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Sì Teheran, arriva l’accordo sul nucleare Ma Ahmadinejad: ‘Gli Usa mollino Israele’

ottobre 29, 2009 di Redazione 

E’ stata una giornata campale, per la trattativa sull’arricchimento dell’uranio iraniano voluta dall’occidente per evitare che l’Iran si doti di armi atomiche e, contemporaneamente, per non ricorrere alla forza. Una soluzione diplomatica che, ancora una volta, porta la firma di Barack Obama, che ha spinto per insistere nel momento in cui forse altri avrebbero lasciato. E’ l’ennesima, grande riprova del lavoro che il presidente americano sta svolgendo e che spiega il suo Nobel per la Pace, per il quale Obama non ha avuto bisogno di far scintillare (o meno) le armi o suonare la fanfara, bensì continua nel suo impegno sottile fatto di apertura e inclusione. Ma al di là di questo. Teheran accetta dunque la bozza Aiea sul nucleare che prevede che una parte del processo di trasformazione dell’uranio in combustibile (e quindi lo stesso uranio) avvenga in paesi terzi, Russia e Francia. E, tuttavia, stamattina in un intervento pubblico Mahmoud invita gli Stati Uniti a scegliere tra «il prestigio mondiale e il supporto al regime sionista», ovvero agli israeliani. Un nodo che rimane, dunque, l’inimicizia (per essere eufemistici) tra l’Iran e Israele, che rischia di rendere infine vano tutto questo utile lavoro (con effetto) diplomatico. Il giornale della politica italiana, il solo a raccontare ogni giorno le vicende mediorientali, vi porta a scoprire i dettagli dell’accordo e di questa giornata, campale, appunto, ma con qualche ombra. Ce ne parla la nostra Désirée Rosadi.

Nella foto, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad

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di Désirée ROSADI

È arrivata nel primo pomeriggio di oggi la risposta formale di Teheran alla proposta di trasferimento dell’attività di arricchimento dell’uranio avanzata da Russia, Stati Uniti e Francia, sotto l’egida dall’Aiea, l’agenzia internazionale per l’energia atomica. Quella iraniana, tuttavia, è soltanto una “risposta iniziale”, come l’ha definita l’Aiea in un comunicato stampa. L’Iran, secondo quanto riportato dal messaggio, propone l’utilizzo dell’uranio leggermente arricchito per la produzione di combustibile, e non per fini militari: al contrario il combustibile per il reattore di ricerca di Teheran dovrebbe essere impiegato per uno scopo nobile, ossia la diagnosi e la terapia del cancro.

L’invio dell’atteso responso iraniano all’Aiea era stato preceduto in mattinata da alcune ottimistiche dichiarazioni del presidente Ahmadinejad il quale, in un discorso pronunciato a Mashhad, nel nord-est dell’Iran, ha annunciato che Teheran è pronta “allo scambio di combustibile e alla cooperazione” sul nucleare. In pratica, l’Iran accetta il trasferimento di una parte del suo uranio da arricchire in un paese terzo, nello specifico Russia o Francia, e oltretutto per scopi civili.

La risposta iraniana non ha colto impreparato il direttore dell’Aiea, Mohammed El Baradei, il quale ha già previsto delle consultazioni tra le parti a breve. Il traguardo auspicato da El Baradei è quello della firma di un accordo tra Iran, Stati Uniti, Russia e Francia, primo passo concreto verso il controllo dell’arricchimento dell’uranio iraniano. Oggi si è anche conclusa la spedizione del gruppo di esperti dell’Aeia nell’impianto nucleare di Qom, costruito all’interno di una montagna, che secondo le dichiarazioni del governo iraniano sarebbe in fase di costruzione. Ma ben poco è stato rivelato di questa visita: all’arrivo del team a Vienna, il capo della missione Nackaerts, ha semplicemente spiegato che una volta analizzati i dati il direttore generale riferirà sugli esiti della spedizione. Si tratta di elementi rilevanti per la stesura di un futuro accordo, in quanto riveleranno se e cosa è stato taciuto dal governo iraniano.

Nel frattempo a lanciare segnali incoraggianti è proprio Ahmadinejad che, nel discorso di stamani, descrive questa fase storica delle relazioni diplomatiche tra il suo Paese e le potenze occidentali come un passaggio “dal confronto alla collaborazione”. Non è tutto. A togliere ogni dubbio sull’utilizzo militare del nucleare è Ali Akbar Naseri, neo-ambasciatore iraniano presso la Santa Sede, che oggi ha presentato le sue credenziali a Benedetto XVI: è volontà dell’Iran “dare corso alle proprie pacifiche attività nucleari, come membro del Trattato di non proliferazione nucleare, sotto la sorveglianza dell’Aiea e nel pieno rispetto delle norme internazionali”, come spiega Naseri, per il “bando totale degli armamenti atomici a livello mondiale”.

Eppure sembra ancora presto per tirare un sospiro di sollievo. Poche ore prima del suo discorso a Mashad il presidente iraniano ha posto, ancora una volta, le sue condizioni, invitando gli Stati Uniti a rompere l’indissolubile legame con Israele. Stando alle notizie divulgate dalla tv di Stato, Ahmadinejad avrebbe chiesto agli USA, proprio questa mattina, di “scegliere tra il prestigio mondiale e il sostegno al regime sionista”. Forse è questa la dimostrazione di collaborazione che l’Iran si aspetta dagli Stati Uniti? E il nucleare? Di fronte a queste esternazioni l’accordo che si prospetta all’orizzonte prende tutto un altro sapore. La strada verso la distensione tra l’Iran e le potenze mondiali ha un unico, vero, nodo e si chiama Israele.

Désirée Rosadi

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