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Il retroscena. Alleanza per l’Italia, Rutelli chiama Fini? di M. Patrone

novembre 11, 2009 di Redazione 

Il nome del movimento annunciato oggi dall’ex leader della Margherita è lo stesso scelto da Fini per l’eventuale nuovo partito post-An che avrebbe dovuto sfidare il Pdl subito dopo la svolta del Predellino di Berlusconi. E non è la prima volta in queste settimane che Rutelli usa parole-chiave in qualche modo legate al presidente della Camera. Entrambi hanno partecipato al convegno dell’Udc per il “Partito della Nazione”. E l’ex sindaco di Roma ha da sempre in mente il progetto di una «Kadima italiana». Il giornale della politica italiana mette assieme i puntini e costruisce l’identikit del nuovo, futuro? partito di centro in questo pezzo del nostro direttore. Da non perdere. 

Nella foto, Francesco Rutelli

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di MATTEO PATRONE

Oggi i nostri titoli parlano di Rutelli e Fini, il primo animatore di una conferenza stampa di presentazione del suo movimento che, collocata nel giorno giusto, ha ottenuto il risultato di non far passare alcuni emendamenti dell’opposizione alla finanziaria presentata dal Governo; il secondo impegnato nel puntellare la linea berlusconiana sulla giustizia. Ma, al di là del comune protagonismo (più o meno positivo, più o meno funzionale al bene del Paese) nella giornata di oggi, cosa li lega veramente?

Sin dai tempi della svolta del Predellino, e poi oggi di fronte ai continui distinguo di Gianfranco Fini (e dei suoi, in Parlamento) nei confronti del premier e del resto del Pdl e della Lega si parla di un possibile approdo del’ex destra post-fascista (neo-berluscones a parte) al centro, insieme a Casini. Fini è stato ai convegni dell’Udc per lanciare il progetto del Partito della Nazione, una scelta dei termini che non sarà certamente suonata sgradita agli ex An.

Una rivoluzione, nello schieramento post-ideologico della politica italiana, che sarebbe stato impensabile ovviamente prima di Fiuggi ma anche in tempi più recenti, ma che la svolta istituzionale del presidente della Camera – e l’adesione di molti ex An – rende quanto meno plausibile. “Tutto può accadere”, ha commentato al nostro giornale questa ipotesi Rocco Buttiglione. “Abbiamo molti valori in comune, ma anche tanti che ci distinguono”, e il riferimento è al rapporto con la fede e con la religione, un tema sul quale i finiani hanno assunto da tempo una posizione fortemente laica.

Ma quale (ri)composizione dello schieramento politico italiano, oggi, non porrebbe un problema da questo punto di vista? E gli interessi in campo a favore, al contrario, di questa ipotesi sembrano essere molto forti.

Ai convegni dell’Udc verso il Partito della Nazione era presente, ovviamente, anche Rutelli. Che come sappiamo annuncia poi la sua uscita dal Partito Democratico per seguitre “altre strade con altre persone”. E nel farlo usa una parola, per definire quella che sarà la sua nuova strada: “buongoverno”, che evoca chiaramente il nome della prima alleanza elettorale tra Forza Italia e An, nel ’94, per vincere le elezioni nel mezzogiorno: il Polo del Buongoverno.

Una scelta casuale? Una coincidenza? Può darsi.

Poi viene il giorno della conferenza stampa di presentazione del nuovo movimento dell’ex leader della Margherita. Oggi. E ne viene annunciato il nome: Alleanza per l’Italia. E anche questo, ai più attenti, non riesce nuovo. E anche questo sembra rievocare, o meglio invocare certe “altre persone”.

Alleanza per l’Italia è infatti lo stesso nome scelto da Gianfranco Fini per il nuovo (eventuale) partito-alleanza elettorale che avrebbe dovuto affrontare le politiche del 2008 – allora ancora solo ipotetiche, il Governo Prodi era in carica – dopo la rottura-lampo (da Berlusconi) in seguito alla svolta del Predellino. Il partito, insomma, che avrebbe dovuto sfidare il Popolo della Libertà, allora orfano degli ex An.

Due indizi non fanno ancora una prova, forse. O forse sì. Ma poi a sgombrare il campo arriva il terzo, che poi è il più “antico”. I più attenti tra noi ricorderanno che il vero, dichiarato intendimento di Rutelli, al momento dello scioglimento della Margherita e della nascita del Pd, era costruire “una Kadima italiana”, come disse lui stesso. E il cerchio sembra chiudersi.

Perchè Kadima, per chi non lo sapesse, è il partito di centro fondato in Israele da Ariel Sharon mettendo assieme le costole “responsabili” di laburisti e conservatori. Di sinistra e di destra. Un vero e proprio partito della nazione.

MATTEO PATRONE

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