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Diario politico. Bossi: “Alla Lega Veneto e Piemonte”. Raitre, la sostituzione Ruffini

novembre 7, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il Senatùr rivendica la presidenza delle due regioni, mentre in Lombardia sì alla conferma di Formigoni «con un vice leghista». Gasparri: «A loro al massimo un Governatore». E’ il giorno dell’assemblea nazionale del Partito Democratico, e Bersani viene ufficialmente proclamato nuovo segretario: «Si riparta dal lavoro». Letta vice, Bindi presidente. Ma il fatto che più di tutti scuote la politica italiana è il passaggio dalle intenzioni ai fatti da parte della maggioranza riguardo all’avvicendamento sulla poltrona di direttore della terza rete: «Ruffini ha lavorato troppo bene», dicono in coro Floris, Dandini e Lucarelli, tre dei volti-simbolo della stagione del direttore uscente, dopo che si diffonde la notizia che il dg Masi ha avvertito Ruffini che verrà sostituito al prossimo Cda Rai, mercoledì. Il racconto.

Nella foto, Umberto Bossi

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di Carmine FINELLI

Giornata non esaltante per la politica italiana quella di oggi. Nessun sussulto di vita istituzionale caratterizza lo scorrere di questo primo sabato di novembre. O forse si? Dipende da come si interpreta l’annuncio di Umberto Bossi. Roboante come sempre, il Senatùr si lascia andare ad una previsione alquanto ottimistica sulle candidature per le prossime regionali. La Lega rivendica almeno due regioni con un candidato presidente espresso dal Carroccio, ma la maggioranza è riluttante. Umberto Bossi sceglie l’apertura di una nuova sede del partito a Somma Lombarda per palesare le ambizioni leghiste, sistemando le pedine sulla scacchiera regionale in vista dell’appuntamento elettorale. Per il leader della Lega Nord, in definitiva, in Piemonte ed in Veneto dovrebbe essere candidato un leghista, mentre in Lombardia resta la candidatura di Roberto Formigoni, ma con un vice della Lega.
A rispondere a Bossi è il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri: “È ragionevole – dice – che chiedano una presidenza poi se ne chiedono due o tre non lo so. Ma già una seconda mi sembra eccessiva, anche se tutto è molto legato anche ai candidati”. Il Senatùr, però, tira diritto: “Alla Lega il Veneto e il Piemonte. In Lombardia resta l’attuale presidente, ma con un vicepresidente del Carroccio”. In vista delle Regionali Bossi critica poi le prove di dialogo tra Berlusconi e Casini: “Noi abbiamo i nostri dubbi, ma se Berlusconi tratta vuole dire che ha valutato bene le cose. Decide Berlusconi”.
Il Senatùr commenta anche le affermazioni del segretario del Pd, Pierluigi Bersani, secondo cui la Lega racconta favole sul federalismo: “Bersani parte male. Non ha capito che al di sopra del Po chi è contro la Lega è morto» mentre «chi è con la Lega vince le elezioni. È così difficile da capirlo? Quello di Bersani è un errore”.
Il ministro per le Riforme annuncia poi che sulla giustizia si può trattare con l’opposizione: “Abbiamo le nostre idee – spiega Bossi – e abbiamo già scritto un primo testo. Adesso bisognerà portarlo in Commissione e poi trattare con l’opposizione”. E non poteva mancare un accenno alla questione del Crocifisso, dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo che ha negato all’Italia la possibilità di esporre i crocifissi nelle aule scolastiche: “I magistrati anche quando sono europei – sostiene Bossi – decidono sempre al di sopra e al di fuori del popolo e questo non va bene”. Bossi ricorda che la Lega sta raccogliendo le firme contro la sentenza e precisa che “anche se dopo il ricorso del Governo contro la sentenza la magistratura confermerà ciò che hanno deciso i magistrati, il Governo italiano non la applicherebbe”. “Il popolo – conclude Bossi – è contrario e ci vuole altro che un magistrato europeo che fa sentenze non nel nome del popolo ma contro il popolo”.

Assemblea Pd. E oggi e anche il giorno dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico. Assemblea nella quale viene incoronato il nuovo segretario del Pd: Pier Luigi Bersani. E proprio il neo-segretario parla a lungo affrontando ad ampio raggio tutti i temi dell’attualità politica. A partire dal proprio partito: “Siamo orgogliosi – afferma Bersani – di sentirci costruttori di un partito, perché costruendo un partito realizziamo la Costituzione. Noi siamo il partito dell’alternativa”. L’Assemblea Nazionale oltre ad aver eletto Bersani segretario ha anche eletto Rosy Bindi presidente Democratico. “Saremo un partito che si rivolgerà a tutta l’area del centrosinistra – continua il segretario – senza trattini o distinzione di ruoli e senza pretese di esclusività. Avremo un partito plurale, ma non nel senso di attribuire a ognuno una stanza della casa comune. Penso a un partito in cui c’è bisogno di tutti. In vista delle elezioni regionali opereremo per allestire coalizioni democratiche e di progresso. Questo vale per le forze in Parlamento sia per quelle che non sono in Parlamento. Sui temi della democrazia abbiamo aperto un confronto anche con formazioni con cui non abbiamo prospettive di alleanza, come Rifondazione comunista”. Poi l’ex ministro per lo Sviluppo economico propone che la costruzione di una modernità che si basi sull’incontro con gli amministratori locali: “Esiste una modernità alternativa alla deformazione populista e plebiscitaria del nostro quadro politico e costituzionale. Rifiutiamo l’idea che il consenso venga prima delle regole, che la partecipazione democratica significhi eleggere un capo, che la società civile sia ridotta a tifoseria». Bersani propone poi un’assemblea degli amministratori locali del Pd per parlare «di federalismo vero e non permettere alla Lega di raccontare favole e noi stiamo zitti”.
Altro tema scottante è quello delle riforme. Sulle quali Bersani indica: “Nessun “dialogo”, è una parola malata, ma un confronto trasparente nelle sedi proprie, cioè in Parlamento”. Per quanto riguarda la nuova legge elettorale, il Pd è non esclude una legge di iniziativa popolare: “Siamo pronti a discutere» di riforme a partire dalle proposte che riguardano il superamento del bicameralismo perfetto e il Senato federale” ricorda Bersani, che in seguito passa ad affrontare il nodo della giustizia.
Il segretario spiega di accettare un confronto sulla riforma della giustizia, ma “a partire dai problemi dei cittadini e non sulle situazioni personali del presidente del Consiglio, con l’aggressività e la volontà di rivincita contro il sistema giudiziario e la magistratura”.
Secondo Bersani la crisi economica non è affatto superata, “ed è bene che il Governo ne prenda atto e adotti le misure necessarie: parli con il linguaggio della verità. Nessuno vuol fare il pessimista o il catastrofista, pretendiamo solo che si riconosca che abbiamo un problema serio che non si risolve da sé. Davanti a un’assunzione di responsabilità da parte del Governo, noi non ci sottrarremo ai problemi, ma se continuano a dirci che il problema non c’è o che si può aggiustare con palliativi, diventa difficile discutere. Il Governo non presenti una Finanziaria fatta di segnali irrilevanti: servono misure vere. Il lavoro – continua Bersani – è il problema numero uno del Paese e il primo impegno del nostro partito”, aggiunge il segretario. Sul tema del lavoro il Pd si impegnerà su quattro punti: politica dei redditi contro l’impoverimento; garantire soglie minime di reddito; l’ingresso al lavoro dei giovani; uno sguardo sul sistema pensionistico alla luce dei suoi effetti sulle nuove generazioni. E poi bisogna rivedere la legge sull’immigrazione e la cittadinanza perché “il Pd è un partito che sta con chi bussa alla porta e non con chi la tiene chiusa”.
Infine Bersani parla di questione morale all’interno del Pd: “Occorre prendere posizione contro comportamenti non coerenti con i principi etici del partito. Il Pd non è un’autorità morale, ma deve sentirsi garante di quella dignità nell’esercizio delle funzioni pubbliche che la Costituzione richiede. Una dignità che deve comprendere comportamenti privati coerenti con la credibilità e il rispetto di un impegno pubblico. Nonostante le migliori intenzioni, in questi due anni nel Pd non è stato possibile sanzionare comportamenti non coerenti con i principi che abbiamo enunciato. Chiedo quindi che la commissione etica avanzi proposte non solo di principio, ma di strumenti operativi efficaci per dissociare il partito e il suo nome dalle deviazioni dei singoli”.
Impossibile non menzionare il caso Rutelli, al cui posto vengono menzionati “coloro che in questi giorni hanno lasciato o intendono lasciare il Pd”. Per Bersani “le defezioni non fanno mai piacere, soprattutto quando avvengono in forme un po’ singolari. Sento qualcuno che dice che il Pd lascia un fronte scoperto. Non abbiamo fronti scoperti, abbiamo una ricchezza di culture per tutta l’area del centrosinistra», dice il segretario. Rutelli viene criticato anche da Franceschini, che giudica il suo passaggio all’Udc «un errore grave di ingenerosità. La scelta la si era fatta tempo prima, e allora bisognava dirlo prima”.

La sostituzione di Ruffini. E provoca accese reazioni anche il caso di Paolo Ruffini. Il direttore di Raitre cui il direttore generale Mauro Masi ha annunciato che verrà sostituito, nel corso del cda di mercoledì prossimo. E così, oggi, è il giorno delle proteste. A partire da quelle dei volti noti della rete: Giovanni Floris, Serena Dandini, Carlo Lucarelli. “Credo che uno come Ruffini – dice il conduttore di “Ballarò” – ogni azienda starebbe attenta a tenerselo stretto, essendo quello che ha tirato su la rete migliore, con i migliori ascolti e la migliore qualità. Io penso che se il Consiglio di amministrazione e i vertici Rai si occupano di Raitre debba essere solo per confermare una volta per tutte Paolo Ruffini ed evitare che si vada avanti ogni settimana chiedendosi se viene o no sostituito il direttore”.
Anche la Dandini – che su Raitre conduce il talk show “Parla con me” – interviene, “per usare una parola gentile, l’idea di mandar via Ruffini mi sembra quantomeno inopportuna. E’ assurdo, il mondo sembra andare al contrario: lo si vuole punire perchè è andato troppo bene? E’ vero che il presidente del Consiglio ha più volte fatto capire che Raitre è una rete che non gli piace, ma dal momento che ce ne sono altre, in tv non è mica obbligato a guardarla, può cambiare sempre canale…”.
Carlo Lucarelli, lo scrittore e conduttore di “Blu notte” si pone una serie di domande: “Perché cambiare allora? Non è che stiamo cambiando quando le cose funzionano proprio perché funzionano? Questo è un sospetto molto antipatico che ci farà lavorare comunque male”.
Ma ci sono anche reazioni politiche. Come quelle di Dario Franceschini: “Nominare il direttore di rete – dice, intervenendo all’assemblea del Pd – non è compito della politica, ma chiedere al governo di rispettare l’autonomia della tv pubblica è compito della politica”. E del neosegretario Pierluigi Bersani: “Vergognosa la continua pretesa della politica di voler dettare legge nel mondo dell’informazione”.
Ancora più netti, in una nota congiunta, il senatore del Pd Vincenzo Vita e il parlamentare dell’Idv Giuseppe Giulietti: “Cacciando Ruffini – dichiarano – non vogliono soffocare solo Raitre, dando esecuzione ad una rappresaglia più volte annunciata dai fedelissimi del presidente del Consiglio”.

Carmine Finelli

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