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Ragazzo iraniano che sfidò Khamenei. In Paese 2/3 popolazione ha meno di 30 anni

novembre 8, 2009 di Redazione 

Ciò significa che i giovani, gli studenti, hanno un grandissimo potere, e questo lascia ben sperare per il futuro dell’Iran. Oggi il giornale della politica italiana ha stigmatizzato il ritorno, anzi, la prosecuzione sulla strada dell’«economia di carta» come non-soluzione alla crisi economica (con Gad Lerner). Ha criticato la scelta di Alemanno di colpire i lavavetri, piuttosto che il disagio che è alla base della loro (non) scelta di vita (con Andrea Sarubbi). Ha dato il giusto spazio al suo Luigi Crespi, che in questo mesi si è ancora più accreditato come uno dei maggiori commentatori politici in circolazione, quello de il Politico.it. E ora vi racconta questa storia di coraggio e, in fondo, apertura (la Guida Suprema dalle pagine del suo sito internet un po’ glissa, ma qualcosa deve concedere e qualcosa ha l’aria di essere cambiato e di poter cambiare ancora, proprio grazie agli universitari, in Iran). Per non parlare della prova del nostro Paolo Guzzanti che potete vedere a lato, nel video. Una giornata come dicevamo scarsa sul fronte della politique politicienne, ma ricchissima di contenuti e forte di una grandissima tensione morale. Un patrimonio che potete vivere forse solo qui, cari lettori. Buona lettura con la nostra Désirée Rosadi.

Nella foto, il giovane studente di matematica Mahmud Wahid Nia

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di Désirée ROSADI

La scorsa settimana, più precisamente il 28 ottobre, si è tenuta, come tutti gli anni, l’assemblea annuale degli studenti iraniani presso l’Università della capitale. Si tratta di una sorta di inaugurazione dell’anno accademico che sta per iniziare, insomma uno di quegli eventi in cui non può mancare la presenza delle autorità, in particolare della Guida Suprema. E c’era da aspettarsi che, dopo l’estate di fuoco, Khamenei non avrebbe risparmiato la sua “paternale” agli studenti iraniani. Infatti, l’ayatollah ha esordito gli scontri post-elettorali di giugno, ai quali presero parte molti studenti, lanciando il suo avvertimento: “Contestare il voto del 12 giugno è il crimine più grande che possa esserci”, ha tuonato dal suo posto d’onore, richiamando all’ordine e alle sue regole la nuova generazione iraniana. Dopo quelle parole, solo interventi ossequiosi e domande ad hoc degli studenti.

Mahmud: “Voglio dirle alcune parole” - I docili animali al pascolo sembravano finalmente rientrati nella stalla. Eppure una pecorella, tutt’altro che smarrita, si era rifiutata di tornare dal suo “pastore”. “Voglio dirle alcune parole”, ha esclamato con decisione un ragazzo, mentre stringeva con forza le mani al microfono. La cerimonia era quasi finita, il cancello del recinto si sarebbe chiuso lì a poco. Il giovane studente di matematica Mahmud Wahid Nia si è fatto coraggio ed ha continuato a parlare, rivolgendosi a Khamenei: “Perché nessuno può permettersi di criticarla in questo Paese? Non è ignoranza questa?”. “Lei ritiene – ha proseguito – di non fare errori? Perché l’hanno trasformata in una sorta di idolo irraggiungibile, che nessuno può sfidare?”. I colleghi intorno hanno cercato inutilmente di farlo tacere, e la voce di Mahmud ha rotto di nuovo il loro silenzio-assenso: “Perché la tv nazionale mostra immagini false, per esempio su quello che è successo dopo le elezioni?”. “Non ho potuto leggere un articolo sulla sua attività politica – ha concluso il giovane – visto che ha chiuso tutti i media che osavano criticarla?”. Professori, studenti e autorità, tutti nelle prime file si girano a guardare quel ragazzo. Ad un tratto si alza un applauso tra i giovani, e poi un altro e un altro ancora.

Khamenei: “Gli studenti non risparmino obiezioni” - “Accetto la critica nei miei confronti”, ha fatto sapere Khamenei per mezzo del suo sito web, “per questo i funzionari governativi e gli studenti non devono risparmiare le loro obiezioni alla Guida Suprema”. Le risposte sono più che altro riferite all’accusa di controllo dei media: “Condivido il fatto che la radio e televisione pubblica abbiano dei difetti e che, in questo momento, non riescano a rappresentare tutte le realtà del Paese – dice la Guida Suprema – Non crediate che il fatto di nominare il direttore generale significhi che tutti i programmi della televisione godono della mia approvazione”. Sembra proprio che l’ayatollah si rifiuti di riconoscere il suo potere decisionale e la sua influenza sui media iraniani, descrivendolo piuttosto come “timore reverenziale” nei suoi confronti. Eppure, nel suo comunicato, pur rispondendo alle domande di Mahmud, evita di riportare il nome del giovane universitario.

Voci sull’arresto di Mahmud. “No, sto bene” - Nonostante le rassicuranti risposte di Khamenei, nei giorni scorsi si è temuto per l’incolumità del giovane matematico. Sono circolare addirittura voci che lo davano agli arresti, che sono state immediatamente smentite da Mahmud: “Sto bene”, ha rassicurato per mezzo dell’agenzia stampa iraniana Alef, precisando che il suo discorso non è stato manovrato da nessuno. Uno scambio di vedute “costruttivo”, così lo ha definito lo studente, che da poco ha ricevuto il primo premio in un prestigioso concorso di matematica del Paese. Con le sue parole decise, chiare, ma soprattutto dal tono pacato, ha dato dimostrazione ai suoi colleghi iraniani, e non solo, di enorme coraggio. Ricordiamoci che per due terzi la popolazione del Paese ha meno di trent’anni, e ciò significa che il potere nelle mani degli studenti universitari è vasto: un potere che risiede prima di tutto nella capacità critica e nella volontà di cambiare pacificamente il presente e il futuro dell’Iran. Senza contare che gli universitari, oggi come trent’anni fa, hanno giocato un ruolo fondamentale nella contestazione al regime: ieri contro lo scià anti-islamico, adesso contro un’autorità islamica che è diventata troppo invadente. Un’intera generazione che non è disposta a farsi guidare da chi controlla l’informazione, che non vuole rientrare nel recinto.

Désirée Rosadi

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