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Su giustizia ancora duello tra Silvio e Fini Bondi: “Gianfranco conformista di realtà”

novembre 11, 2009 di Redazione 

Tutto cominciò, come ricorda spesso lo stesso presidente della Camera, il giorno in cui Berlusconi, allora semplice imprenditore non ancora sceso in politica, durante una conferenza stampa a Casalecchio di Reno disse che per la carica di sindaco di Roma tra Fini e Rutelli avrebbe scelto sicuramente Fini. Era il 1993. Fu il primo mattone del futuro Polo del Buongoverno, prodromo originale del Popolo della Libertà. Da allora un rapporto di stima politica e personale lega moltissimo il premier al suo delfino-competitore. Ma da quando l’ex leader di Alleanza Nazionale è asceso alla terza carica dello Stato, è calato il gelo. Fini, sostenuto dal nostro giornale, ha scelto la linea della responsabilità istituzionale, assumendo al tempo stesso i valori di una destra moderna, europea, sulla falsariga degli altri grandi partiti liberalconservatori del Vecchio continente. Una linea che non poteva non confliggere con le “esigenze” del presidente del Consiglio. Sul tema della riforma dei procedimenti e della prescrizione breve l’ultima sfida, cominciata nel week-end con l’intervista di Fini a “Che tempo che fa” (“Gli autografi li chiedano a Sting, il presidente della Camera non firma nulla”) e proseguita con l’incontro chiarificatore, ma che non è piaciuto agli ambienti più vicini al premier, di ieri. Oggi nuovo attacco del “Giornale”. Il giornale della politica italiana, a poche ore dalla presentazione al Senato della legge frutto del compromesso tra i due, vi racconta l’ultimo duello. La firma è di Francesco Carosella. Sentiamo.

Nella foto, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi: sembrano guardare in direzioni opposte

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di Francesco CAROSELLA

Quando Vittorio Feltri aveva annunciato sul Giornale l’intenzione di Berlusconi di sottoporre ai parlamentari Pdl un documento da sottoscrivere in cui si richiedeva l’impegno a votare una legge che proteggesse il premier dai processi, Gianfranco Fini a ‘Che tempo che fa’ era stato tranchant: “Gli autografi li chiedano a Sting, non ai deputati. Il presidente della Camera non firma nulla. I deputati si regolino loro. Comunque quel che scrive Feltri mi lascia del tutto indifferente. Feltri è un direttore indipendente, bisogna vedere se è indipendente dalla sua volontà. Il fatto è che Berlusconi è il suo editore. E questo è quello che non mi quadra. Mi fa ridere la definizione di “compagno Fini”. E il Pdl così com’è organizzato non mi soddisfa al 100 per cento. È la caserma che non mi piace”.

Immediatamente veniva convocato un vertice urgente tra i due fondatori del Popolo della libertà, un faccia a faccia definitivo che risolvesse le divergenze che si protraggono ormai da settimane sul tema cruciale della riforma della giustizia.

Una trattativa preliminare serratissima tra i due avvocati del presidente del Consiglio e dell’ex leader di An Niccolò Ghedini e Giulia Bongiorno. Un accordo è inevitabile, sostengono i due, una spaccatura della maggioranza porterebbe conseguenze imprevedibili, e ormai per Berlusconi è una questione di lealtà. Ghedini consegna a Fini una serie di proposte che il premier vorrebbe fossere accettate in blocco, ma che il presidente della Camera accoglie solo parzialmente, coerentemente con le posizioni già espresse. Il vertice si è tenuto ieri mattina ed è durato due ore. Al termine Berlusconi si è detto soddisfatto, ma non ha voluto rilasciare altre dichiarazioni. E’ stato Fini a rendere conto dell’incontro.

L’ex leader di Alleanza Nazionale annuncia a SkyTg24 che «nei prossimi giorni» sarà presentato un ddl che garantirà l’accorciamento della durata dei processi, nei 3 gradi di giudizio, ad un massimo di sei anni, “solo per gli incensurati”. Ma “niente prescrizione breve. Si tratta di un’ipotesi impraticabile”, anche per l’impatto che potrebbe avere su migliaia di processi. Sì all’immunità parlamentare. Spiega Fini: “Abbiamo in Italia un assetto di tipo legislativo originale. Mentre infatti i parlamentari nazionali non godono di alcuna immunità, quelli europei sì. Già questa considerazione dimostra che discutere dell’opportunità dell’immunità parlamentare non è un’ipotesi che deve destare scandalo”.
Ma “non deve essere impunità: bisogna garantire che vi sia per il potere legislativo la possibilità che la Costituzione definisce, cioè di agire in piena autonomia senza per questo limitare il diritto del potere giudiziario di indagare e stabilire la verità dei fatti” ha specificato. Fini è favorevole anche all’ipotesi di elezione diretta del capo del governo: “Non considero motivo di preoccupazione se il capo dell’esecutivo è eletto direttamente dal popolo. E’ evidente però che ci vuole un contrappeso, ci vuole un rafforzamento del potere del Parlamento”.

La risposta dell’opposizione arrivava dal neoleader del Pd Pierluigi Bersani: “Se vogliono migliorare il servizio giustizia siamo qua a dire sì, se vogliono cancellare i processi in corso siamo qua a dire no”. E po: “Noi abbiamo già fatto una riflessione attenta, per noi la riforma dell’immunità parlamentare non è da mettere all’ordine del giorno”.

Stamattina Il Giornale titola a tutta pagina: “Fini vuole affossare Berlusconi”. Nell’editoriale il vicedirettore Alessandro Sallusti accusa Fini di porsi in rivalità con il premier, quello raccontato dalla seconda carica dello Stato non è un civile compromesso: “Il presidente della Camera resta lontano anni luce dal presidente del Consiglio e non ha alcuna intenzione di dargli una mano vera a risolvere i problemi. Preferisce tenersi stretto il buon rapporto con Napolitano, con l’opposizione e con la potente casta dei magistrati”. “Più che un alleato, o meglio numero due del partito – prosegue Sallusti – il presidente della Camera continua a porsi come il rivale di Berlusconi, che pure lo ha prima sostenuto e poi sdoganato dal ghetto della destra fino a portarlo in carrozza sulla poltrona di terza carica dello Stato”.

Sempre sul quotidiano di Vittorio Feltri un’altra dura critica da parte di Sandro Bondi, ministro dei Beni culturali e coordinatore del Pdl, a proposito del libro di Fini, ‘Il futuro della libertà’: “Non è curioso – si chiede Bondi – che nel libro di Gianfranco Fini non ci sia traccia di Silvio Berlusconi né del fascismo? Potrebbe sembrare che la storia dell’evoluzione di Fini sia semplicemente giustapposta a quella di Berlusconi oppure si ponga, come molti episodi farebbero temere, in alternativa ad essa”. Osserva Bondi: “Tutti hanno delle responsabilità nella realizzazione del Pdl. Qui si misurerà anche la lungimiranza di Fini, che può essere uno degli artefici del rafforzamento del nuovo partito oppure la causa del suo possibile fallimento”. Il ministro individua anche “una certa analogia tra la parabola politica e culturale di Gianfranco Fini e quella della tradizione comunista italiana: entrambe, hanno affrontato la scomparsa delle ideologie incorrendo in una sorta di conformismo un po’ schiavo della realtà, senza la capacità di elaborare un’autentica riflessione sul proprio passato”. “Prova ne è – sottolinea Bondi – che Fini nel suo libro tace ogni riferimento all’attuale presidente del Consiglio. E’ curioso imbattersi in questa rimozione, che s’aggiunge a quella sul fascismo e su altre figure fondamentali nella storia del Novecento italiano. Infine Bondi si dissocia anche da altre affermazioni di Fini: “Il Pdl come una caserma? Ritengo questo giudizio quantomeno ingeneroso”, scrive il ministro. E ammonisce: “Il partito che si sta costruendo dovrebbe avere una cultura politica condivisa, non una classe politica eterogenea modello Dc”.

Oggi si dovrebbe tenere un secondo vertice a 3 tra Berlusconi, Fini e Bossi per la definizione delle riforme. Fini aveva sostenuto nei giorni scorsi anche che le riforme “devono essere condivise”. Ma già il viceministro del Carroccio Roberto Castelli ha fatto sapere che la Lega saluta con favore “qualsiasi azione che salvaguardi da un lato la capacità dello Stato di perseguire i mariuoli ma che dall’altro renda i nostri processi a livello europeo”. Intanto il vicecapogruppo Pdl al Senato Quagliariello ha fatto sapere che il ddl sul processo breve è già pronto e potrebbe essere presentato al Senato in giornata. “Il ddl sarà presentato o stasera o domani, poco importa. Appena pronto verrà depositato. Ci lavorano già dalla notte”, ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti.

Francesco Carosella

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