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***Settegiorni***
TABACCI, D’ALEMA, BERTINOTTI E LE WSOP
di MARIO ADINOLFI

novembre 9, 2009 di Redazione 

Per la gioia dei nostri lettori, dopo una pausa post-fatica per le primarie torna il giro d’orizzonte in sette punti del vicedirettore di Red e grande blogger. La rubrica più amata del giornale della politica italiana. Oggi Adinolfi apre puntando il dito contro la scelta dell’ex presidente della Regione Lombardia di lasciare un’altra volta l’Udc per raggiungere Rutelli. Due e tre dedicati al dopo-assemblea nazionale Pd, quella che ha ratificato l’elezione di Bersani a segretario: alla mozione vincitrice presidente e vice(segretario, appunto), scrive Mario, «forse un po’ troppo». Franceschini domani verrà eletto capogruppo Democratico alla Camera. Mentre, punto quattro, si spalancano le porte per D’Alema mister Pesc (lo sostiene tutto il Pse, dopo la rinuncia di Miliband): «Un regalino non da poco» per Bersani. Ma prima c’è spazio per una critica alla scelta del profilo basso del neoleader sulla rimozione di Ruffini dalla direzione di Raitre. Adinolfi, cinque, intervista Bertinotti domani su Red, infine, last but not least – ricordate? – calcio e scommesse per chiudere. Buona lettura.

Nella foto, Mario Adinolfi

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di MARIO ADINOLFI

1. A me non piacciono le persone che cambiano partito troppo facilmente. Nella vita sono stato un militante del cattolicesimo democratico e ne ho seguito l’evoluzione attraverso tre decenni: democristiano negli anni Ottanta, popolare nei novanta, democratico (direttista) in questo avvio di terzo millennio. Ho stima di Bruno Tabacci, ma notare che lascia l’Udc per le seconda volta in due anni, ieri per fondare la Cosa Bianca con Savino Pezzotta, oggi per affiancarsi a Francesco Rutelli, è cosa che non mi piace.

2. Sull’esito dell’Assemblea nazionale del Pd che ha ratificato la vittoria di Pierluigi Bersani c’è poco da aggiungere. Trionfo del minimalismo post Pci, grandi lotte per accaparrarsi strapuntini che non servono a niente, en plein della mozione del segretario, che incassa per sé presidenza e vicesegreteria unica. Un po’ troppo, forse. Dario Franceschini domani sarà eletto capogruppo alla Camera. Avrei preferito posizionamenti più combattivi, anche perché sono convinto che il 29 marzo faremo un bilancio dei consensi persi con lo spostamento a sinistra dell’asse del Pd e scopriremo che saremo a percentuali da Pds. Non me lo auguro, ma mi pare uno scenario prevedibile. Le elezioni regionali, se non ci inventiamo qualcosa, rischiano di essere un bagno di sangue: se si perde in Piemonte, Lazio, Campania e Puglia (totale ventidue milioni di italiani), oltre che nelle già perse Lombardia e Veneto, che reazione politica occorrerà avere?

3. Del discorso all’assemblea nazionale di Bersani non mi è piaciuto il silenzio sul caso Ruffini, il migliore direttore di Raitre fatto fuori con il silenzio complice dei dalemiani che avevano incassato Bianca Berlinguer alla direzione del Tg3 subito dopo la vittoria nel voto degli iscritti. Ora, dopo le primarie, danno il via libera alla rimozione di Paolo Ruffini da direttore di Raitre, operata da quel Mauro Masi che è il vero uomo cerniera tra Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema. Franceschini ha avuto il merito, nel suo discorso, di protestare con durezza contro la cacciata di Ruffini. Tutto il Pd dovrebbe impegnarsi in questa battaglia. Invece, neanche una voce.

4. Frutto pregiato del ritrovato dialogo tra Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema è l’incoronazione di quest’ultimo a mister Pesc, ministro degli Esteri europeo. Oggi il capogruppo del Pse Schulz ha dato il suo via libera ufficiale, l’operazione si farà. Il primo sospiro di sollievo è di Bersani. D’Alema fuori dalle scatole è un regalino non da poco.

5. Domani intervisterò Fausto Bertinotti nella mia trasmissione quotidiana su Red Tv. Sul mio profilo Facebook ho chiesto ai miei adorati lettori di porre al posto mio le domande. Quesito più gettonato: “Si è pentito di aver fatto cadere il primo governo Prodi?”. Quello forse è stato un crocevia della storia.

6. Al crocevia della storia (calcistica) ci sono anche Irlanda e Francia che dopodomani si giocano l’andata dello spareggio per andare ai mondiali in Sudafrica. Tutti tifiamo Trapattoni, sapendo che vincerà l’antipatico Domenech, che ho incontrato a Las Vegas alle World Series of Poker. Giocatore mediocre. A proposito, tempo di giocate utili alla Scommessa Collettiva in questo weekend. Qualificazioni sicure per Portogallo, Russia, Francia e Ucraina.

7. Tornando dalle parti di Las Vegas, stanotte un taglialegna e un ventenne (entrambi ovviamente statunitensi) si giocano il titolo mondiale di texas hold’em no limit. Premio per il vincitore: otto milioni e mezzo di dollari. Più modestamente io giocherò per il titolo on line di Full Tilt con qualche migliaio di appassionati. Il sogno di indossare il braccialetto da campione del mondo, comunque, continuo a coltivarlo.

MARIO ADINOLFI

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