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Ogni settimana al cinema. “La battaglia dei Tre Regni” di Ulivieri

ottobre 28, 2009 di Redazione 

Tra una e l’altra delle grandi recensioni-guida di Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico cinematografico del giornale della politica italiana, i film nelle sale visti e raccontati dalla penna dello scrittore fiorentino. Il nuovo appuntamento settimanale de il Politico.it, che nel cuore della narrazione quotidiana della nostra politica dedica ampio spazio al cinema, forse l’arte che più si avvicina al senso della politica stessa. E di cui chi ama la politica italiana non può non essere appassionato. Oggi il pezzo sul maestro dell’azione, John Woo, che è uscito venerdì al cinema con questo kolossal bellico di qualità. Buona visione.

Nella foto, un’immagine tratta dal film

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di FABRIZIO ULIVIERI

La parola entertainment viene dal latino inter + tenere, che nel senso originario può valere come “mantenere all’interno di un certo stato”. Dunque nel suo senso originario la parola significa “mantenere qualcuno in un certo stato, riuscire a tenerlo in quel determinato stato per un lasso di tempo”.
Ed è vero, perché il film ti prende fin dall’inizio e ti trasporta in un mondo dalle azioni inverosimili ed impossibili, dove anche l’impossibile è possibile. Dove tutto è azione e vive di azioni esagerate fino all’inverosimile. Di saggezza e conoscenza dei misteri della natura al limite della magia.
Il film ti prende e ti tiene incollato allo schermo per tutto il tempo e non ti molla che alla fine, concedendoti solo oscillazioni sulla poltroncina dove continui ad agitarti per i continui colpi di scena e le sequenze magnifiche delle battaglie, tipo Il Signore degli anelli: battaglie lunghe e cruente eppure belle ed affascinanti.
Belli i colori, belle le immagini di un mondo patinato mitico e da favola.
I dialoghi sono nello stereotipo: valori di ideali alti ed eroici di uomini veri che nulla temono, la morte meno che mai, e che sono pronti a far fronte a tutto fuorché all’arte seduttiva ed ammaliante della bellezza femminea sì potente da scatenare una guerra fra ben tre Regni nella lontana Cina.
E allora mi viene da pensare che Orazio, il poeta latino, non aveva poi tutti i torti quando diceva

Nam fuit ante Helenam cunnus
Taeterrima causa belli

Insomma alla fine è pur sempre a causa di una donna che i veri uomini finiscono per sbranarsi e sgozzarsi, e questo Orazio l’aveva ben capito riferendosi alla vulva di Elena.
Ma che l’avesse capito anche il Divin Poeta? Non so, ma il dubbio è forte e mi inter-tenet:

Ma già volgeva il mio disio e ‘l velle
L’amor che move il sole e l’altre stelle

FABRIZIO ULIVIERI

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