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Bocchino: “Incoraggiante inizio di Bersani. Ora ci tendano la mano”

ottobre 27, 2009 di Redazione 

di Matteo Patrone – Intervista al vicepresidente vicario dei deputati del Popolo della Libertà, punto di riferimento degli ex An nel nuovo partito: «Lo spirito del dialogo va riscoperto. Con Franceschini non si poteva ragionare. Bene il nuovo segretario». La fuoriuscita di Rutelli dal Pd e l’ipotesi Grande Centro: «Non torneremo agli schemi consociativi della prima Repubblica. Il futuro è il bipartitismo». Sentiamo.

 

Nella foto, l’onorevole Italo Bocchino

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di Matteo PATRONE

Onorevole Bocchino, dopo la proposta di tavolo sulla giustizia con opposizione e magistratura e l’elezione di Bersani, sostenuto da D’Alema e che promette un’opposizione ferma ma disposta a confrontarsi riparte la stagione del dialogo?
«Le grandi riforme in ogni Paese occidentale sono condivise o quanto meno oggetto di confronto tra maggioranza e opposizione. Sì, credo che lo spirito del dialogo vada riscoperto e in tale direzione va l’invito del Pdl. È la dimostrazione che il nostro è un partito serio. Ci auguriamo piuttosto che D’Alema e il Pd tendano la mano sul serio. Con Franceschini non è stato possibile. Spero che con il nuovo segretario si possa ragionare. Le prime parole di Bersani sono incoraggianti: ha detto “basta gridare”. Speriamo bene…».

Quello sulla giustizia è stato il vostro primo e unico passo, in questo senso, finora. Qualcuno sospetta che ci sia lo zampino di voi finiani e che c’entrino i maldipancia su possibili forzature del Governo in materia.
«No, tra noi non c’è nessun malumore. Anche qui spesso si tratta di ricostruzioni giornalistiche errate. La proposta è nata dalla Consulta del Pdl. Nessuno, men che mai il presidente Berlusconi ha mai parlato, ad esempio, di PM sotto il controllo del Governo come molti giornali, compreso il vostro, hanno scritto. Ipotesi di per sé non grave, dato che funziona così in molti Paesi europei. Ma non è un tema all’ordine del giorno».

Una vostra deputata, Angela Napoli, dichiaratamente di rito finiano, poche ore dopo la bocciatura del Lodo Alfano e le prime reazioni molto dure di Berlusconi ci ha fatto capire che la misura era colma e che non escludeva addirittura uno strappo nel Pdl…
«Credo che le posizioni assunte “a caldo” non vadano commentate. Quello che conta è che anche sulla Giustizia il Pdl avanzerà una proposta unitaria».

Altro fronte aperto è quello con la Lega. Qualche giorno fa la diatriba nata dalla proposta di Adolfo Urso di prevedere l’insegnamento dell’Islam nella nostra scuola pubblica, che ha riportato alla luce la divaricazione di sempre con voi ex An. Oggi ancora FareFuturo scrive «non moriremo leghisti». Il rapporto può andare in crisi?
«L’ipotesi dell’ora di insegnamento di Islam nelle scuole va letta come la riflessione culturale di una fondazione che studia gli scenari dell’Italia nei prossimi decenni ed è quindi un errore farne oggetto di dibattito politico o addirittura di scontro interno al Pdl e nella maggioranza. Con la Lega governiamo dal 2001, stiamo insieme in tantissime amministrazioni locali. Il rapporto è buono, ma come in ogni matrimonio si discute. A volte animatamente».

Esclude quindi il rischio di fratture, e magari di conseguenze per la tenuta della maggioranza, di qui ai prossimi mesi?
«Il Governo ha avuto un mandato popolare chiaro e forte. Come ha detto il presidente Fini, l’esecutivo è quello che esce dal voto. Altre ipotesi non sono possibili. Ma è un problema che non si pone. Questo sarà un Governo di legislatura».

La fuoriuscita di Rutelli e l’ingrossamento del centro, la piattaforma dello stesso Bersani che in tema di legge elettorale propone un ritorno al proporzionale, sulla base del modello tedesco. Il bipolarismo nel nostro Paese, che tanto a cuore sta a voi ex An appunto, è oggi di nuovo a rischio?
«La legge elettorale è solo uno strumento. Quello che conta è il valore dell’alternanza. No, non potremo tornare più agli schemi consociativi della prima Repubblica. La democrazia diretta è un fatto ed è un valore per tutti gli italiani. E l’approdo di domani è il bipartitismo».

In Campania chi sarà il candidato del centrodestra? Acquisito il no a Cosentino, la candidatura di Mara Carfagna la troverebbe d’accordo?
«Non c’è nulla di certo, al momento. Ne stiamo discutendo, data l’importanza della regione. Alla fine decideranno i tre coordinatori e i due cofondatori del Pdl. E sarà sicuramente una scelta vincente».

M. Patr.

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