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Ora Giovanardi offende e strumentalizza Cucchi: “Morto perchè tossicodipendente”

novembre 9, 2009 di Redazione 

Parole terribili, pronunciate mentre la famiglia ancora cerca scampo al dolore e mentre si cerca di accertare, o meglio si aspetta di sapere, come siano davvero andate le cose. La vicenda, lo sapete, è quella del ragazzo romano arrestato e incarcerato e dopo dieci giorni uscito morto e in condizioni indicibili, dopo aver evidentemente subito percosse e altro. Il racconto di Francesco Carosella.          

Nella foto, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi

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di Francesco CAROSELLA

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, cofirmatario nel 2006 della legge Fini-Giovanardi che ha eliminato nell’ordinamento giuridico italiano la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, inasprendo le sanzioni penali anche a carico dei consumatori, e che nel maggio 2008 ha anticipato l’intenzione di introdurre una legge che proibisca qualsiasi manifestazione antiproibizionista, si è espresso sul caso Stefano Cucchi, il geometra 31enne deceduto in circostanze tuttora inspiegate all’ospedale Sandro Pertini di Roma, dopo essere stato arrestato per spaccio di sostanze stupefacenti. Sono tutt’ora in corso le indagini dell’autorità giudiziaria che ha inserito nel registro degli indagati per il reato di omicidio preterintenzionale tutti coloro che hanno avuto contatti con Cucchi dal momento dell’arresto fino alla morte in ospedale, passando per il carcere di Regina Coeli.

Nel corso della trasmissione “24 Mattino” di Radio24 Giovanardi ha attribuito la morte del giovane unicamente alla sua condizione di tossicodipendenza: “Stefano Cucchi è morto perché anoressico, drogato e sieropositivo”. Al momento del decesso Stefano Cucchi presentava lividi e fratture in tutto il corpo, e sussiste il sospetto che le cartelle cliniche siano state manomesse. Alle continue richieste di spiegazioni della famiglia del giovane non è mai stata data alcuna risposta né dal personale medico né dalle forze dell’ordine coinvolte nell’arresto e nella detenzione del ragazzo, la cui scomparsa resta avvolta da una coltre di dubbi e di silenzi.

Ma per il sottosegretario alla presidenza la risposta è chiara: “Era in carcere perché era uno spacciatore abituale. La verità verrà fuori, e si capirà che è morto soprattutto perché era di 42 chili”.

Secondo Giovanardi: “E’ la droga che ha devastato la sua vita, era anoressico, tossicodipendente, poi c’è il fatto che in cinque giorni sia peggiorato, certo bisogna vedere come i medici l’hanno curato. Ma sono migliaia le persone che si riducono in situazioni drammatiche per la droga, diventano larve, diventano zombie: è la droga che li riduce così”.

La famiglia di Cucchi, che ha sempre smentito l’ipotesi di sieropositività di Stefano, si è detta offesa e addolorata dalle parole dell’esponente del Governo, e ha immediatamente risposto per voce della sorella Ilaria ai microfoni di Crnmedia: “A Giovanardi che fa queste dichiarazioni a titolo gratuito, rispondo semplicemente che il fatto che Stefano avesse problemi di droga, noi non l’abbiamo mai negato, ma questo non giustifica il modo in cui è morto”. Conclude: “Non voglio aggiungere altro, la cosa che ha detto si commenta da sola”.

Scoppia la polemica politica, le parole di Giovanardi scatenano le reazioni dell’opposizione.
Il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi: “Il sottosegretario Giovanardi si dovrebbe vergognare delle sue affermazioni, palesemente false, sulla morte di Stefano Cucchi. Le sue parole sono sconcertanti e dimostrano che non ha rispetto per la verità dei fatti, per le istituzioni, per le forze dell’ordine e per il dolore della famiglia. Per questo si deve dimettere”.

Anche Roberto Giachetti del Pd: “Di fronte ad un caso come quello di Stefano Cucchi, su cui è indispensabile ed urgente fare chiarezza quanto prima, le parole del sottosegretario Giovanardi sono il peggio che certa politica possa esprimere al cospetto di una tragedia umana su cui gravano dubbi e sospetti di responsabilità esterne”.

Giovanardi ha subito replicato con una nota: “Sono stato il primo ad esprimere solidarietà alla famiglia del giovane Stefano Cucchi per quello che di certo c’è nella sua tragica fine: e cioè che nei giorni della degenza ospedaliera si è permesso che arrivasse alla morte nelle terribili condizioni che le foto testimoniano”. Giovanardi addossa le responsabilità soprattutto al personale ospedaliero: “In tutto questo certamente la droga ha svolto un ruolo determinante, perché è stata la causa della fragilità di Stefano, anoressico, tossicodipendente e soggetto a crisi di epilessia, secondo le sue dichiarazioni: ma proprio le sue patologie non dovevano e non potevano indurre i medici a prendere per oro colato le sue presunte volontà”. “Qui sta il nodo: secondo me – ha concluso il sottosegretario – hanno perfettamente ragione i familiari che pretendevano di essere coinvolti, ma anche i medici sono oggi in difficoltà davanti a chi sostiene che la volontà del paziente deve sempre essere rispettata. Ma la volontà di Stefano, in quelle condizioni, era davvero così chiara?”.

Intanto è disponibile online sul sito abuondiritto.it la documentazione clinica di Cucchi. L’onorevole Giuseppe Giulietti dell’associazione Articolo21 in merito alla vicenda: “Non c’è alcun mistero sulla morte di Stefano Cucchi. Può sembrare paradossale, ma è tutto documentato e leggibile negli atti”. Sottolinea Giulietti: “Si tratta di un atto di accusa che non può essere ignorato, né dalle istituzioni, né dalla politica né, per quanto ci riguarda, dai media”. “Per queste ragioni – prosegue – l’associazione Articolo21 non solo ha deciso di riprendere la documentazione ma anche di chiedere a tutti i blog e a tutti i siti di linkare i video e la documentazione pubblicata. Ci auguriamo, infine, che tutte quelle trasmissioni che hanno trovato il tempo e lo spazio per dedicare ore ed ore di trasmissioni ai delitti di Cogne, di Perugia, di Garlasco vogliano finalmente dedicare analoghe attenzione alla vergognosa vicenda di Cucchi o a quella già dimenticata di Aldo Bianzino o alla restituzione della memoria e della verità alla famiglia Aldrovanti di Ferrara, la cui vicenda per molto tempo fu circondata da un silenzio complice ed omertoso. Comprendiamo che si tratti di “delitti più scomodi” e meno utilizzabili all’industria della paura ma non per questo si può fingere di non vedere, di non sentire e di non sapere”.

Giovanardi è anche promotore dell’iniziativa dei test anti-droga volontari per i parlamentari, che cominciano da oggi. Era stato il ministro della Difesa Ignazio La Russa a rilanciare la proposta e a sottoporsi per primo al test, con esito negativo, seguito anche dal sindaco e dal vicesindaco di Milano Letizia Moratti e Riccardo De Corato. Giovanardi ha messo a disposizione i locali del Dipartimento per le politiche di contrasto agli stupefacenti per tutti gli onorevoli che volessero aderire all’iniziativa. Tra i primi ad effettuare il test questa mattina il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, promotore nella scorsa legislazione di una campagna antidroga in seguito al servizio delle Iene che aveva dimostrato la positività di alcuni parlamentari al test. Così Casini: “Udc aveva proposto una legge che lo rendeva obbligatorio per i parlamentari, ma il provvedimento è stato bocciato in Parlamento – spiega il leader dell’Udc – Bisogna che ciascuno si assuma le sue responsabilità. Oggi questo test è meglio di niente, anche se è solo un fatto simbolico”. Di opposto avviso è stato il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero che ha definito l’iniziativa “totalmente demagogica, è una presa in giro. Giovanardi dovrebbe dire che se un onorevole venerdì si è fatto dieci piste di coca, nell’analisi del capello lunedì non se ne troverà traccia. Le tracce di cocaina svaniscono molto prima, così come è assurdo che in giro per le stazioni ci sono i cani antidroga allenati per le droghe leggere mentre non riconoscono le droghe pesanti. Il sistema repressivo è tutto basato verso le droghe leggere perché l’altra, essendo la droga degli strati alti, viene lasciata correre”. Anche Fabrizio Cicchitto del Pdl: “No, è una spirale perversa”. Replica Giovanardi: “Le tracce nel capello restano sei mesi, caro Ferrero: sei rimasto indietro”.
Spiega: “Nell’iniziativa «non c’è alcuna demagogia. Ho solo dato un’opportunità ai parlamentari di fare il test e dire ai cittadini ‘io faccio il legislatore, devo essere una persona equilibrata’. Negli Stati Uniti lo stato di salute del candidato presidente è un affare nazionale. Per la dignità di un parlamentare, è giusto potersi sottoporre a un test, se lo vuole fare”.

Francesco Carosella

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