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Politica&televisione (?). Nuovi improperi della Santanchè: ‘Maometto era pedofilo’

novembre 9, 2009 di Redazione 

Volano parole pesanti, nella politica italiana. O forse ai suoi margini. Della politica. E della tivù. Perchè non può considerarsi tivù quella che ogni domenica propone dibattiti che travalicano confini di rispetto e buonsenso. Apposta per trainare l’audience. L’esatto contrario di quello che fa il giornale della politica italiana, che pure quanto ad audience non si può certo lamentare, che dopo avervi riferito dell’attacco di Giovanardi alla memoria del povero Stefano Cucchi vi racconta ora di come ieri, durante la trasmissione del pomeriggio della domenica di Canale5, il salotto del trash per eccellenza, per (non) ”leggere” il quale sarebbe necessaria una capacità di discernimento e critica che manca alla maggior parte dei telespettatori (che, del resto, in quel caso cambierebbero canale favorendo la nascita di un’altra televisione), la leader di Movimento per l’Italia ed esponente di una destra italiana oggi superata dalla modernità incarnata da Gianfranco Fini, abbia usato parole pesantissime nei confronti del Dio dei musulmani. Non aggiungiamo altro, perchè c’è il bel pezzo (per una volta, un po’ sarcastico) di Désirée Rosadi. Sentiamo.

Nella foto, Daniela Santanchè a “Buona domenica”

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di Désirée ROSADI

I salotti televisivi non sono più soltanto momenti di intrattenimento e informazione. Tra litigi, risse e parole pesanti, c’è anche chi dà lezioni di civiltà. È il caso di Daniela Santanché. Invitata nei programmi televisivi in cui si parla di questioni sociali legate all’immigrazione e, nello specifico, ai diritti delle donne, la leader del Movimento per l’Italia ha fatto di questi temi culturali il suo cavallo di battaglia. In particolare, la Santanché sembra essersi specializzata in islamistica, una disciplina molto amata da chi, come lei, vuole risolvere la “questione” musulmana in Italia. Nel nostro Paese, infatti, la comunità musulmana si sta allargando, e insieme a questa aumentano i problemi di integrazione e di comprensione interculturale. E quale mezzo migliore, se non quello mediatico, per avviare un dialogo costruttivo?

Domenica pomeriggio, Canale 5. Daniela Santanché è invitata all’ennesimo salotto televisivo che allieta la giornata di festa degli italiani. La puntata ruota intorno al crocifisso in classe, e tra i partecipanti al dibattito c’è anche Ali Abu Schwaima, presidente del Centro islamico di Milano e della Lombardia. Guarda caso, la discussione và a finire proprio lì: “per noi Maometto è poligamo, con nove mogli, e l’ultima di nove anni, quindi anche pedofilo”, esordisce la Santanché quasi al termine del programma, e Schwaima: “Noi vogliamo parlare di cose serie, non delle sue schifezze”. In pochi istanti è il putiferio. “Ecco l’ignoranza sua e di tutti quelli come lei, che non hanno altri argomenti per controbattere quel che dico” riprende il presidente del Centro islamico, mentre Daniela Santanché ribadisce che Maometto “per noi era pedofilo”.

Le affermazioni della leader politica hanno scatenato un polverone. Troppo pesanti anche per Giuliano Cazzola, deputato del Pdl, il quale ha rimproverato alla Santanché di essersi infilata in un discorso troppo complesso, offendendo i sentimenti delle persone di fede islamica, e “Avrebbe dovuto collocare gli eventi nel contesto storico, culturale, antropologico, demografico e sociale di duemila anni or sono”. Un “comportamento assolutamente irresponsabile che deve essere isolato”: questo è il giudizio espresso da Ahmad Gianpiero Vincenzo, presidente dell’Associazione intellettuali musulmani italiani, il quale richiama urgentemente ad un clima di dialogo. Una cosa è chiara: non sarà il salotto di Barbara D’Urso a sviscerare la questione. Forse il tribunale di “Forum” o di “Verdetto Finale” sarebbe più appropriato. Era più pedofilo Maometto, che sposò una bambina di nove anni, o Giuseppe, che prese in moglie Maria poco più che fanciulla? Erano più poligami gli arabi o i patriarchi giudaico-cristiani, che praticarono la poligamia fino alla sua proibizione nel Talmud? Potremmo utilizzare la bilancia di Rita dalla Chiesa, e decidere “a peso” chi ha peccato e chi meno.

Che Maometto, o meglio Muhammad, fosse poligamo non è un mistero, e neanche il fatto che avesse sposato delle giovani ragazze, come accadeva ancora nel 600. E chi porta come esempio il paragone con la vita pura e limpida di Gesù, cade in un tranello: da un punto di vista strettamente teologico, la figura di Muhammad non è assimilabile a quella di Gesù Cristo in quanto il profeta era ed è rimasto per tutta la sua vita “un uomo come gli altri”, così come recita il Corano, e non si reincarnò in Dio. Muhammad fu prima di tutto un uomo, che si sposò a vent’anni con una donna di quindici anni più anziana di lui, e restò la sua unica moglie fino alla sua morte. Dopo di lei ebbe altre mogli, più o meno giovani, che sposò contemporaneamente. Ma la poligamia, che ai nostri occhi appare come un sopruso nei confronti delle donne, secondo l’accezione coranica si caratterizza per l’equanimità: se l’uomo non è in grado di garantire un trattamento paritario (morale, affettivo ed economico) alle mogli, è meglio che si astenga da questa pratica. Infatti solo una trascurabile minoranza di musulmani ha più di una moglie. Detto ciò, non ha molto senso accusare il profeta Muhammad di poligamia e di pedofilia. E dato che non frequentava escort e neanche transessuali, cade ogni accusa. L’ultima parola al televoto.

Désirée Rosadi

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