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Diario politico. Berlusconi: “Sì al dialogo sulle riforme. Ma Bersani cambi registro”

novembre 2, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. Nuove anticipazioni per l’ultimo libro di Vespa. Il presidente del Consiglio: «Se sono disponibili a trattare, si può discutere». Ma Alfano: «Sulla giustizia convergenze auspicabili, ma a noi spetta di mantenere l’impegno di riformarla preso con gli elettori. Anche senza l’opposizione». Ancora il premier: «No ad altre maggioranze. Se cado, al voto». Vi rendiamo conto poi degli ultimi sviluppi del caso Marrazzo, con l’ex presidente della Regione Lazio che ammette: «Quei soldi (ripresi sul tavolo dell’appartamento in cui l’ex Governatore si trovava insieme a Natalie, la trans delle sue frequentazioni, ndr) servivano anche per pagare la droga». E chiudiamo con l’annuncio dell’addio alla politica di Cacciari, commentato oggi sulle nostre pagine da Claudio Caprara. Il racconto.

Nella foto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

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di Ginevra BAFFIGO

Ancora una volta Bruno Vespa ottiene un’anticipazione da Berlusconi, ma non sui divani bianchi di “Porta a Porta”, bensì per le pagine di “Donne di cuori”, ultimo libro del conduttore. L’opera, già citata all’indomani del verdetto delle primarie per lo scoop dell’addio di Rutelli al Pd, oggi torna alla ribalta col Cavaliere.
“Se Bersani deciderà di cambiare registro e di concorrere alle riforme importanti per il futuro dell’Italia, il più contento sarò io”, dice il premier. Bersani però sostiene che il capo del Governo abbia ridotto al silenzio il Parlamento: “Se il nuovo segretario del Pd manifesta una disponibilità a trattare sulle materie più importanti – ribadisce il presidente del Consiglio – non ci sarà nessuna difficoltà ad aprire una discussione seria. Bersani dimentica che molti voti di fiducia si sono resi necessari per le pratiche ostruzionistiche dell’opposizione”. La giustizia come primo banco di prova dunque, e il premier: “Magari!”.
Anche Angelino Alfano, intervistato stamani a “Mattino Cinque”, auspica una larga maggioranza sulla riforma: “Non so se c’è la possibilità di una intesa con l’opposizione. Noi non la rifiutiamo ma anzi la ricerchiamo perché le riforme se sono votate da una maggioranza ampia sono destinate a durare di più nel tempo. Quindi ricercheremo una forma di consenso con loro”. Subito dopo però il ministro della Giustizia frena: “Abbiamo anche un dovere etico che nasce dalla nuova fase democratica che consegna al Governo uomini votati direttamente dal popolo: cioè l’obbligo di fare quello che abbiamo promesso in campagna elettorale. Quindi di fronte al bivio tra la paralisi perché l’opposizione non vuole la riforma e quanto proposto agli elettori noi sceglieremo non di restare fermi ma di procedere con le riforme. A fine legislatura infatti a chi ci chiederà ‘avete fatto la riforma della giustizia?’ noi non possiamo dire ‘non l’abbiamo fatta ma abbiamo dialogato benissimo’…”.

Berlusconi e gli altri. Per tornare alle anticipazioni di Vespa, si apprende che secondo il premier l’alleanza con la Lega è “davvero solida”. Il presidente del Consiglio non teme assolutamente lo “sganciamento leghista” dalla maggioranza, di cui si è parlato: «Con la Lega non ci sono e non ci saranno elementi di contrasto”. Berlusconi smentisce piuttosto l’ambizione, spesso attribuitagli, di voler un ‘governo del presidente’: ”Lo escludo nel modo più assoluto – riporta Vespa nel libro – Se mai dovesse verificarsi un cambiamento di maggioranza, ma è un’ipotesi che non esiste, ci tengo a dirlo chiaro, sarebbeinevitabile il ricorso ad elezioni anticipate”.
Nel corso dell’intervista il premier si sofferma più volte sul ruolo della Lega ed il suo personale rapporto con il leader del Carroccio: “Con Umberto Bossi ho sempre trovato accordi ragionevoli”. E parlando della Lega sorge spontanea la domanda sulle prossime Regionali: verranno concesse le due regioni del Nord ai leghisti, malgrado l’evidente rischio di ridimensionare il peso nazionale del Pdl? Berlusconi a domanda, risponde: “La questione è oggi ancora sul tavolo ma se ciò dovesse accadere, certamente no. L’alleanza con la Lega è davvero solida. Non c’è nessun problema nell’individuazione dei candidati alle elezioni regionali anche perché presenteremo in ogni regione del Nord un ticket che indicherà un presidente del Pdl e un vice della Lega e viceversa. Nessun pericolo di sganciamento leghista, dunque. Tra me e Umberto Bossi c’è un patto ormai consolidato fondato anche sull’amicizia e sull’affetto”.
Richiamato da Vespa su Gianfranco Fini, col quale sono ben noti gli attriti degli ultimi mesi, il Cavaliere riserva parole di riconoscenza e stima, dovuti ai tanti anni di politica fianco a fianco: “Fini si è dimostrato un alleato leale e un politico lungimirante. A lui mi lega un solido rapporto di amicizia e di stima. Anche con i parlamentari che vengono da An il rapporto è ottimo. E’ naturale che la direzione del PdL e l’Ufficio di presidenza discutano di proposte nuove non incluse nel nostro programma elettorale, come per esempio quella di concedere in anticipo la cittadinanza agli immigrati. Si discute, si vota e la decisione della maggioranza vincola la minoranza”.
Durissimo con il Pd, Berlusconi invita invece Casini a ricollocarsi nel centrodestra, luogo cui è naturlamente designato l’Udc: “La loro collocazione strategica non può che essere nel centrodestra e noi aspettiamo fiduciosi. Anche perchè – prosegue il premier – l’Udc è con noi nel Partito del Popolo Europeo, che è la grande famiglia della libertà e della democrazia in Europa. Negli altri paesi dell’Unione – dice ancora – i partiti popolari non si alleano con la sinistra, non sono disponibili ad allearsi con una parte o con l’altra. Questo non è casuale. E’ la conseguenza del fatto che i nostri valori, i nostri programmi, la nostra economia sociale di mercato, sono concezioni alternative a quelle della sinistra”. E, conclude il presidente del Consiglio, ”questo avviene persino in Paesi nei quali esiste una sinistra socialdemocratica e riformista vera, a differenza di quella con cui abbiamo a che fare in Italia che ha cambiato più volte nome, dal Partito Comunista al Partito Democratico, ma non ha mai rinnegato le sue radici e non ha mai, sostanzialmente, cambiato la sua politica e il suo modo di condurre la lotta politica”.
Infine il conduttore di “Porta a Porta” concede a Berlusconi una breve replica sul caso Boffo/Feltri: “Feltri è un giornalista certamente di centrodestra, che assume però le sue posizioni in assoluta autonomia. E che è geloso di questa autonomia. Questo vale per il caso Boffo come per altri interventi del giornale nel dibattito politico recente”.

Marrazzo ammette: “Soldi anche per la droga”. «Qualche volta poteva capitare che quei soldi servissero anche per la droga». Lo ha detto agli inquirenti l’ex presidente della Regione Lazio, che questo pomeriggio è stato interrogato dai magistrati romani, in qualità di testimone, sul presunto ricatto ordito ai suoi danni dai carabinieri ora agli arresti. Piero Marrazzo accompagnato dalla moglie Roberta Serdoz e dall’avvocato Luca Petrucci, negli uffici giudiziariari di Piazza Adriana, si è trattenuto in un colloquio di circa due ore entrando nel merito dei cinquemila euro che aveva pattuito con Natalie, in occasione dell’incontro nell’appartamento di via Gradoli, fulcro dell’inchiesta. Agli inquirenti, l’ex presidente del Lazio dice di «non essere mai stato ricattato». Marazzo conferma inoltre di non essersi accorto che uno dei carabinieri stava riprendendo la scena di Via Gradoli con il cellulare, il giorno dell’irruzione. Ed in quella occasione l’ex presidente della Regione non avrebbe visto Gianguarino Cafasso, il pusher morto nel settembre scorso, il primo a tentare di piazzare il video. Marazzo perciò non muta la propria posizione per gli inquirenti restando ad oggi parte lesa nel processo.
Domani sarà la volta dei carabinieri. Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini, tuttora detenuti in quanto sospetti artefici del ricatto, e Donato D’Autilia, indagato per ricettazione, verranno sentiti dai magistrati sebbene rispetto ai primi tre si sa già che intendono avvalersi della facoltà di non rispondere, come confermato dal loro difensore Marina Lo Faro. Il quarto carabiniere detenuto in carcere, Antonio Tamburrino, non sarà invece sentito.

Cacciari dà l’addio alla politica. «Non intendo più candidarmi a nulla. Nel 2010 non farò più il sindaco di Venezia, né il deputato. Basta. Quante volte occorre essere sconfitti in una vita?». Massimo Cacciari, primo cittadino del capoluogo veneto, in un’intervista rilasciata a Monica Guerzoni per il ”Corriere della Sera” annuncia che a fine mandato lascerà la politica attiva. «Trent’anni fa speravo con altri di poter imprimere una svolta al Pci. Poi ci ho provato con Occhetto, quindi con il partito dei sindaci, con l’Asinello di Prodi, con la Margherita e infine con il Pd. Quel che ora dice Rutelli io l’avevo detto molto tempo prima», ma non è servito a nulla. Perché non andare a guidare il movimento di Rutelli? «Ma quando mai mi si è offerto di guidare qualcosa? E comunque non me ne frega niente, il potere mi fa ridere. Stimo Tabacci e, a Rutelli, mi lega una affettuosa amicizia. Condivido la sua scelta, ma io con l’Udc non ho nulla a che vedere. Né con gli altri». A Bersani «auguro successo, ma sarà la cosa 2, 3 o 4 di D’Alema. È un dramma quel che si profila nel Pd. L’intesa col centro è inevitabile e ‘sta frittata qui, un centrosinistra da prima Repubblica che è il vecchio disegno di D’Alema, non mi interessa culturalmente. Anche se è l’unica via per sconfiggere Berlusconi». Quando l’intervistatrice ipotizza un suo impegno per costruire una “terza via”, il sindaco sbotta: «E cosa dovrei fare? Più di come mi sono fatto il culo in questi anni? Nessuno mi ha mai filato, anche se ho avuto sempre ragione. In politica bisogna essere a tempo e non in anticipo, a 65 anni ho capito che non sono capace di fare politica. Il mio amico D’Alema sì, che è capace». Gli viene ricordato che D’Alema potrebbe diventare il primo ministro degli Esteri Ue: «Sì, dopo aver rimestato nel pollaio in modo tale da diventarne l’ambasciatore più rappresentativo… È lo stesso film del ’98, quando D’Alema nel casino generale fa un bell’accordo fuori dal centrosinistra e diventa premier». Prodi invece? «Lasciamolo perdere Prodi. Veltroni sì che aveva idee, ma non ce l’ha fatta per limiti personali e incapacità organizzativa. Fassino e Rutelli erano autenticamente per il Pd, sono stati generosi e nemmeno loro ce l’hanno fatta. Casini? Anche lui non ha capito nulla». Per Cacciari niente amarezza, comunque, bensì «una liberazione. Non vedo l’ora di tornarmene all’università».

Ginevra Baffigo

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