra che se sia sconfinati nell’offesa feroce e gratuita, oltre che in una volgarità sicuramente inaccettabile”.
La diretta interessata non entra nel merito della questione, ma esprime un ringraziamento a quanti gli hanno fatto pervenire la prorpia solidarietà: “Mi ero ripromessa di non fare alcun commento su questa allucinante vicenda – dice – ma di fronte alla enorme mole di messaggi di solidarietà che mi ha raggiunto in queste ore, non posso esimermi dal ringraziare tutti. In particolare mi rivolgo alle donne e a tutti coloro che pur non condividendo la mia posizione politica, hanno comunque sentito il bisogno di esprimermi stima ed affetto. Grazie davvero”.

Riecco il Ministero della Salute. Sul fronte parlamentare è stata approvata la costituzione del ministero della Sanità. La norma è stata approvata dopo il “sì” definitivo da parte dell’aula di Montecitorio al ddl che prevede anche l’incremento del numero dei sottosegretari. Alla Camera i voti a favore sono stati 252, i contrari 63 e 156 gli astenuti. Il provvedimento, che aveva già ottenuto il disco verde dal Senato, prevede l’aumento del numero dei ministeri da 12 a 13 e l’incremento del numero complessivo dei membri del governo da 60 a 63. Al ministero della Salute saranno trasferite le funzioni e le strutture attualmente conferite al ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali, senza maggiori oneri per il bilancio dello Stato. Inoltre, saranno attribuite al ministero dell’Economia e delle finanze una serie di funzioni in materia di organizzazione e spesa sanitaria.

Carmine Finelli

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