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Governo battuto a Camera su Finanziaria Ma l’assenza di Rutelli evita altre cadute

novembre 11, 2009 di Redazione 

Passano tre emendamenti dell’opposizione: i primi due 256 a 254, il terzo, presentato da Lanzillotta, per un voto finito in parità. Già martedì il centrodestra si era ritrovato in minoranza. A Montecitorio mancavano peraltro i voti dei deputati che seguono l’ex leader della Margherita nel suo nuovo movimento Alleanza per l’Italia: stamattina era prevista la presentazione, e così Rutelli e gli altri si sono assentati. La loro presenza avrebbe mandato sotto il Governo anche su altri emendamenti. Il servizio di Carosella.          

Nella foto, l’aula di Montecitorio

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di Francesco CAROSELLA

Il Governo è stato battuto due volte con uno scarto di due voti sugli emendamenti presentati dall’opposizione all’articolo 21 sul bilancio di previsione all’interno della riforma della legge Finanziaria. Su entrambi il vice ministro all’economia Giulio Vegas e il relatore del ddl avevano espresso parere contrario. 256 a 254 il risultato delle votazioni.

Il primo emendamento, presentato da Italia dei Valori riguarda l’introduzione di un raccordo tra i programmi di bilancio e la nomenclatura Cofog (nomenclatura di riferimento internazionale) mentre il secondo, presentato dal Pd, evidenzia il collegamento tra i parametri di previsione e il sistema di indicatori e obiettivi adottati da ciascuna amministrazione per le valutazioni sulla produttività del servizio pubblico previsto dalla legge Brunetta e dai successivi decreti.

La sconfitta della maggioranza sarebbe potuta essere ancora più grande se in aula non fossero mancati i voti dei rutelliani, che oggi presenziavano alla conferenza stampa di presentazione del nuovo movimento fondato da Francesco Rutelli, Alleanza per l’Italia. Tra gli altri Bruno Tabacci, Giorgio La Malfa, Massimo Calearo e Pino Pisicchio.
Un terzo emendamento del Pd firmato da Linda Lanzillotta è stato votato in parità ed è quindi stato bocciato.

Il governo era già andato sotto martedì scorso in occasione della votazione sull’articolo 7. E’ passato l’emendamento del Pd che prevede che il governo presenti entro il 15 settembre uno “schema di decisione di finanza pubblica” e non più la “decisione di finanza pubblica” (Dpf) come indicava il testo presentato dall’esecutivo. Il Dfp è il documento che sostituirà il Dpef. La nuova formulazione modifica il peso della valutazione del documento che prima era predisposto in via ultimativa dal governo, mentre ora pone l’accento sulla valutazione che dello “schema” potrà fare il Parlamento.

Francesco Carosella

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