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La polemica sul simbolo cristiano E’ Crocifisso Pride di C. Alicata

novembre 4, 2009 di Redazione 

Gli interventi della giovane scrittrice romana, collaboratrice de “l’Unità” e del giornale della politica italiana, non passano mai inosservati. Il pezzo su Rutelli ha riscosso un grande successo, pure tra le inevitabili mille polemiche. Oggi Alicata sceglie il Politico.it per ”rispondere”, in qualche modo, all’avvio della discussione sulla decisione della Corte europea di vietare l’affissione del simbolo cristiano sui muri delle classi consentito dalla Riflessione  di ieri di Andrea Sarubbi. Un contraltare (più) laico (per qualcuno magari laicista) alla visione più moderata dell’ex conduttore del programma di Raiuno “A sua immagine”. Oggi due scrittori scelgono il giornale della politica italiana per dire la loro. E il dibattito della nostra politica sul tema-crocifisso si svolge come sempre in primo luogo qui. Buona discussione.

Nella foto, Cristiana Alicata

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di CRISTIANA ALICATA

La Corte Europea ha deliberato che i crocefissi nelle scuole limitano la libertà dei genitori.Da bambina e fino al liceo, non ho mai sofferto quella presenza a scuola. Seguivo l’ora di religione rompendo le scatole e facendo diventare rossi preti, suore o laici casti e timidi che ci spediva la Curia. Uno spasso collettivo. Tanta rabbia per gli insegnanti. Io non mi sono piegata. Anzi. Ho imparato la dialettica. Forse mio figlio ce lo spedirei a fare l’ora di religione e mi farei raccontare tutto a tavola, a cena. Perché anche questa nostra paura è figlia del nostro avere abdicato a parlare ai figli. Come se un’ora a settimana potesse lobotomizzare nostro figlio. E noi? Che diavolo ci stiamo a fare a casa? A cambiargli canale con il telecomando?

Ma.

Se la Chiesa non fosse quella di oggi, non crederei nemmeno che i crocefissi dovrebbero essere rimossi e li considererei semplicemente il simbolo di una vecchia tradizione, di un mostrare tutto tipicamente italiano, che andrà scomparendo con la nostra completa civilizzazione.

Eh già. Perché la questione è tutta qui. Nella nostra arretratezza, nella ritualità di origine contadina, nel folclore con cui manifestiamo la nostra sensibilità. Sta negli abiti neri a lutto del sud, sta nel percuotersi i petti, nel inginocchiarsi. Sta nelle feste patronali, negli incappucciati che si portano in giro le madonne di ogni tipo, evoluzioni delle dee della fertilità che abbiamo ereditato dai riti contadini persino più atavici degli dei romani, anch’essi costretti ad allargarsi (ma tanto politeismo per politeismo). Sta nello scisma d’Oriente che si combatté sul senso di un comandamento, quello di manifestare l’immagine divina. Umanizzati i nostri dei. Così umanizzati da secolarizzarsi, da perdere il loro senso. Da sembrare soltanto folclore. Per quanto vengono esibiti, così esibiti, da non sembrare nemmeno più veri e credibili.

Insomma. Cosa dobbiamo apparire all’Europa?

La realtà è che nel Paese più cattolico del mondo forse c’è la crisi spirituale più profonda. Allora lo scandalo di questa sentenza appare l’ennesimo attacco ad un sistema in crisi che più si insinua nelle immagini, nelle leggi, nelle teste dei parlamentari, più perde in spiritualità, abbandona le anime, diviene l’ennesima battaglia tra Guelfi e Ghibellini.

La signora finlandese non avrebbe mai insistito nella sua battaglia prima con il provveditorato, poi con i tribunali italiani infine alla Corte di Strasburgo, se non avesse sentito quale sentimento rurale e superstizioso c’è dietro a tutto questo. Se non vivesse, lei finlandese, in un Paese in cui vengono imposti i crediti nell’ora di religione cattolica. In un Paese in cui la Chiesa non paga l’ICI e ha così tanti privilegi da farci sembrare peggio di una monarchia parlamentare alle prese con i vizi di un Re. In un Paese dove si elargiscono soldi alle scuole private e in cui le scuole pubbliche versano in uno stato paragonabile a quello delle carceri. Vergogna! La Religione è forse il Pride del Crocifisso in ogni classe? E’ forse questa esibizione a fare di noi un popolo cristiano (e lasciamo stare il cattolicesimo)? O forse la Chiesa dovrebbe dire, superiore, che Dio sta ovunque, chinare la testa, mandare i parroci a ritirarli tutti, da tutte le scuole, da tutti gli uffici? Tacendo. Cristianamente comportandosi? O forse la Chiesa dovrebbe ricominciare da se stessa a ritrovare la fede.

E’ questo che accade. Che ormai è rimasta una croce con una statuina anche di cattivo gusto (che ne direbbe Michelangelo? Che ne direbbe Caravaggio? Che ne direbbe Giotto?) a parlare di religione. E di questo la Chiesa e i suoi parlamentari “servi” (per interesse elettorale e non spirituale), hanno un terrore immenso.

CRISTIANA ALICATA

Commenti

8 Responses to “La polemica sul simbolo cristiano E’ Crocifisso Pride di C. Alicata

  1. vincenzo on novembre 4th, 2009 21.52

    ma che bell’articolo. spot on.

  2. Mario on novembre 4th, 2009 22.53

    Cara Crsitiana lei se conferma quanto scritto evidenzia una gran Presunzione. Ma probabilmente ha solo scritto senza pensare.
    Sono ateo ma non credo di esser più civilizzato o meno arretrato perchè non seguo le ritualità religiose. Ognuno faccia quel che vuole.
    Ma è mai possibile che la tolleranza non faccia parte della sua cultura?
    La tolleranza vera quella che dà pari dignità alle altrui idee e agli altrui comportamenti. Quella tolleranza che la signora finlandese non ha mostrato
    Eppure da sinistra ci si fa belli con la parola tolleranza.
    Sono sicuro che scriverà delle scuse a chi ritiene meno civilizzato perchè segue antiche tradizioni cattoliche. Mi sembrerebbe strano che pur scrivendo sull’Unità si possano avere tendenze fasciste.

  3. fab on novembre 5th, 2009 22.21

    il crocifisso si può togliere ; ma non con le motivazioni date dalla Corte per cui sarebbe una minaccia alla libertà religiosa e al diritto dei genitori di scelgiere come educare i figli
    Se qualcuno si sente minacciato dalla presenza del crocifisso il problema risiede in lui e non nella croce

    Negli scontri ideologici tra integralismo laicista e cattolico il crocifisso è solo un espediente

    L’Europa fessa contro il crocifisso nelle scuole.

  4. Mina on novembre 6th, 2009 14.56

    La tolleranza, signor Mario, come dice la parola stessa, non dà affatto uguaglianza. Se qualcuno tollera, sopporta, qualcun altro è tollerato, sopportato. Ed essere sopportati non è una bella condizione.
    Secondo il suo ragionamento poi, i non cattolici dovrebbero essere tolleranti. Perché, invece non dovrebbero esserlo i cattolici? Non è la religione cattolica quella del primato dell’individuo sul gruppo? Non sono i cattolici quelli che evangelicamente parlando, non devono essere di “scandalo” per gli altri? Scandalo significa proprio questo: ostacolo. Ostacolo alla realizzazione, alla uguaglianza, alla libertà… Nei secoli sono stati di ostacolo a un sacco di cose e lo sono ancora. Ma che debba esserlo anche uno Stato che pretende di essere una democrazia avanzata? Ma forse il nostro è solo un avanzo di democrazia, e questo spiegherebbe perché a un cattolico fa male non vedere il crocefisso appeso alle pareti di edifici pubblici e perché non dovrebbe fare allo stesso modo male a un non cattolico vederlo. In base a quali criteri uno ha più valore dell’altro? Forse lo Stato deve essere più vicino a una religione che a un’altra?
    Per quale motivo? Perché allora ci si inalbera di fronte a Stati che privilegiano certe religioni? E li si ritiene pure meno civili/zzati?
    Da ultimo lei parla di tolleranza e non tollera che altri pensino e scrivano quello che lei non condivide, considerandolo una mancanza di rispetto. Fra religione e spiritualità c’è una grande differenza, fra religione e folklore pure, fra religione e superstizione anche. Non è difficile guardarsi intorno e distinguere fra i diversi casi, e ognuno deve essere libero, senza essere un presuntuoso, di darne il giudizio che crede.
    Il problema, Fab, non sta infatti nella croce. Ma nell’uso che ne viene fatto. Ed è estremamente differente farne un uso religioso da farne un uso politico.
    Per l’uso religioso non servono simboli da appendere a pareti pubbliche, per l’uso politico sono sempre serviti e c’è chi ritiene che possano ancora servire. Magari ad accaparrarsi qualche voto. Magari a continuare a dire che l’80% degli italiani è cattolico. E di che cattolicesimo bisognerebbe pur riflettere, visto che in nessuna statistica a reati stiamo meglio di paesi dove lo Stato non assume i caratteri di nessuna religione. Ma stiamo molto peggio per quanto riguarda i diritti civili individuali, perché qualcuno pensa ancora di avere il diritto di decidere che cosa è bene o non lo è per gli altri, adducendo a sostegno delle proprie tesi anche una dottrina immutabile, che, come tutto, è mutata nel tempo e continuerà a mutare o un diritto naturale, che come tale sarebbe meglio evitare, visto che il diritto di natura è quello della legge del più forte.
    In ogni caso consiglio di leggere la sentenza integrale della Corte europea dei diritti dell’uomo. Anche per il rapido excursus su una “tradizione” e le sue motivazioni.

  5. Mario on novembre 6th, 2009 16.45

    Cara signora Mina. So cosa vuol dire tolleranza e so anche che la parola viene utilizzata in questo periodo storico politico con un’altra accezione dell’uguaglianza nella diversità. Questa era l’accezione che io ho dato e visto che è una parola che viene spesso usata dalla sinsitra in questa maniera chiedevo alla giornalista dell’Unità coerenza.
    Sulla tolleranza io tollero anche folklore e superstizione anche se ne sono mentalmente lontano e non mi permetto di giudicare chi le segue. Non capisco dove ci sia intolleranza nel mio pensiero. Non credo che dare del presuntuoso a chi giudica altre persone meno civilizzate perchè superstiziose o credenti in maniera tradizionale sia intolleranza è solo la registrazione di un fatto (inoltre la presunzione può essere anche vista come termine positivo) perchè per dare un giudizio che non scada nella presunzone si deve dare all’altra persona o all’altro pensiero pari dignità.
    Infine mi sembra veramente strano che la negazione di un qualcosa caro ad una persona da parte dello stato sia un atto tollerante, mentre la sua espressione sia un atto intollerante. Ribadisco che sono ateo e laico ma proprio perchè laico io cittadino e lo stato in cui vivo deve al credente, facente parte dello stesso stato, lasciare esprimere e aiutare anche attivamente la sua credenza. Se lo negassi (ad esempio eliminando la croce dagli edifici pubblici) invaderei la sfera religiosa e non farei un atto laico ma religioso (anzi in questo caso antireligioso che è ancora peggio).

  6. Mina on novembre 7th, 2009 00.18

    Forse dovrebbe rileggere quello che ha scritto. E le parole usate nei confronti della giornalista… che ha scritto senza pensare, etc.
    In ogni caso, guardando agli altri paesi europei, dubito che si possa pensare all’Italia, per limitarci a questo aspetto, come ad un paese non arretrato e incivile.
    Mi pare che con l’otto per mille e tutti gli altri privilegi (es. insegnanti irc scelti dai vescovi e pagati dallo Stato, cosa che non avviene per altre confessioni religiose), almeno la chiesa cattolica, in Italia, sia attivamente aiutata ad esprimersi al meglio anche senza crocefisso appeso nelle aule scolastiche e nei pubblici uffici.
    Di chi invade la sfera religiosa lo Stato che toglie dai propri uffici simboli religiosi? Sono i suoi uffici, non quelli di una qualsiasi chiesa.
    Il resto è la solita concezione confessionale della laicità. La stessa che predica la chiesa cattolica italiana, coi teodem e gli atei devoti. Per i quali è sempre la sfera religiosa dei cattolici che va tutelata. Gli altri non hanno diritto a sfere, ma, se va bene, hanno diritto a dover essere tolleranti…

  7. Mario on novembre 7th, 2009 08.58

    Quando si offende un persona dichiarandola meno civilizzata o lo si fa con presunzione come già spiegato o lo si fa per distrazione e io ho dato alla giornalista il beneficio del dubbio non conoscendola in prima persona proprio per non offenderla e per rispettare il suo pensiero (non capisco perchè oltretutto si faccia difendere invece che intervenire in prima persona).
    Su questo aspetto la concezione per cui la civiltà di un popolo si misuri (ammesso che mai si possa misurare) sulle manifestazioni esterne della spiritualità religiosa è un concetto di per se presuntuoso. “Se danzi intorno ad un totem sei arretrato se preghi in casa tua sei civile se non segui i precetti religiosi lo sei ancora di più” No non è così che si dà pari dignità ai pensieri altrui. Personalmente io non amo le religoni ma per fortuna c’è chi lo fa è il bello di vivere in un mondo non omologato diverso ma alla pari.
    Gli uffici pubblici non sono dello stato come entità ma sono dello stato come cittadini che hanno tutto il diritto di mantenere i loro simboli al loro interno religosi e culturali. In questo lo stato invade la sfera religiosa quando elimina un simbolo dai propri uffici. Le dico inoltre che se uno è profondamente ateo e sinceramente laico se ne frega dei crocefissi e di tutto il resto. E’ solo per libertà di espressione che si difende in questo caso la presenza del crocifisso. Se poi uno lo vuole togliere perchè è anticlericale va bene lo stesso ci mancherebbe ma abbia il coraggio di dirlo e soprattutto si renda conto che fare una azione contro una chiesa è un atto religioso e non laico.
    Mai ho detto che altre confessioni non debbano essere aiutate se necessario.

  8. KIKKA on novembre 10th, 2009 15.28

    io penso ke questo articolo sia molto esauriente e concordo con il tuo pensiero……….hai proprio ragioneee!!!!!!!!!!:):)

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