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Diario politico. Berlusconi: ‘No al dialogo, fabbricano odio. Elezione diretta premier’

novembre 4, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il capo del Governo rivede in qualche modo le posizioni dei giorni scorsi e nega la possibilità di un confronto con l’opposizione, finchè «saranno in funzione le fabbriche del fango e dell’odio. E io non sono così ottimista da pensare che queste fabbriche verranno chiuse». Poi rilancia sulle riforme: «Sulla scelta del presidente del Consiglio è ora di adeguare la Costituzione formale a quella materiale: sia il popolo a decidere». Sì alla riduzione del numero dei Parlamentari, «l’avevamo già fatto (nella legislatura 2001-2006, ndr)», l’auspicio di una collaborazione leale tra Quirinale e Palazzo Chigi nel rispetto dei ruoli di ciascuno. E c’è il tempo anche per una risposta al nostro Paolo Guzzanti che ha più volte rivelato su questo giornale come la diplomazia americana guardi con fastidio i rapporti molto stretti tra l’Italia e Russia e Libia: «Obama ribadisce sempre l’apprezzamento per la mia strong leadership». Il secondo tema forte di oggi è la crepa che si apre tra Bossi e il suo delfino Maroni, dopo che quest’ultimo aveva minacciato un voto leghista contro il Governo e con l’opposizione se quest’ultima avesse sostenuto un aumento dei fondi destinati alla sicurezza. La “censura” del leader della Lega: «Il ministro dell’Interno farà ciò che dico io». Infine, vi aggiorniamo ampiamente sul caso Marrazzo, con tutto il racconto dell’ex Governatore dell’irruzione nell’appartamento di via Gradoli nella deposizione resa ai magistrati.

Nella foto, il presidente del Consiglio si stropiccia le palpebre alla cerimonia di celebrazione del 4 novembre al Vittoriano. Accanto a lui La Russa. Davanti, Napolitano

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di Carmine FINELLI

Sono le polemiche a farla da padrone nella giornata di oggi. Nel giorno dedicato all’Unità Nazionale, Silvio Berlusconi torna a parlare di riforme e di dialogo. Avverte però che non ci sarà alcuna apertura se l’opposizione continuerà ad attaccarlo.
“Sarà il Parlamento nei prossimi mesi – spiega il premier – a definire quale sia il modello più adatto alla realtà italiana. Ciò che conta è che il titolare del potere esecutivo venga scelto direttamente dal popolo. E con lui la forma di governo. Di fatto, è quello che già succede nella costituzione materiale. E’ ora che la costituzione formale sia aggiornata e messa al passo con la realtà del Paese”. Intervenendo alla trasmissione “La vita in diretta” su Raiuno, in collegamento da Fossa, in Abruzzo, dove è stato consegnato un villaggio, Berlusconi si è scagliato contro i suoi oppositori: “Fin quando saranno in funzione le fabbriche del fango e dell’odio non sarà possibile il dialogo e io non sono così ottimista nel pensare che queste fabbriche saranno chiuse”. Il premier conferma che la maggioranza è compatta, e assicura che il vertice con Umberto Bossi e Gianfranco Fini è stato rimandato solo per ragioni pratiche: “Io ero qua, avrei fatto tardi, ci siamo trovati d’accordo facilmente a rinviare di una settimana, dato che c’è tutto il tempo possibile”. Pochi problemi anche sulle candidature alle Regionali: “Sui giornali c’è un’Italia diversa dalla realtà, purtroppo. C’è l’Italia della realtà, c’è quella dei giornali”.Il presidente del Consiglio si dice convinto che “la maggioranza ridurrà il numero dei parlamentari con l’approvazione di una riforma in questa legislatura”. Ovvero entro il 2013. Almeno questo garantisce Berlusconi. Che ricorda: “Questo taglio l’avevamo già realizzato nella nostra precedente legislatura ed è stata la sinistra a farla abrogare con un referendum. Comunque ci riproveremo e sono sicuro che ci riusciremo”.
Sulle carceri Berlusconi annuncia, in accordo con quanto aveva fatto a Benevento alla festa provinciale del Pdl, la costruzione di nuove strutture “per ventimila detenuti. Perché la situazione attuale – dice il presidente del Consiglio – è disastrosa e uno Stato civile deve togliere la libertà a chi è stato condannato per aver commesso un reato, ma non può togliergli anche la dignità e perfino attentare alla sua salute”. L’intervento del premier è di ampio respiro. Si parla anche di federalismo, riforma che è vista così da Berlusconi: “Le regioni meridionali se non dimostreranno efficienza non avranno risorse: per questo il federalismo è una responsabilizzazione per tutti, e servirà a migliorare l’efficienza in tutto il Paese”.
Intervento che si conclude con accenno ai rapporti tra Governo e Quirinale e tra il Governo e la stampa estera. “Credo che sarebbe utile che il Quirinale e il Governo mantengano le loro funzioni nell’ambito di una leale collaborazione” dice Berlusconi dopo le polemiche con il Colle sul Lodo Alfano.
Mentre sulla stampa estera Berlusconi si mostra sicuro: “Gli attacchi non mi indeboliscono”. Nonostante i grandi quotidiani stranieri lo tengano sotto controllo quotidianamente, il premier ostenta sicurezza. “Se debbo dirla tutta, gli altri leader internazionali che incontro mi fanno i complimenti. Nessuno di noi, mi dicono, avrebbe potuto resistere a un terzo degli attacchi che hanno rivolto a te”.
Da ultimo il presidente del Consiglio definisce “fantapolitica” le voci di una irritazione da parte statunitense per i rapporti stretti che il premier ha allacciato con Libia e Russia. “Il nostro governo – dice il Cavaliere – è considerato dall’amministrazione americana un alleato sicuro, leale e forte. Obama ha ripetutamente elogiato la mia strong leadership. Quanto ai leader dei maggiori Paesi europei, ho con tutti rapporti di amicizia. Per criticarmi, la sinistra dice che pratico la politica del cucù. E’ una definizione di cui vado fiero: sì, faccio una politica estera che tiene in grande conto i rapporti personali con gli altri leader, perché questo consente di avere interlocuzioni dirette, non mediate dalla diplomazia, sulle questioni più delicate, rendendo più facili le intese”.

Maroni: “Più soldi per la sicurezza”. Il tema della sicurezza è centrale, oggi, poiché alla richiesta del ministro dell’Interno Roberto Maroni, esplicitata ieri al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di aggiungere un miliardo e seicentomila euro al finanziamento del comparto sicurezza e soprattutto per le forze di polizia, fanno seguito le reazioni politiche. Reazioni dovute alla precisazione dello stesso Maroni secondo cui “se dall’opposizione arriveranno proposte per dare più soldi alla polizia, la Lega è pronta a sostenerle”. Il leader del Carroccio però non ci sta. Umberto Bossi affronta a muso l’argomento assumendo un tono duro nei confronti delle parole del ministro dell’Interno. “Maroni farà ciò che dice la Lega” precisa il Senatùr. “Maroni l’ho allevato io quando era ragazzino e quindi farà ciò che dice la Lega – sostiene il capo dei Lumbard al termine del funerale della poetessa Alda Merini nel Duomo di Milano – La Lega mantiene la parola: abbiamo fatto le elezioni con Berlusconi, non con l’opposizione. Per avere i fondi tratteremo con il ministro Tremonti”. Ma lo strappo col ministro è del tutto evidente se si pensa che il titolare del Viminale garantisce “che sia da parte mia sia dalla Lega su questi temi faremo una battaglia forte perché se ci sarà una proposta di dare più soldi alla polizia da parte dell’opposizione noi la sosterremo. E se da ambienti governativi arriva una richiesta di tagli noi voteremo contro. Sulla sicurezza, non possono esserci vincoli di maggioranza”. Parole che incassano il sostegno della componente finiana del Pdl e soprattutto della fondazione FareFuturo vicina allo stesso Gianfranco Fini. Dalle pagine del magazine online della fondazione il direttore Filippo Rossi esprime il suo accordo con Maroni: “Non abbiamo paura di dirlo. Anzi, lo diciamo con tutta la chiarezza che può servire alla causa: ha ragione il leghista Roberto Maroni. Da queste pagine – scrive il direttore – non siamo mai stati mai teneri con le posizioni leghiste ma Maroni ha ragione perché non è possibile che uno stato si riempia la bocca di legalità e sicurezza, se ne faccia vanto, e poi, come denunciano le cronache e i sindacati di settore (di destra e di sinistra), lasci senza risorse proprio quegli uomini che, sul campo, devono garantire col loro impegno quotidiano la ‘legalità’ e la “sicurezza” per tutti i cittadini”. Sulla questione prende posizione anche il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini: “La rilevanza del tema sicurezza deve trovare riscontro anche in finanziaria. Maggioranza e opposizione facciano fronte comune”. Il leader dell’Unione di Centro critica i tagli del Governo alle forze dell’ordine e invita la maggioranza a “costruire una lobby trasversale in Parlamento, anche con un voto comune” per salvaguardare l’interesse a destinare maggiori risorse alla sicurezza. “Ero in piazza insieme contro i tagli del Governo Prodi. Ora il Governo è cambiato, ma i tagli sono rimasti – sottolinea l’esponente centrista – Nessuno pensa che questo sia attribuibile a questo o quel Governo ma il tema deve trovare riscontro nella finanziaria”. Per Casini “il tema della sicurezza va sottratto allo scontro politico e dalle speculazioni altrimenti – ammonisce – si rischia di finire nelle sabbie mobili”. Dall’opposizione Marco Minniti esulta: “Il ministro Maroni con la sua dichiarazione ha confermato quello che da tempo veniva da noi denunciato e ricordato per ultimo dalla imponente manifestazione dei sindacati di polizia del 28 ottobre scorso, e cioè che esiste un drammatico problema per le risorse destinate alla sicurezza. Finalmente si guarda in faccia alla realtà. Il primo e decisivo banco di prova – aggiunge – è la legge finanziaria in discussione al Senato. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, ci aspettiamo serietà e coerenza”.

Caso Marrazzo. Ma più di tutto è il caso Marrazzo a incuriosire l’opinione pubblica. Oggi sono state resi noti alcuni passi della deposizione rilasciata il 2 novembre ai giudici. “Ribadisco che nell’abitazione di Natalie entrarono solo due persone che mi trattarono con estrema durezza e con violenza – avrebbe spiegato l’ex Governatore del Lazio – Mi spinsero in un angolo impedendomi di tirare su i pantaloni che mi stavo levando quando sono entrate”. Questa versione contraddice quella dei carabinieri accusati del ricatto secondo il quale nell’appartamento di via Gradoli si trovava anche il pusher Gianguarino Cafasso, morto nello scorso settembre. “In tale modo, per il mio abbigliamento – aggiunge Marrazzo – mi trovavo in uno stato psicologico di inferiorità e umiliazione. Inoltre in più occasioni vennero a contatto con me quasi a volermi intimidire, come per farmi capire che erano armati. Per tutto quel tempo sono stato costretto a stare nella stanza da letto e solo in un’occasione mi sono affacciato sulla soglia della porta ed ho potuto vedere con chiarezza che vi erano solo due persone, oltre a Natalie». «Mi sentivo come fossi stato sequestrato. Natalie invece per qualche tempo mi è sembrata essere stata collocata fuori dal balcone; ho dedotto questo dalla circostanza che l’ho vista passare davanti alla stanza da letto spinta verso il balcone e dal luogo dove mi trovavo per qualche tempo non l’ho più vista”. Ai magistrati che indagano sul ricatto ordito ai suoi danni Piero Marrazzo spiega anche la questione soldi: “Non era di 5000 mila euro la cifra pattuita per la prestazione mercenaria con il trans Natalie, ma di 1000 euro. Preciso – dice – che la somma che avevo nel portafogli al momento di entrare nell’appartamento di Natalie era di soli 3000 euro; 1000 euro e non 3000 come ho detto in precedenza li ho appoggiati su un tavolinetto e gli altri 2000 euro erano rimasti nel mio portafoglio per mie necessità. Non dovevo, in altri termini, consegnarli a Natalie”. Marrazzo continua raccontando che “successivamente, come ho detto, la somma di 2000 euro contenuta nel portafogli è stata sottratta dai due carabinieri entrati. Mi sono confuso nelle dichiarazioni rese in precedenza sull’entità della somma – precisa – perché ricordavo che il giorno precedente avevo effettuato un prelievo dal conto corrente a me intestato presso l’agenzia Unicredit di viale Mazzini, dentro la Rai, una somma di 5000 euro; mi era rimasta la somma di 3000 euro dopo aver effettuato alcuni pagamenti per esigenze familiari per un importo di circa 2000 euro”.
Nella deposizione del 2 novembre, come si legge dai verbali, Marrazzo afferma di far uso di droga, rispondendo ad una domanda dei pm, solo occasionalmente ed in compagnia di transessuali. “Mi è capitato sporadicamente di aver consumato cocaina solo durante questa tipologia di incontri”. Parlando di Natalie, Marrazzo afferma di conoscerlo “già da qualche tempo e di essere stato con lei in qualche altra occasione, ma non più di due-tre volte dal gennaio di quest’anno. Non so dire con precisione da quanto conosco Natalie”. L’ex giornalista riconosce poi di aver avuto “altri incontri di questo tipo con un’altra persona, un certo Blenda, nome che ho letto sui giornali e che mi sembra di ricordare. Nell’occasione di un incontro con Blenda ricordo che è passato anche un altro trans del quale non rammento il nome. Mi sembra che ho avuto solo due incontri con Blenda”. “Né Blenda né Natalie – sostiene Marrazzo – mi hanno mai chiesto del denaro o ricattato in relazione a foto o video che mi ritraevano”, sottolinea Marrazzo ai magistrati che indagano sul presunto ricatto messo a punto da quattro carabinieri. “Non sono a conoscenza di video o foto – aggiunge – scattate da Blenda in occasione di questi incontri, ma il mio stato confusionale negli stessi incontri, dovuto all’assunzione occasionale della cocaina non mi mette nelle condizioni di saperlo”. Marrazzo sostiene inoltre che il 3 luglio, quando entrò in casa di Natalie, non vide “alcun piatto con la cocaina. Ho visto invece la cocaina nel piatto – si legge nel verbale di interrogatorio – solo dopo l’irruzione dei due carabinieri e non ho visto chi l’ha collocata». Quanto a Natalie, l’ex presidente della Regione Lazio afferma di non ricordare se gli abbia dato assegni «per pagare le sue prestazioni, assegni poi restituitimi in cambio di contanti». Marrazzo, infine, ritorna su una telefonata arrivata su un’utenza della presidenza della Regione: «Per quanto ricordo – dice – ho ricevuto solo una telefonata sull’utenza fissa della mia segreteria da parte di una persona che, per come si è qualificata al telefono alla mia segretaria, ho pensato fosse uno dei due carabinieri che è intervenuto il 3 luglio; la telefonata è stata presa dalla mia segretaria ed è stata effettuata pochi giorni dopo il 3 luglio”. Il verbale dell’ultimo interrogatorio reso dall’ex governatore è stato depositato oggi al tribunale del riesame.

Carmine Finelli

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