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I PROGRESSISTI D’EUROPA: «D’ALEMA MINISTRO DEGLI ESTERI DELL’UNIONE»

ottobre 31, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana ha sempre criticato il modo in cui l’ex segretario del Pds ha concepito il suo ruolo dentro il Partito Democratico. E sono sotto gli occhi di tutti errori strategici compiuti nel corso degli anni in cui è stato leader del centrosinistra. Ma ci sono almeno tre buone ragioni per vedere di buon occhio, e anzi per sostenere la candidatura dell’ex presidente del Consiglio che il Partito socialista europeo e i progressisti democratici hanno avanzato – insieme, è bene chiarirlo, a quelle di altri – per il ruolo di capo della diplomazia europea. Primo, D’Alema è stato un grande ministro degli Esteri italiano, come gli riconoscono tutti. Secondo, è stato grande per la sua leadership ma anche per una concezione che non prevede barriere tra oriente e occidente, che nasce dal sostegno alla causa dei palestinesi in un perfetto equilibrio con l’amicizia nei confronti di Israele, che addirittura si basa su una rivendicazione di personali origini arabe. Immaginate l’impatto sullo scenario mondiale di una sponda europea guidata da D’Alema alla politica per la Pace di Obama. Infine, D’Alema è riconosciuto sia a destra sia a sinistra come uno statista, e come uno in grado, nel bene e nel male, di dividere magari sciaguratamente dentro la sua parte ma di tendere ad unire gli schieramenti (appunto, nel bene e nel male) e comunque la politica italiana. Questa sua disposizione-ambizione è anche una delle ragioni per cui aspirò prima alla presidenza della Camera e poi fu candidato capo dello Stato, per cui il Governo non dice di no e Casini e Maroni lo sostengono. Il racconto di Ginevra Baffigo in questo speciale Diario.

Nella foto, il presidente della Fondazione ItalianiEuropei Massimo D’Alema

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di Ginevra BAFFIGO

In queste ore i riflettori della politica italiana sono tutti rivolti al nome del candidato italiano per la carica di Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea. Di ufficiale non vi è ancora nulla, ma nelle stanze della nostra politica si festeggia Massimo D’Alema.
Nei prossimi dieci giorni la partita per le nomine di Bruxelles vedrà gli eurogruppi vagliare minuziosamente i nomi dei possibili candidati alla presidenza dell’Ue e alla neoistituita carica di ministro degli Esteri, prevista dal Trattato di Lisbona. Ma seguendo la prima giornata di questo prestigioso torneo fra i più illustri nomi della politica del Vecchio continente, registriamo la prima discesa in campo: quella dei socialisti. Non hanno ancora indicato la preferenza per la «poltronissima» da Presidente, ma per quella di Alto rappresentante per la politica estera i nomi sono tre e fra questi, quello di Massimo D’Alema, ottiene un’eco incoraggiante e benevolo anche nei palazzi romani.
Da subito l’ex presidente del Consiglio si dice “onorato e grato”. Non solo per esser stato inserito dal partito progressista in una ridotta rosa di nomi, in cui spiccano, assieme alla sua nomina, quella del ministro degli Esteri britannico Miliband (considerato il favorito finché, poche ore fa, ha fatto sapere di non essere disposto a ricoprire l’incarico) e al francese Vedrine, ex ministro del governo Jospin. Ma anche perché le voci sulla candidatura di D’Alema infiammano da subito gli entusiasmi italiani. Lui stesso invita alla moderazione, tanto che a margine del convegno Ispe sul primo anno di amministrazione Obama sembra ridimensionare la risonanza che la sua nomina ha avuto nel Bel Paese, dicendo a tal riguardo di aver “appreso che i leader progressisti hanno raggiunto un accordo sul fatto che il responsabile della politica estera europea e vicepresidente della Commissione sarà espressione del Partito socialista europeo e dei progressisti democratici- e con una modesta aggiunta conclude – Mi hanno indicato tra i possibili candidati”. Prima che altri possano chiosare, il Presidente della fondazione ItalianiEuropei aggiunge: “Non mi sono candidato a nulla, la notizia mi è giunta da Bruxelles e io ne prendo atto. Sono onorato – prosegue ancora – di questo. So che ci sono altri candidati più forti di me. Non ritengo di avere molte possibilità ma il fatto di essere inserito in questa short-list mi onora”.
Una ristretta rosa in cui il nome di un italiano piace anche alla maggioranza, al governo e sembrerebbe anche al premier. La nota di Palazzo Chigi: «Qualora emergesse in concreto la possibilità per l’Italia di ottenere l’assegnazione di una di quelle cariche, il Governo valuterà con serietà e responsabilità le candidature capaci di assicurarle un incarico di così alto prestigio». E a fargli prontamente eco, il ministro degli Esteri Frattini rassicura: «Noi valuteremo tutti i nomi che usciranno dall’esplorazione, tutti quelli che saranno presentati, e se ce ne saranno di italiani senza pregiudizio sul fatto che siano di maggioranza o di opposizione». Nessun riferimento diretto a D’Alema dunque, eppure il dirigente del Pd sempre da Milano spiega: “Secondo il nuovo trattato (quello di Lisbona, ndr) il rappresentante della politica estera è anche vicepresidente della Commissione e quindi il Governo ha un potere dirimente sul proprio rappresentante. La nota di Palazzo Chigi è molto apprezzabile nel senso che considera questa eventualità come prioritaria, anche se al momento deve essere considerata proprio come una eventualità”. Ed infatti per poter conquistare la poltrona di ministro degli Esteri d’Europa, il candidato dovrà ottenere compiutamente il sostegno del Governo e del presidente del Consiglio. Nel caso italiano perciò Berlusconi dovrebbe rinunciare ad un esponente del Pdl nella Commissione, di cui l’alto rappresentante sarebbe vicepresidente.
L’esecutivo non vuole fare nomi, non quello di D’Alema, nè altri. Anzi, è ancora il ministro Frattini, al termine dei lavori del vertice Ue, a scoraggiare un «totonomine» che potrebbe recar danno non solo agli illustri uomini politici d’Europa, ma in prima istanza alla stessa dignità dell’Unione. «Di nomine non se ne è parlato, ci sono state solo consultazioni informali – ribadisce il titolare della Farnesina – abbiamo deciso che è meglio attendere la definizione del profilo istituzionale». Frattini ha ricordato che si è deciso di delegare al presidente del Pse Rasmussen, a quello del Ppe Martens, e al commissario europeo Rehn per i liberali il compito di selezionare i singoli candidati. «Noi attendiamo l’esito di queste consultazioni, che dovrebbe arrivare entro sette-otto giorni – spiega ancora Frattini – Poi ci sarà una discussione seguita da una decisione istituzionale», che peserà sulla scelta finale fatto salvo «un bilanciamento ed una larga condivisione» fra i governi.

Intanto le reazioni alla candidatura di Massimo D’Alema accende gli entusiasmi della politica italiana. Pierferdinando Casini è fra i primi a pronunciarsi: “Se la famiglia socialista proporrà D’Alema ministro degli Esteri dell’Unione Europea mi auguro vivamente che Berlusconi appoggi con convinzione questa scelta. Il comunicato di Palazzo Chigi, a questo riguardo, è senz’altro un segnale positivo. Sarebbe bello, per una volta, realizzare una convergenza nazionale su un nome così rappresentativo, per un ruolo tanto rilevante”. Ma il dirigente Pd non riscuote simpatie solo nei partiti di opposizione: Maroni esprime il proprio favore dal convegno dei giovani di Confindustria di Capri: “Vedo con favore la candidatura di un italiano a ministro degli Esteri dell’Unione Europea, di cui si parla in questi giorni”. Ed ancora il ministro delle Politiche Ue, Andrea Ronchi, “mi identifico pienamente nelle parole della presidenza del Consiglio”. Altrettanto positiva la reazione del ministro della semplificazione, Roberto Calderoli: “Se questo può servire a creare il clima per le riforme si sotterrino le asce di guerra e si fumi il calumet della pace nell’interesse del Paese”. Unica voce fuori dal coro è invece quella del viceministro leghista ai Trasporti, Roberto Castelli, che boccia rapidamente questa nomina: “D’Alema a braccetto con i terroristi di Hezbollah è la rappresentazione plastica del tragico destino che si preparerebbe per ‘l’Eurabia’ con Massimo D’Alema ministro degli Esteri dell’Unione europea”.

Ginevra Baffigo

Commenti

One Response to “I PROGRESSISTI D’EUROPA: «D’ALEMA MINISTRO DEGLI ESTERI DELL’UNIONE»

  1. mario on ottobre 31st, 2009 18.37

    In parlamento devono essere ubriachi dalla mattina presto. Per fortuna che Castelli sembra astemio.
    Una delle pagine più vergognose della politica estera italiana fatta passare dalla redazione come “D’Alema è stato un grande ministro degli Esteri italiano, come gli riconoscono tutti” (chi sono questi tutti? Io non ci sono e per la redazione non valgo niente perchè il tutti può non comprendere me)
    Ricordo inoltre che il “sostegno alla causa dei palestinesi in un perfetto equilibrio con l’amicizia nei confronti di Israele” è da parte di tutti tranne che dell’estrema sinistra che appoggia chi non vuole lo stato israeliano. per tutti gli altri politici “due popoli due stati” è ormai una frase consolidata (per fortuna).
    Uniuca verità D’alema è uno statista e si è visto anche con io recente voto nel PD con vittoria di un suo delfino.

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