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La riflessione. Perchè Marrazzo (e gli altri) ha sbagliato di A. Sarubbi

ottobre 29, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana, lo avete visto, è stato molto cauto sulla vicenda del presidente della Regione Lazio così come lo era stato sulle vicende tra personale e politico di Silvio Berlusconi. Al di là delle indubbie implicazioni (appunto) anche politiche in entrambi i casi, c’è un livello (ancora) personale (specie del dopo) che va rispettato e sul quale un giornale come il nostro, che fa della sensibilità un suo punto di forza, non si può permettere (e non vuole) ipocrisie. Il deputato del Partito Democratico, forse in uscita, segue Rutelli, forse no, ed ex conduttore del programma di Raiuno “A sua immagine” interviene su questo e lo fa con una leggerezza e un equilibrio (e una sensatezza) straordinari. Un piccolo capolavoro (di scrittura) che, per questo, vi proponiamo volentieri, in attesa, forse, di avere modo di darvi un ulteriore punto di vista di grande interesse sulla vicenda. Intanto, sentiamo quest’analisi di Andrea Sarubbi.

Nella foto, l’onorevole Andrea Sarubbi. Le pagine personali all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com

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di ANDREA SARUBBI*

Le ripercussioni politiche, ve lo giuro, mi lasciano quasi indifferente: si troverà un nome alternativo a Piero Marrazzo, possibilmente credibile e gradito all’elettorato, e si cercherà di tenere il Lazio, pregando che il Centrodestra sbagli candidato. Neppure con il governatore uscente avremmo avuto certezze di farcela: il danno politico della vicenda è, dunque, abbastanza relativo. Ma c’è un danno più profondo, inferto alla politica nel suo insieme, che invece mi appare incommensurabile: perché in un colpo solo (questa storia parla infatti di auto blu, droga, prostituzione, ricatti e corruzione) si dà fiato a tutto quel sentimento anticasta che ci vogliono anni per spegnere e basta un secondo per riaccendere. Poi hai voglia di prendertela con le Iene, se vengono a farti un tampone davanti a Montecitorio: è chiaro che ti senti umiliato, pure se non hai nulla da nascondere, ma la situazione è così indifendibile che alla fine ti viene la tentazione – come propone La Russa, non senza demagogia – di sottoporti all’esame del capello per far vedere che il Parlamento non è un covo di tossici. Per quanto riguarda il sesso, d’altra parte, la situazione è ancora più compromessa: dal caso Mele in poi, siamo passati per le frequentazioni del premier ed ora siamo arrivati a quelle di Marrazzo. Ogni volta, c’era un pezzo della vita privata che sconfinava in quella pubblica: per il deputato Udc, il contrasto insostenibile fra la sua vita notturna e le sue iniziative parlamentari; per il presidente del Consiglio, l’influenza di quelle feste sulla compilazione delle liste elettorali e le bugie dette pubblicamente sul caso Noemi; per il governatore del Lazio, la sua ricattabilità. Non so se sia una coincidenza, ma in nessuno di questi tre casi è stato possibile separare con l’accetta la vita privata di un politico dalla sua dimensione pubblica. Né lo sarebbe se si venisse a sapere, fra qualche giorno, che magari il famoso Chiappe d’oro, l’ex ministro che condivideva con Marrazzo la passione per le trans di via Gradoli, è in Parlamento un baluardo dell’identità cristiana, o se qualche conducente di auto blu parlasse delle mattine passate in macchina ad aspettare un altro ex ministro, cliente fisso – anche durante l’orario di servizio – di un noto locale gay specializzato negli afterhours. Non è questione di destra o di sinistra, ma di ruolo che si ricopre: se fai la ballerina, o la modella, o il pugile, o l’attore, ogni volta che ti siedi a tavola devi pensare ad una serie di cose (calorie, grassi, proteine) che il resto del mondo può tranquillamente ignorare, mentre tu sei costretto a fare i conti con la tua forma fisica o con il tuo aspetto estetico. Se fai il politico, invece, devi saper discernere quanto un comportamento privato possa far perdere credibilità al tuo impegno pubblico, e – visto che, per dirla alla Bersani, non te l’ha ordinato il dottore – devi essere in grado di mettere qualche paletto. In compenso, puoi abbuffarti tranquillamente di Nutella.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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