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L’incredibile storia della ragazzina stuprata Paesani e sindaco stanno con gli stupratori

ottobre 29, 2009 di Redazione 

Otto adolescenti che nel 2007 abusarono per tre ore dell’allora quindicenne di Tarquinia. A Montalto di Castro l’incomprensibile reazione di un Paese che sta tutto dalla parte degli aggressori. Le loro spese legali addirittura sostenute dal Comune. Il cui primo cittadino, Salvatore Carai, Democratico, ex diessino, fu “invitato” da Fassino a non candidarsi al congresso fondativo del partito, ma che oggi resta al suo posto, fiero esponente Pd. Ricordate? E’ quello che definì Anna Finocchiaro “talebana del c.”. Qualche giorno fa l’ultima uscita: “Solo i romeni possono stuprare”. Le voci su una sua parentela con uno degli otto ragazzi. Intorno, la chiusura a riccio del paese contro una ragazza di fuori. E il solito, inaccettabile pregiudizio nei confronti delle donne che subiscono violenze sessuali. La vittima, intanto, ha visto rovinata – speriamo non per sempre – la propria vita. Alessandra Mussolini: “E’ una vergogna che si sta consumando nel silenzio”. Un silenzio che il giornale della politica italiana prova oggi a spezzare. Con questo racconto. Tutto quanto non sapete sullo stupro di Montalto di Castro. Perchè è avvenuto dopo. La firma è di Francesco Carosella.

Nella foto, il sindaco di Montalto di Castro Salvatore Carai

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di Francesco CAROSELLA

A Montalto di Castro, il paesotto tra Tuscia e Toscana divenuto tristemente noto per la vicenda della ragazzina quindicenne di Tarquinia che nel 2007 fu struprata per tre ore da otto adolescenti in una pineta, al termine di una festa di compleanno, tutto sembra procedere come se poco fosse accaduto.

Il tribunale dei minori di Roma ha sospeso il processo a carico degli otto violentatori, sei dei quali nel frattempo sono diventati maggiorenni, con “messa in prova”, vale a dire che saranno sottoposti ad un programma di “osservazione, sostegno e controllo” da parte dei servizi sociali dell’amministrazione della giustizia, in collaborazione con il comune di Montalto, lo stesso che due anni fa stanziò 20.000 euro per aiutare gli stupratori nelle spese legali. Se tale “prova” avrà esito positivo, il tribunale, nella prossima seduta che avrà luogo nel marzo 2012, potrà dichiarare estinto il reato.

Le spese legali della vittima invece, che con i genitori ha deciso di intentare una causa civile, vista l’incertezza del procedimento penale, saranno pagate dai comuni cittadini, che potranno contribuire attraverso un conto corrente, non dalle istituzioni locali. La consigliera alle pari opportunità della Provincia di Viterbo, Daniela Bizzarri, che in questi due anni ha assistito costantemente la ragazza, e a tutto il dolorosissimo processo post-traumatico, sfociato in depressione, che la ex studentessa, oggi diciassettenne, ha dovuto affrontare, nonché alla reazione sconcertante dei concittadini, che quasi all’unanimità difendono i ragazzi e che su di lei invece “non ci metterebbero la mano sul fuoco”, ha raccontato come ”con me ha pianto per due anni”, per poi riportare le parole della ragazza, vibranti di “rabbia e disgusto”, sulla decisione del tribunale: “Vogliono continuare a rovinarmi la vita? Io non avevo neanche capito, l’altro giorno: credevo che la messa in prova fosse finita, non che dovesse ancora cominciare. Invece quest’inferno va avanti, e durerà ancora a lungo. Sono stravolta, distrutta. Ogni volta che c’è il processo sto peggio: non mangio, non dormo e quando m’addormento ho gli incubi. Non voglio più andare neanche dallo psicologo, a cosa serve ripetere sempre le stesse cose?”.

Continua sugli aggressori: “Non credo nel loro pentimento. Non mi sono arrivate né lettere né parole di scuse, niente. Hanno anche cercato di spingere un ragazzo a dire che ero consenziente. Mi chiedo a cosa possa servire metterli alla prova adesso, dopo così tanto tempo. Per me quest’attesa è un logorio quotidiano, non so come farò ad aspettare tanto”. Daniela Bizzarri descrive, sempre tramite le parole della vittima, la profonda devastazione che l’accaduto ha prodotto sulla sua vita, la ragazza ha smesso di studiare e ha cercato di rifarsi una vita altrove, ma non è servito: ” Sono stata a studiare a Roma, ma non ha funzionato, mi sentivo sola senza la mia famiglia. Così sono tornata, e dopo poco ho trascorso un piccolo periodo in Sicilia. Una volta tornata qui, il preside della mia vecchia scuola mi ha chiamata e mi ha detto di ricominciare a studiare ma non ce l’ho fatta fatta, ho smesso e ho cercato un lavoro per non pesare sul bilancio di casa”.

Un trauma reso ancora più odioso e doloroso dall’emarginazione e dal sarcasmo che le è stato riservato dai residenti di Montalto, “non suoi compaesani”, ci tengono a precisare, “la ragazza era di un altro paese”, che fin dallo scoppio della vicenda, hanno sempre preso le parti dei violentatori, in testa il sindaco, l’ex diessino e oggi Democratico Salvatore Carai, che prese l’iniziativa, insieme alla giunta comunale, di offrire il sostegno economico agli imputati, e che voci ipotizzanno essere lo zio di uno degli otto. L’episodio scatenò una bufera politica di entità nazionale, ancora viva oggi, che provocò come primo provvedimento l’esclusione di Carrai dalle liste per il congresso di fondazione del Pd per decisione dell’allora segretario Piero Fassino, oltre che l’indignazione generale delle quote rosa dei Ds, “Se nella giunta comunale di Montalto, fatta di soli uomini, ci fossero state anche donne, si sarebbe presa una decisione di quel tipo?” ci si era chiesto. Il sindaco per tutta risposta insultò la senatrice Anna Finocchiaro dandole della “talebana del c.” Anche Alessandra Mussolini si è pronunciata sul caso: “E’ una vergogna che si sta consumando nel silenzio”. Significative le dichiarazioni dell’avvocato Piermaria Sciullo: “Nessuno ha mai pensato al reinserimento della vittima. Accanto a lei non c’è mai stata alcuna istituzione. Nessuno le ha chiesto di cosa avesse bisogno o proposto un lavoro. La legge prevede che i suoi stupratori, perché minorenni, vadano aiutati a reinserirsi, ma intanto la loro vittima è stata abbandonata”.

Abbandonata, si è data la colpa a lei, nonostante i ragazzi abbiano ammesso la verità e le loro scuse siano state messe a verbale, e non sussistano dubbi sul non consenso della ragazza, è lei che viene condannata: “si è divertita anche lei”, “è una ragazza frivola”, “quella alle ammucchiate ci è abituata”, “sono cose che possono capitare”, “sono tutti bravi ragazzi”. Un settantenne residente, invervistato dal Corriere, è arrivato a dire che “avessi avuto diciassette anni, mi sarei messo in fila e anch’io sarei andato con quella”. Gli aneddoti sulla ragazza spuntano dappertutto, si giustificano le famiglie, si offre lavoro ai violentatori. E l’apologia dei colpevoli non è qualcosa di nascosto, di detto sottovoce, si consuma pubblicamente, fieramente, anche davanti alle telecamere di Domenica5. In collegamento da Montalto vecchi e giovani, uomi e donne, padri e madri di famiglia, tutti uniti con i carnefici e contro di lei. Solo una donna ha provato a difendere la ragazza, ed è stata minacciata e quasi si sfiorava la rissa.

Inutile anche l’appello dei parlamentari e dirigenti del Pd al sindaco Carai, a cui si chiedeva il ritiro dalle primarie. E’ forte la preoccupazione per il clima di prevaricazione fisica e psicologica nei confronti delle donne in Italia, che se qualche anno fa sembrava in parte superato, oggi torna con prepotenza e con rinnovata arroganza, un ritorno al passato, ai costumi più primordiali, l’esuberanza gioiosa dei giovani maschi predatori che non può essere repressa, che anzi è sana, al contrario di quella delle ragazze, che va stroncata sul nascere. Tutto con il frequente benestare delle donne, che aderiscono pure a questa visione. La legittimazione arriva anche dalla politica e dai media, la mercificazione del corpo femminile è attuale oggi più che mai.

Alla riprovazione generale si è unita anche Lara Cardella, autrice del libro “Volevo i pantaloni”, storia di un’adolescente costretta nelle restrizioni mentali di un piccolo centro della Sicilia, che con la ragazza condivide anche l’esperienza dell’isolamento: “La storia di quella ragazzina mi assomiglia per il fatto di avere un paese contro. Solo che io ero più grande e quando mi sono sentita dire in coro ‘puttana, puttana’ li ho affrontati.” La scrittrice ha aperto un gruppo su Facebook, già sottoscritto da 1.300 utenti, che chiede “Le scuse e le dimissioni del sindaco di Montalto di Castro”.

Scrive la Cardella: “Il sindaco sta permettendo che una ragazzina vittima di violenza venga emarginata e umiliata dai suoi concittadini”. Continua: “Da quando so di questa terribile vicenda non dormo più. Abbiamo scritto al Comune e ci ha risposto l’assessore al Turismo dicendo di non voler entrare nel merito e segnalando ‘le infinite bellezze archeologiche e ambientali del nostro paese’. Ma siamo impazziti?”.

Francesco Carosella

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