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L’intervista. Orlando in segreteria Pd: ‘Rutelli? Tra noi tanti moderati’

novembre 6, 2009 di Redazione 

Dopo avergli dato spazio, ampio, nei momenti-chiave, conclusivi, del congresso di ottobre, da qualche tempo non dedichiamo servizi specifici al Partito Democratico. Questo indica/conferma due cose: la prima è che il profilo scelto finora dal nuovo leader Democratico è molto basso: vedremo se si tratta della naturale conseguenza del normale periodo di insediamento o se c’è dietro qualcosa di più, una strategia di comunicazione che sia associata alla volontà di tornare a parlare col e del territorio, di rompere il muro di gomma tra circo politico-mediatico e Paese, come dice lo stesso Bersani, ricominciando a parlare dei problemi della gente e con la gente, a cominciare dal lavoro. Il secondo dato è invece la conferma della pluralità di questo giornale, che dà spazio, semplicemente, a ciò che merita spazio, di volta in volta, senza nessuna scelta preliminare. Oggi però il giornale della politica italiana è in grado di proporvi, in esclusiva, la voce del più forte, forse, tra i candidati a comporre la squadra dell’ex presidente dell’Emilia-Romagna, anche se lui, Andrea Orlando, preferisce glissare su questo. E l’ex portavoce del Pd ai tempi della segreteria Veltroni ci parla delle uscite di Rutelli e Calearo, del nuovo Pd di Bersani, delle alleanze. Un’intervista da non perdere, firmata Attilio Ievolella. Buon ascolto.

Nella foto, l’onorevole Andrea Orlando

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di Attilio IEVOLELLA

Dalla lunga giornata del 25 ottobre sono passate già due settimane. Come da pronostico, Bersani nuovo segretario del Partito Democratico. Con un’affluenza alle urne delle ‘primarie’ assolutamente superiore alle aspettative. E, subito dopo, lo ‘scatto’ di una parte del partito nato dalla fusione tra Democratici di Sinistra e Margherita: Rutelli prende cappello e saluta la compagnia. Destinazione centro. Forse da Casini. Come da pronostico, probabilmente…
Ma questo passaggio, atteso o meno che fosse, ha comunque comportato qualche riflessione e qualche interrogativo sul ‘domani’ del Partito Democratico ‘targato’ Bersani. Ovvero, sulla caratterizzazione, sulla rete delle alleanze – anche in riferimento agli appuntamenti elettorali in Comuni, Province e Regioni – sulla scelta tra vocazione maggioritaria e vocazione ‘ulivista’…
A riguardo, sentiamo Andrea Orlando, indicato, non a caso, come tra i papabili per la segreteria che coadiuverà Bersani.

Onorevole Orlando, senza utilizzare giri di parole: l’addio di Rutelli, e ora anche quello di Calearo, sono singoli episodi oppure esiste il rischio di una emorragia di moderati?
“Guardi, alle ‘primarie’ hanno preso parte ben tre milioni di persone, anche di estrazione politica diversa: tra questi tre milioni ci sono stati tantissimi moderati. Ciò conferma che il Pd è un grande partito che riflette tante articolazioni diverse, e, ovviamente, l’area moderata è sicuramente una parte importante. Anche se c’era chi pensava di rappresentare da solo tutti i moderati… Ma, ripeto, le ‘primarie’ hanno fatto chiarezza”.

Ma può esserci, anche nei moderati che rimangono nel Pd, la percezione che il partito si sposti nettamente a sinistra. E questa percezione può avere ripercussioni…
“Per come la vedo io, è difficile effettuare una collocazione di questo tipo, perché il Pd è qualcosa di diverso rispetto al passato. Sono costretto a ripetermi, ma il popolo delle ‘primarie’ comprende non solo gli uomini e le donne dei Democratici di Sinistra, ma anche gli uomini e le donne di esperienze politiche e storiche diverse. E questo discorso vale anche per il gruppo dirigente…”.

Dunque le ‘primarie’ sono davvero parte irrinuciabile, per il Pd?
“Credo non si possa tornare più indietro, senza dubbio. Anche considerando l’enorme partecipazione popolare. Poi, certo, vanno rivisti alcuni aspetti, ad esempio lo Statuto, ma l’obiettivo resta quello di modificare il meccanismo per farlo funzionare ancora meglio. Anche perché le ‘primarie’ hanno trasmesso sino ad oggi e trasmetteranno in futuro al Pd una forza d’urto che nessun altra forza politica può vantare in Italia”.

A proposito di gruppo dirigente, è già tempo di stabilire i nuovi riferimenti per il Pd. Prodi o Bindi come presidente?
“Le rispondo con una parola sola: calma! Credo sia giusto che si facciano certe scelte con attenzione, innanzitutto per rispetto ai milioni di italiani che hanno votato. Per intenderci, credo fossero sbagliate anche le voci che arrivavano quando addirittura non erano ancora stati ufficializzati i dati definitivi… Per questo, dico che Bersani deve prendersi il tempo necessario per ricomporre il quadro”.

D’accordo, ma non ci ha risposto: Prodi o Bindi alla presidenza del Pd?
“Personalmente ritengo che, comunque vada, sia Romano Prodi che Rosy Bindi sono e saranno risorse preziosissime per il partito”.

Allora, voltiamo pagina. Capitolo segreteria. Lei è indicato tra i papabili per comporre la squadra di Bersani.
“Ribatto con una considerazione: bisogna ragionare, ora, sul profilo del gruppo dirigente del Pd, piuttosto che sui singoli nomi. Ad esempio, sono convinto ci sarà spazio per l’apporto di generazioni diverse e di persone provenienti da esperienze diverse”.

Che Pd debbono aspettarsi, ora, gli italiani?
“Un partito plurale, popolare, moderato e radicato. O, quanto meno, ci sono i presupposti perché possa esserlo…”.

Capitolo alleanze: cosa si prospetta?
“E’ un tema importante. Credo che bisogna dire ‘no’ alle alleanze a ogni costo, perché servono delle condizioni di fondo per una collaborazione effettiva, tuttavia sarebbe da irragionevoli non provare a percorrere la strada di un’alleanza. Per far ciò, però, è necessario rivolgersi a tutte le forze che vogliono realizzare un’alternativa a questo Governo, per il bene del Paese, ed è altrettanto necessario trovare delle convergenze sui progetti per il futuro dell’Italia. Su questo aspetto, in particolare, serve ora, e servirà in futuro, chiarezza”.

Attilio Ievolella

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