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Continua rivoluzione silenziosa di Barack Accoglie i caduti in Afghanistan. 1° dal ’91

ottobre 30, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana come sapete è un giornale libero, indipendente, sopra le parti ma, lo ammettiamo, con una passione ben precisa: il nuovo presidente degli Stati Uniti, per quelle stesse ragioni ben sintetizzate dal riconoscimento del Nobel per la Pace. Obama, ha scritto una volta Chiara Geloni di “Europa” su Facebook, ha cambiato l’umore del mondo. Ma lo ha fatto perchè di per se stesso rappresenta un cambio di piano e di passo rispetto a tutti i suoi predecessori. Non solo appunto per ciò che simboleggia ma perchè sostanzia tutto questo con la sua diversità. Di contenuto. Ce lo ha fatto vedere ancora una volta ieri, quando per la prima volta dai tempi della Guerra nel Golfo il presidente nero ha accolto alla base aerea di Dover l’arrivo dei feretri dei morti in Afghanistan, rompendo contemporaneamente il silenzio mediatico sui caduti. Una forma di trasparenza, lontana da ogni fanfara propagandistica, il cui senso vero tuttavia non sta tanto nel offrire agli americani la possibilità di percepire la situazione così com’è, tra luci ed ombre, ma nel disarmo che comporta nei confronti della verità, quale che essa sia, intellettuale o reale, che va dichiarata così com’è, per cominciare a costruire idee e relazioni solide. Ci racconta tutto Francesco Carosella.

Nella foto, Barack Obama

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di Francesco CAROSELLA

Ieri sera Barack Obama ha rotto per la prima volta dal 1991 il black-out mediatico imposto da George Bush Senior al ritorno in patria dei caduti della guerra del Golfo e che poi è rimasto in “vigore” anche per i caduti delle successive guerre in Somalia, Iraq e Afghanistan sotto le amministrazioni Clinton e Bush figlio. Silenzio che viene ritenuto fin dall’epoca un espendiente per celare l’altra faccia della guerra, giusta o ingiusta che sia, il contrasto dei soldati morti con la retorica nazionalista e pacifista.

Il divieto per giornalisti e telecamere di assitere e riprendere l’arrivo delle bare negli Stati Uniti valeva ufficialmente allo scopo di evitare alle famiglie l’ulteriore dolore di vedere i propri cari al centro del media circus. Il presidente si è recato alla base aerea di Dover, nelle piane alluvionali del fiume Delaware sull’Atlantico, dove vengono portati tutti i caduti d’oltremare, il luogo del primo triste approdo dei caduti, dove avviene la “dignitosa cerimonia” di trasferimento delle bare ai mezzi terrestri e aerei che poi li riporteranno a casa dalle loro famiglie. Un gesto di rottura, dopo 18 anni, del pudore, o dell’ipocrisia propagandistica.

Ad attendere i 18 soldati della Drug Enforcement caduti in Afghanistan lunedì scorso, di notte, insieme a un piccolo gruppo di fotografi, perché non c’era stato alcun annuncio ai media, e le famiglie il presidente, in rispettoso silenzio e saluto militare, seppure Obama della guerra pratica e del servizio militare non abbia alcuna esperienza.

Ottobre è stato finora il mese col più alto numero di morti americani dall’inizio della guerra otto anni fa, con 55 militari caduti in battaglia.

Il presidente si trova in questi giorni a dover prendere la decisione finale sui rinforzi in Medio Oriente. Dal Washington Post si è appreso che Obama abbia richiesto un’analisi di tutte le province afghane, per stabilire con certezza quali siano le regioni in cui i leader locali sono in grado di amministrare con efficienza e quali abbiano invece bisogno di assistenza internazionale. Dati che sono necessari al presidente per decidere l’entità delle truppe da mandare a supporto delle oltre 65 mila già in loco.

L’orientamento dell’attuale amministrazione prevede rinforzi più contenuti e concentrati nelle aree più popolate, allo scopo anche di evitare che l’esercito venga visto come occupante dalle popolazioni locali, contrariamente alle richiesta di 44 mila uomini in più fatta dal comandate delle forze americane e Nato Stanley McChrystal.

Domani al Consiglio di Guerra con gli Stati Maggiori sarà presentata ad Obama l’analisi provincia per provincia.

Francesco Carosella

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