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Diario politico. ‘No a taglio dell’Irap’. Anm: “Inaccettabili accuse sulle ‘toghe rosse’”

ottobre 29, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Carmine Finelli. Insiste il Pdl per la riduzione della tassa sulle imprese. Ma dal Tesoro arriva netta la replica del viceministro Vegas: «Non ci sono risorse». I magistrati rispondono al presidente del Consiglio che, come vi abbiamo raccontato ieri, nel corso di una telefonata a “Ballarò” aveva parlato di «pm comunisti». Robledo: «Rosse, sì, per il sangue versato da alcuni dei nostri come Falcone e Borsellino». Nasce l’associazione «democratica, liberale, popolare e per il buongoverno» (si fa notare che ci sono riferimenti e scopiazzature sia del linguaggio di Bersani sia di quello, antico, di Berlusconi) di Rutelli che raccoglie, tra le altre, l’adesione di Cacciari e Tabacci. Infine, ancora il premier sul caso Marrazzo: «Io corretto con lui, non come sarebbe stato qualche leader di sinistra». Ieri anche proteste dei poliziotti scesi in piazza contro le ronde. E la discussione sul testamento biologico che riparte, contro ogni dialogo tra maggioranza e opposizione, dal testo originale, quello che tante divisioni e polemiche aveva suscitato. Il racconto.

Nella foto, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti

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di Carmine FINELLI

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti blocca ogni possibilità di introduzione di un taglio dell’Irap, l’imposta che grava sulle aziende. “Un alleggerimento dell’Irap per le piccole e medie imprese con meno di 50 addetti e che potrebbe essere legato al mantenimento dei lavoratori in azienda”. A dirlo è il relatore Maurizio Saia (Pdl), a margine dei lavori della commissione Bilancio al Senato. Il senatore del Pdl conferma che si tratta ancora di una fase preliminare e che il governo non ha ancora espresso alcuna valutazione in merito. “In tutto si potrebbe trattare di un intervento del peso di circa 2-3 miliardi. A dirla grande di 4 miliardi”, spiega Saia. Il lavoro del relatore sarà molto spigoloso in quanto dovrà mettere d’accordo la proposta della Lega con quelle del Pdl che variano tra 8 e 12 miliardi, e il Tesoro che, per bocca del viceministro Vegas, le giudica “interessanti, ma ora non ci sono risorse”.
Secondo Saia, il tentativo è di trovare “una sintesi tra le proposte messe in campo dalla maggioranza, dalla Lega ma anche dall’opposizione”. Si tratta “di un’ipotesi che può venire anche smentita. Io come relatore mi carico delle istanze parlamentari e cerco di sollecitare il Governo”. L’Irap sarà comunque “tra gli ultimi capitoli che affronteremo” durante l’esame. In alternativa, bisognerà attendere l’approdo del testo in aula.
“Abbiamo presentato un emendamento complessivo che include interventi sull’Irap e sull’Irpef per 35 miliardi di euro”, spiega il presidente della commissione Finanze al Senato, Mario Baldassarri. “Poi sono stati presentati singoli emendamenti che sono pezzi di un quadro. Dentro questo, uno sull’Irap con deduzione sul monte salari per tutti che costa 12 miliardi di euro. Un altro che deduce il monte salari fino a cento addetti e costa 8 miliardi. La Lega ha presentato un emendamento sul taglio dell’Irap per le aziende sotto i 50 addetti e l’opposizione idee di modifica”. Secondo Giuseppe Vegas, viceministro dell’Economia, il taglio dell’Irap “è un’ipotesi interessante, ma va valutata bene soprattutto per quanto riguarda le coperture. Attualmente non ci sono le risorse. Poi vediamo”.
La questione dell’Irap ricopre una importanza capitale per gli equilibri all’interno del Governo. Su questo punto, però, Silvio Berlusconi si era scontrato con il no di Giulio Tremonti. Una “niet” quello di Tremonti che aveva suscitato qualche malumore nell’esecutivo. Uno scontro culminato con la telefonata tra Berlusconi e il titolare di via XX settembre dai toni molto duri. “Nominami vicepresidente del consiglio con deleghe piene”. Una richiesta che aveva indispettito il Cavaliere e i molti, nel Governo, sempre più infastiditi dallo strapotere del titolare dell’Economia. Cavaliere che in seguito si sfoga con i coordinatori del Pdl esprimendo tutta la sua amarezza: “Ma vi rendete conto? Prima mi ha posto un diktat inaccettabile con questa storia del vicepremier, poi mi ha messo con le spalle al muro negando il taglio sull’Irap. Così non si può più andare avanti”. Ferita suturata ieri con l’incontro ad Arcore che, sembra, abbia appianato tutte le divergenze.

Anm contro Berlusconi. Martedì sera un attacco durissimo del presidente del Consiglio che se la prende con i giudici del caso Mills colpevoli, a suo dire, di aver emesso una sentenza senza avere le prove. In un attacco a tutto campo ai giudici nel corso della telefonata a “Ballarò” di cui vi abbiamo raccontato il premier ha sostenuto in particolare la tesi dei “pm comunisti che sono la vera opposizione nel nostro Paese”. Una accusa che ha suscitato inevitabilmente la reazione dell’Associazione Nazionale Magistrati: “Ogni occasione sembra buona per denigrare l’ordine giudiziario e descrivere i palazzi di giustizia come sezioni di partito, frequentate da magistrati militanti. Nessun ufficio giudiziario merita queste infondate e ridicole definizioni, tanto meno quello di Milano”. Un duro commento affidato ad una nota. L’Anm non ha digerito le parole di Silvio Berlusconi. “Da Milano, e dall’intero Paese, la magistratura ribadisce che intende continuare a vestire solo la toga e a rispondere solo alla legge. In primis alla Costituzione” si legge nel documento redatto dall’Anm in cui si parla anche delle assemblee di protesta che si terranno giovedì in tutta Italia. Le assemblee, spiega la giunta, “nascono dalla profonda e sincera preoccupazione per i continui tentativi di delegittimare e intimidire sia la giurisdizione nel suo complesso, sia i singoli magistrati in relazione a processi specifici o in ragione delle sentenze pronunciate. Perfino il rapporto tra istituzioni e organi di garanzia è stato messo in discussione”. E “mentre la tensione e l’attenzione si concentrano su una impropria contrapposizione, di cui la magistratura è vittima, nulla di serio, concreto e duraturo – lamenta l’Anm – viene proposto per restituire efficienza all’organizzazione giudiziaria e per ricondurre il processo alla ragionevole durata». All’appuntamento di giovedì «la magistratura arriva compatta: sia nelle componenti associative, sia con la spontanea e massiccia adesione agli appelli in favore del collega Mesiano”. Il procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, titolare in passato di inchieste che riguardavano proprio Berlusconi, rispondendo alle affermazioni pronunciate dal premier nella telefonata a Floris sostiene che “se le nostre toghe sono rosse, lo sono per il sangue versato dai magistrati che hanno pagato con la vita la difesa della legalità e dei valori costituzionali, a cominciare da Falcone e Borsellino”. Gli fa eco dalla Sicilia il procuratore capo della Repubblica di Siracusa Ugo Rossi: “Definire comunisti i colleghi delle procure che lavorano seriamente è inammissibile”. Sulle accuse ai pm ci sono interventi anche di natura più strettamente politica. “Proprio la nota di oggi dell’Anm è l’ennesima conferma del fatto che alcuni settori della magistratura si muovono come se fossero un soggetto politico” dice Daniele Capezzone, portavoce del Pdl. “Silvio Berlusconi anche ieri sera a “Ballarò” ha rasentato il ridicolo accusando i giudici di Milano di essere comunisti. Come ricorda qualche quotidiano il giudice Lapertosa, che martedì ha condannato Mills, è lo stesso giudice comunista che lo aveva assolto in appello nel processo Sme” spiega invece il presidente dei senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario. Non si sono fatte attendere repliche da parte del Pd anche sull’affermazione del premier secondo cui il Partito democratico sia diventato un nuovo Pci. “Noi il nuovo Pci? Ma diceva che eravamo comunisti già prima che diventassi segretario io, lo diceva con Veltroni, con Franceschini… Ce lo fornisca il premier il segretario buono…” replica il neo-segretario del Pd Pier Luigi Bersani.

L’associazione di Rutelli. Ieri, l’ex leader della Margherita ha presentato il suo appello per il “cambiamento”. “Occorre iniziare un percorso diverso, con persone diverse. Davanti a noi c’è un altro tragitto”. Insieme a Rutelli per quello non si può definire “nè un club di riflessioni culturali nè un partitino di scontenti”, il presidente della provincia di Trento Lorenzo Dellai, il deputato Pd Linda Lanzillotta, il presidente di Unioncamere Andrea Mondello, il presidente di Federsolidarietà Vilma Mazzocco, l’ex sindaco di Parma Elvio Ubaldi, il banchiere Roberto Mazzotta, il cavaliere del lavoro Giuseppe Vita, l’onorevole Bruno Tabacci, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari e l’assessore alla Cultura di Firenze Giuliano da Empoli. “Non è impossibile unire – si legge nel manifesto dell’associazione – la maggioranza degli italiani intorno alle decisioni che portino il paese sulla strada giusta”. Il “populismo” di destra nè “una sinistra socialdemocratica possono offrire un’alternativa credibile che metta fine alla guerra dei quindici anni”. Serve una soluzione nuova, “un serio progetto politico democratico, liberale, popolare, di cambiamento e buongoverno”. Slogan, quest’ultimo, che curiosamente fa tornare la memoria al ’94 quando Berlusconi si presentò nei collegi uninominali delle circoscrizioni del Centro-Sud Italia, con il “Polo del buongoverno”.
I firmatari per adesso non vogliono parlare di nuovo centro e di nuovo partito. Tabacci precisa: “Siamo un’associazione che dovrebbe essere apprezzata dal Pd e da Casini perchè anche noi lavoriamo per un’alternativa credibile”. La soluzione, indica il presidente della provincia di Trento Dellai, “è una grande alleanza”.
E Rutelli oggi ha incontrato Casini a Montecitorio. Positivo il riscontro del leader Udc: “Mi sembra che Rutelli stia lavorando bene – dice Casini – Sicuramente i nostri percorsi si incontreranno. Questo bipolarismo ha umiliato la politica italiana negli ultimi 15 anni, siamo vittime dei ricatti da un lato della Lega e dall’altro lato di Di Pietro. Rutelli pone una questione vera, un’esigenza già posta dall’Udc alle elezioni politiche due anni fa”.

Marrazzo e Berlusconi. E Silvio Berlusconi diventa protagonista anche nella vicenda che ha coinvolto l’ex presidente della Regione Lazio. Al centro del contendere ci sarebbe la telefonata del premier a Marrazzo nella quale il Cavaliere suggerì all’ex giornalista di trattare per comprare il video che lo ritraeva in compagnia di un trans. Il Cavaliere dice di essersi comportato correttamente nei suoi confronti, diversamente “da come si sarebbe comportato qualche leader della sinistra”. “Mi sono comportato esattamente al contrario – continua il capo del Governo – di come si sarebbe comportato qualche leader della sinistra. Ho visto il video – aggiunge il presidente del Consiglio – ho allungato la mano sul telefono e ho chiamato il presidente Marrazzo. Gli ho detto che c’erano sul mercato delle immagini che avrebbero potuto nuocergli, gli ho dato il numero dell’agenzia che aveva offerto il video e lui mi ha cordialmente ringraziato”.
Sul caso Marrazzo interviene anche Umberto Bossi che spiega di essere amareggiato per come è stato trattato il presidente della giunta regionale del Lazio. “Era un vostro collega – dice parlando con i cronisti – poveraccio. Lo avete massacrato….”.
“Credo che le elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale del Lazio debbano tenersi alla data stabilita insieme con quelle delle altre regioni perché anticiparle non avrebbe senso – dice Berlusconi – Il nostro candidato? Luisa Todini sarebbe una scelta eccellente ma si complicherebbe la vita e non oso pensare quale assalto investirebbe le sue aziende. Anche suo marito, il bravissimo e simpaticissimo Luca Iosi, mi ha scongiurato di risparmiarle questa avventura. Ma sarebbe eccellente anche la designazione di Renata Polverini, brava professionista e ottima persona”.

Carmine Finelli

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