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La nuova anticipazione di Vespa. Fini: ‘Sì a leadership Berlusconi, no a monarchia’

novembre 3, 2009 di Redazione 

Anche il presidente della Camera nella rete dell’ultima fatica del conduttore di “Porta a porta”. «Silvio è l’artefice di transizione italiana, certo che lo riconosco come leader. Ma a volte lui ha un’idea diversa». Sulla successione, taglia corto: «Se ne parlerà quando avverrà». Poi indica la strada: «La militanza di oggi non rispolveri solo elementi identitari ma cerchi di dare risposte ai problemi del presente». Il servizio di Francesco Carosella.          

Nella foto, il presidente della Camera Gianfranco Fini

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di Francesco CAROSELLA

In “Donne di cuori”, il libro di Bruno Vespa in prossima uscita, Gianfranco Fini chiarisce la sua posizione nei confronti di Berlusconi e all’interno del Pdl. Ristabilisce limiti e meriti del premier, supera le questioni interne delle correnti, i suoi obiettivi riguardano ciò che il partito può fare concretamente per il Paese.

Sul dopo-Berlusconi, per cominciare, taglia corto: “Se ne parlerà quando avverrà”. “Certo che riconosco la leadership – risponde alla domanda di Vespa - Non è stato Berlusconi l’artefice della lunga transizione italiana? Ma bisogna mettersi d’accordo su che cosa s’intenda per leadership. Se la intendiamo come la intendono quasi tutti i vocabolari politici, non c’è nessuna discussione. Se la si intende, invece, come monarchia assoluta, allora no. E talvolta accade che Berlusconi confonda la leadership con la monarchia assoluta”.
Poi, Vespa chiede se il bipolarismo italiano sia a rischio: “No - è l’idea di Fini – e sono andato a dirlo alla convention dell’Udc. Non credo affatto alla necessità di tornare all’epoca in cui le maggioranze nascevano in Parlamento e non dal voto degli elettori. Il grande merito storico di Berlusconi è proprio questo”.
L’ex leader di Alleanza nazionale spiega che non esistono gelosie per il fatto che molti ex esponenti del suo vecchio partito siano ormai più vicini a Berlusconi che a lui ed esclude la formazione di una corrente finiana all’interno del Pdl.
“Al di là del suo ruolo istituzionale – si domanda Vespa – Fini può considerarsi un militante del Pdl?”.
“Certo – spiega il presidente della Camera – ho contribuito a fondare questo partito e ci mancherebbe che non mi considerassi un militante. Oggi, però – prosegue - la passione politica della militanza non sta soltanto nel ribadire gli elementi identitari, ma nel definire con uguale passione qualche prima, sommaria, risposta a problemi globali che non si possono archiviare come se non esistessero solo perché sono complessi o non ancora manifestatisi in tutta la loro dimensione”.
“Eppure, da mesi – insiste Vespa – viene segnalato un distacco emotivo nei confronti di Fini da parte della base del Pdl e della stessa frazione originaria di An”.
“Se consulta l’applausometro – dice Fini – ha ragione. Ma è uno strumento di rilevazione inesatto. Se cerchi di strappare l’applauso con un ragionamento, trovi un terreno molto più impervio rispetto a chi ha una parola d’ordine netta e gratificante”.
“Talvolta si ha l’impressione che alcuni ministri, un tempo “colonnelli” di Fini, lo siano diventati di Berlusconi”, continua Vespa. Fini sorride: “Meno male che c’è stata una certa scomposizione del rapporto 70-30 tra Forza Italia e Alleanza nazionale, altrimenti avremmo fatto una confederazione, non un partito. Il Pdl non avrebbe senso se non fosse un mare vasto in cui elementi di aggregazione e di dissenso vanno oltre le vecchie appartenenze di partito. Questo aspetto, francamente, è quello che mi dà minori motivi di riflessione”.
Parlando del futuro, il presidente della Camera conclude: “Cosa voglio fare da grande? Invecchiare…”.

Francesco Carosella

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