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Diario politico. La strana (ma non troppo) coppia Tremonti-Fini per il Mezzogiorno

novembre 2, 2009 di Redazione 

Preparatevi ad un’altra grande giornata insieme al vostro giornale. Un giornale giovane ed efficace, e contemporaneamente di qualità, che mira a fare e promuovere cultura. Prendete questo Diario, ad esempio. In una prima domenica di novembre piuttosto tranquilla per la politica italiana, la nostra Ginevra Baffigo ha selezionato per noi tre notizie-spunto che alimentano il dibattito e la riflessione. La prima: il ministro dell’Economia e il presidente della Camera, voci autorevoli di uno schieramento di centrodestra proiettato verso la modernità e l’Europa, ma anche competitors possibili per la successione del presidente del Consiglio, uniti per trovare soluzioni a favore della parte più povera, ma (anche per questo) dalle maggiori potenzialità, vista la ricchezza (per contro) del suo capitale umano e della sua cultura, oltre che di una spettacolare collocazione geografica al centro del Mediterraneo e quindi di uno dei possibili fulcri (di nuovo) del mondo del futuro, a favore di questa parte, dicevamo, del nostro Paese. La seconda notizia è la proposta del membro di centrodestra della Corte Costituzionale Paolo Maria Napolitano dell’introduzione del diritto alla ”dissenting opinion” per il giudice in disaccordo con il resto della Consulta: “un’operazione-trasparenza” subito appoggiata dalla maggioranza con Pecorella. Infine, la commemorazione dei caduti Partigiani a Milano e il duro attacco di monsignor Gianfranco Bottoni all’esecutivo, accusato di determinare una «morte lenta e indolore della democrazia». Il racconto.

Nella foto, da sinistra Bersani, Fini, Tremonti: al lavoro per il Paese

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di Ginevra BAFFIGO

In questa prima domenica di novembre la tumultuosa politica italiana sembra incline a deporre le armi e pattuire tregue su almeno uno dei tanti fronti aperti. In questo weekend, infatti, Giulio Tremonti e Gianfranco Fini si trovano in «totale accordo» su una «questione centrale e nazionale per il Paese», sottolinea il presidente della Camera al Convegno dei giovani imprenditori a Capri. I temi affrontati sono stati tanti: dalla politica del Mediterraneo alla questione del Mezzogiorno, ma alla fine la platea sembra trovare nelle parole della terza carica dello Stato la promessa di un punto d’incontro: Fini parla di «tagli alla spesa improduttiva», vera svolta per avviare la tanto attesa riduzione delle tasse. Già ieri la proposta era stata invocata da Lorenzo Bini Smaghi (membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea) e da Federica Guidi (nuovo presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria). Questi due importanti interventi avevano in qualche misura trovato conferma anche nelle parole di Giulio Tremonti, il quale aveva denunciato le assurdità contabili della Sanità pubblica, ed in questo senso il presidente di Confindustria lo aveva incalzato proponendo di passare alla fase operativa, sulla quale si registra un «avviso comune con i sindacati». Come? La proposta della Marcegaglia è semplice matematica: «Si possono recuperare almeno 15 miliardi; 11 mettendo a regime gli acquisti della pubblica amministrazione, 4 accorpando provincie e prefetture senza contare gli sprechi della sanità».
Ma a Capri non si è parlato solo di Economia, nel programma di oggi si leggeva un tema singolare per le riunioni degli aspiranti capitani dell’economia: «Mediterraneo, dall’Europa al golfo». E proprio su questo punto l’assemblea si è misurata con un nuovo panorama politico. Fini sul palco lancia un’appello ad un’illustre spettatore seduto in platea, Giulio Tremonti: «È una proposta che faccio qui, davanti al ministro dell’Economia di stabilire che nelle prossime otto-dieci finanziarie vi sia un incremento costante per sostenere tutte le eccellenze tecnico-scientifiche del Sud». Il presidente della Camera sembra poi ricordarsi del dramma del suo collega e così aggiunge: «Sempre tenendo presente le risorse nazionali». Tremonti non solo è d’accordo ma prende la parola per proporre il Cnr come strumento «per aumentare gli investimenti strategici e di ricerca nel Sud». Il ministro dell’Economia suggerisce poi agli imprenditori di farsi promotori di un «unico fondo Fas meridionale con dentro i crediti di imposta». Passando dai suggerimenti alle vere e proprie manovre di governo, Tremonti annuncia che fra poche settimane varerà un fondo per patrimonializzare le piccole imprese. E la Marcegaglia non perde l’occasione per ribadire «che il fondo può erogare fino a 30 miliardi di euro».
Il numero uno del MEF proseguendo con la questione meridionale ammette: «Noi abbiamo un debito con i meridionali è ora di rifletterci tutti insieme, ma non con gli ascari politici che fanno del meridionalismo una professione distruttiva». Ed in effetti in questi mesi di emergenza i fondi Fas, è ben noto, non sono stati invertiti per contrastare la drammatica situazione delle regioni del nostro Sud. Tremonti non tocca il tema ma parla di un’aliquota di favore al 5% per la Banca del Sud.
Il tema è delicato e ci mette pochissimo a lasciare la piccola gemma del Mediterraneo per raggiungere i corridoi del potere nella Capitale. Il presidente del Senato Renato Schifani sollecita i suoi colleghi: «dalle parole dei convegni bisogna passare ai fatti». L’opposizione non tarda a rispondere con parole di sostegno, e così Anna Finocchiaro si dice contenta delle «importanti riflessioni di oggi sul Mezzogiorno da parte dei presidenti di Camera e Senato».

Diritto di dissentire. “La segretezza non è una garanzia e nulla ha a che fare con l’indipendenza del giudice. Anzi, il voto segreto rischia di diventare un alibi per l’incoerenza”. Con queste parole il giudice della Corte Costituzionale, Paolo Maria Napolitano, giustifica la sua proposta: introdurre la possibilità, per il giudice in disaccordo con la maggioranza della Corte, di esprimere la propria opinione dissenziente. In questo modo secondo il membro della Suprema Corte si garantirebbe un “operazione di trasparenza”. La proposta ottiene da subito il sostegno del centrodestra, di cui l’avv. Gaetano Pecorella è il primo a dichiarare l’avallo: “Spero che il Parlamento sia in grado di fare propria questa indicazione densa di significati non solo giuridici”. “Sul tema specifico della ‘dissenting opinion’ – prosegue Pecorella – esiste già una mia proposta di legge che giace, mai messa in calendario, di fronte alla commissione Affari Costituzionali della Camera dall’inizio della legislatura”.
La convergenza fra i due giuristi sembra però non stupire molti: il primo fu oggetto di un’inchiesta giornalistica a seguito di una sospetta cena nella frequentatissima casa Letta con il Premier ed il guardasigilli Alfano; il secondo, prima ancora di essere membro del Parlamento, era uno dei legali di Silvio Berlusconi. Non sembra perciò casuale l’assoluta distanza che Napolitano prende dal Lodo Alfano sulla votazione del quale non spende una parola. Segue piuttosto nella promozione del ‘disserting opinion’: “La Costituzione contiene tanti valori e quando si giudica una legge è impensabile procedere con la categoria del ‘vero-falso’, altrimenti si rischiano sempre guerre di religione”. E poi ancora ribadisce: “E’ impensabile ritenere che 15 giudici possano sempre esprimersi all’unanimità”. “Non consentire l’opinione dissenziente- conclude infine il giudice- significa ritenere il giudizio di costituzionalità quasi un processo deterministico, per cui da una certa norma sottoposta a giudizio possa emergere una sola decisione, quella adottata. Così non è”.

In memoria dei Caduti partigiani. Come ogni anno si è svolta la cerimonia in memoria dei caduti partigiani al Campo di gloria del cimitero Maggiore del capoluogo lombardo. Un momento di raccoglimento e di ritrovato orgoglio nazionale che però annualmente riapre vecchie polemiche. Fra i “sobillatori” di quest’anno non si annoverano però i combattivi ottantenni dell’Anpi (associazione nazionale partigiani italiani). A sollevar i toni è stato Monsignor Gianfranco Bottoni, responsabile delle relazioni ecumeniche e interreligiose della Diocesi di Milano, che nel suo applaudito intervento ha confermato ancora una volta il suo biasimo nei confronti dell’attuale maggioranza. «Si assiste in questo periodo a una caduta senza precedenti della democrazia e dell’etica pubblica» ha esordito Bottoni, per poi specificare ulteriormente che si perpetrano «continui colpi al sistema democratico» in questo «stato padrone a gestione personale». Monsignor Bottoni prosegue nel suo attacco all’Esecutivo, non lasciando spazio a successivi dubbi: «È in corso una morte lenta e indolore della democrazia, una progressiva eutanasia della Repubblica nata dalla Resistenza».
A queste parole di fuoco non potevano che seguire delle reazioni repentine. L’assessore comunale ai Servizi Civici, Stefano Pillitteri, rappresentante della giunta Moratti alla cerimonia, non perde tempo e commenta: «Neanche quest’anno ci è stata risparmiata un’omelia di questo genere. Continuo a trovare improprio una polemica di carattere politico in una sede come questa, mi sembra proprio stucchevole». Ma sembrano non essere dello stesso avviso i partecipanti, presi dallo stesso disappunto nei confronti delle inclinazioni ideologiche del governo. Questo diffuso umore della folla ha finito con l’interrompere il discorso dell’assesore provinciale alla Sicurezza, Stefano Bolognini: «Voi volete dividere il Paese, non unirlo».

Ginevra Baffigo

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