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Diario politico. Marrazzo si autosospende Caso Tremonti, Bossi: “Con me al sicuro”

ottobre 25, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Alla fine il Governatore della Regione Lazio, ricattato da quattro carabinieri con un video che lo ritrae con una trans, decide di lasciare avviando un percorso che lo porterà alle dimissioni a ridosso delle regionali del prossimo marzo. Maroni: «Fatti privati, per me non si deve dimettere». Berlusconi riunisce ad Arcore il ministro dell’Economia, con il quale c’erano stati screzi nei giorni scorsi, dopo l’annuncio da parte del presidente del Consiglio dell’intenzione di abolire l’Irap, il leader della Lega e qualche luogotenente. Il senatùr: “Nel Pdl troppi pasticcioni. Accordo fatto, il Veneto è nostro». Casini: «Ecco, Governo ostaggio leghista». Ma Scajola: «La maggioranza è coesa». Fini sulla politica economica: «No a spesa indiscriminata, sì a tagli selettivi». Infine, vi raccontiamo la querelle del rinnovo del contratto tra Bruno Vespa e la Rai, con il conduttore che non recede dalla propria richiesta di un cospicuo aumento, «considerata l’inflazione». Il racconto.

Nella foto, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il leader della Lega Umberto Bossi

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di Carmine FINELLI

Giornata dalla fosche tinte quella che volge alla conclusione. La bufera si abbatte sul Lazio. Sul Partito Democratico del Lazio. Al centro della tempesta il presidente della Regione Piero Marrazzo. Dopo l’arresto dei quattro carabinieri che l’avevano ricattato attraverso un video che ritrae Marrazzo in compagnia di un transessuale e con della cocaina, il presidente giornalista cambia linea. Se ieri infatti aveva sostenuto di essere del tutto estraneo alla vicenda, oggi invece una parziale ammissione di colpa. Attraverso una nota da lui stesso diramata, l’ex conduttore di “Mi manda Raitre” si autosospende dalla carica. Non dà le dimissioni, ma trasferisce i suoi poteri nelle mani del vicepresidente Esterino Montino. “Sono consapevole – si legge nella nota – che la situazione ha assunto un rilievo pubblico di tali dimensioni da rendere oggettivamente e soggettivamente inopportuna la mia permanenza alla guida della Regione, anche al fine di evitare nel giudizio dell’opinione pubblica la sovrapposizione tra la valutazione delle vicende personali e quella sull’esperienza politico-amministrativa. Ho quindi deciso di auto-sospendermi immediatamente e a tal fine ho conferito al vicepresidente la delega ad assumere la provvisoria responsabilità di governo e di rappresentanza ai sensi della normativa vigente, rinunciando a ogni indennità e beneficio connessi alla carica. In considerazione degli importanti provvedimenti di governo e legislativi che nell’immediato dovranno essere assunti, in virtù della particolare congiuntura economica e anche in relazione alle funzioni che svolgo in qualità di commissario di Governo, ho deciso di aprire un percorso – conclude – che porti alle mie dimissioni dalla carica di presidente della Regione”.
La giornata più dura per Marrazzo è iniziata stamattina presto. Nel suo ufficio, presenti il legale e Montino più qualche collaboratore, si è cercato di mettere a punto una exit strategy per limitare i danni. La decisione è stata quella di non interrompere la legislatura, che avrebbe avuto la sua scadenza naturale tra 155 giorni. L’ipotesi delle dimissioni è stata quindi scartata perché altrimenti le elezioni nel Lazio avrebbero dovuto svolgersi a gennaio e non a marzo, quando si svolgeranno anche per altre regioni italiane. Una scelta di continuità, quindi. Ma c’è anche chi spingeva verso una soluzione meno drastica: restare “per senso del dovere”, soprattutto perché la Regione ha in campo questioni aperte come il piano sanitario ed il piano rifiuti. Secondo Montino Piero Marrazzo è “un uomo ferito nell’animo e negli affetti». «L’ho trovato molto debilitato, scosso – racconta – È anche per questa ragione che ha scelto di autosospendersi. Si tratta di un modo per avere il tempo di preparare l’amministrazione alle dimissioni vere e proprie», spiega ancora Montino. «Dopo questo passaggio, ci saranno comunque le dimissioni”. Sulla vicenda interviene anche l’ex presidente della provincia di Roma Enrico Gasbarra con toni molti duri. “Questa è una vicenda molto amara. Sono sconcertato su come si possano infangare le persone e le famiglie. Di come assurdamente la vittima paghi più dei criminali. Ritengo assurdo il gioco del toto-presidente, me ne sottraggo e comunque ribadisco la mia indisponibilità. In questo momento difficile – aggiunge – il Pd deve rassicurare politicamente i militanti e gli elettori, facendo sentire nel contempo a Piero sincera solidarietà e sostegno politico e umano. Marrazzo ha battuto la destra, ha assicurato la vittoria della coalizione avviando con la sua giunta un ottimo e onesto lavoro per i cittadini del Lazio. Sono certo – conclude Gasbarra – che presto il presidente saprà chiarire ogni cosa. Questa vicenda rafforza ancora di più la mia amicizia personale con Piero e la sua famiglia”. Molte le reazioni anche nella parte politica avversa a quella dello stesso Marrazzo. Le posizioni però sono molto diverse. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni commentando la vicenda sostiene l’irrilevanza delle vicende personali nella determinazioni di quelle politiche. “È una vicenda personale, non credo debba dimettersi”. Parlando a margine dell’Assemblea federale degli eletti nella Lega in Lombardia, Maroni aggiunge che si tratta di “una brutta vicenda, che mi addolora molto perché vede il coinvolgimento di 4 carabinieri. Stiamo verificando per capire cosa possa essere successo e per questo sono in contatto con il comandante generale dell’Arma. Dopo di che – prosegue – essendo stato vittima di un ricatto, come ha detto lui, non credo debba dimettersi. Sono sempre dell’idea che la vita personale è personale e ognuno può fare ciò che crede. Se una persona subisce un ricatto – conclude – diventa vittima del reato quindi non può essere condannata. Bisogna condannare chi compie i reati. Però ci sono ancora lati oscuri della vicenda per i quali ci sta pensando la magistratura”.
Il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro affida ad una nota la sua opinione: “Sulla questione Marrazzo ci sono alcuni aspetti che vanno chiariti al più presto. Il primo – dice Di Pietro – riguarda la posizione dello stesso governatore del Lazio. Marrazzo ha l’obbligo di dirci se è ancora in grado di governare la Regione o se si trova in uno stato di potenziale ricatto che gli impedisce di svolgere quel ruolo. In questo caso, come purtroppo temiamo, è necessario che rassegni subito le dimissioni. Il secondo aspetto – osserva il leader Idv – riguarda l’umiliazione dell’Arma dei carabinieri che, a causa di alcune mele marce, si ritrova con la divisa sporca. Chiediamo che i carabinieri coinvolti siano sottoposti ad una pena esemplare”. Di Pietro punta poi il dito contro “il sistema di dossieraggio, di veleni e veline che sta inquinando la vita politica italiana. È grave che, per sconfiggere l’avversario politico, vengano ordinati e costruiti appositi dossier. È un gioco sporco in cui si rischia il massacro, è un’operazione antidemocratica che azzera il confronto sul piano politico per dar spazio ai dossier. È una strategia mafiosa che va subito bloccata”.
Rosy Bindi invece boccia ogni possibilità di candidatura. “Mi auguro che Marrazzo chiarisca presto la sua vicenda. Ma non sono disponibile ad una candidatura a presidente della Regione Lazio”, sostiene Rosy Bindi da Milano, dove è candidata all’Assemblea nazionale del Pd nel collegio 15. “Le voci sul mio nome – sottolinea in una nota – sono del tutto prive di fondamento e mi stupisce che possano circolare con tanta facilità. Ricordo che sono toscana e vivo a Sinalunga. Chiunque si candiderà a presidente del Lazio sarà un candidato o una candidata con una biografia, una storia e radici espressione di questa regione e il Pd del Lazio saprà individuare, anche attraverso primarie di coalizione, la persona giusta”.

Tremonti ad Arcore. Di bufera non si tratta per il Pdl. Semmai qualche piccolo venticello di maestrale che prova a spazzare via qualche ministro. Perlomeno è quanto emerge dal vertice che si è tenuto oggi a Villa San Martino in quel di Arcore. Nella dimora si Silvio Berlusconi si sono incontrate le anime del Governo. Umberto Bossi e qualche fedelissimo della Lega Nord, Giulio Tremonti ed il premier. Un chiarimento necessario dopo gli screzi di questi giorni. L’incontro sarebbe dovuto avvenire in realtà ieri sera, ma Berlusconi è rimasto bloccato a San Pietroburgo dove si era recato per visitare in forma strettamente privata Vladimir Putin, premier russo.
“È andato tutto bene – dichiara Bossi lasciando villa San Martino dopo il vertice – È inutile dare spazio a chi fa casino e basta. Siamo nella stessa famiglia”. A quanti gli chiedevano se il Governo fosse solido, Bossi ha risposto: “È solido, solido”. Tremonti, dunque, può stare tranquillo. “Finché sono vivo io – assicura il leader della Lega – non ci saranno problemi con Tremonti”. E sul taglio dell’Irap: “Col tempo l’elimineremo” afferma. Secondo Bossi, infine, sarebbe stato trovato anche l’accordo per le regionali: “Il Veneto alla Lega”. Nessun commento invece da Tremonti, che è uscito in auto senza rilasciare dichiarazioni.
A commentare duramente, dall’opposizione, è il leader dell’Udc Pierferdinando Casini: “Purtroppo eravamo stati facili profeti – dice – dopo un anno di governo Berlusconi è tutto nelle mani di Bossi: il nord, il Governo, la politica economica. Berlusconi chiacchiera e Bossi comanda. Penso che per i moderati del Pdl si debba aprire una fase di profonda riflessione”. Il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, nega invece contrasti e problemi: “L’esecutivo è profondamente unito, non credete a chi gioca a destabilizzare. Leggendo i giornali si ha una visione della realtà deformata. Mi pare che stiano drammatizzando cose che non sono da dramatizzare, il governo ha una maggioranza solida, è coeso”. Anche Gianfranco Fini interviene sulla tenuta dell’esecutivo in relazione alla querelle sulla spesa pubblica alimentata dalla proposta di tagliare l’Irap: “Contesto che ci possa essere all’interno, non dico del Pdl, ma della politica italiana più avveduta un partito della spesa. Il ragionamento è un po’ più sofisticato: contenere la spesa pubblica, ma cercando di individuare quei settori in cui si possa tagliare senza rallentamento della produzione di ricchezza. Individuare dei tagli che siano selettivi, non orizzontali”.

L’aumento di Vespa. Rimanendo in clima di tempeste, di certo non si respira aria di bonaccia alla Rai. Non passa nel Cda di viale Mazzini l’ipotesi di un rinnovo contrattuale per Bruno Vespa. La motivazione starebe nell’eccessivo costo del contratto per l’azienda. La decisione sembra essere coerente con la politica annunciata dai vertici Rai, ovvero un ridimensionamento della spesa. Il problema sul rinnovo del contratto al conduttore di ‘Porta a Porta’ è stato sollevato da un consigliere della maggioranza, cui è seguito poi l’intervento – per la minoranza – di Nino Rizzo Nervo. Dal canto suo il presidente Paolo Garimberti prende atto delle posizioni che venivano espresse, come pure il direttore generale Masi. Alla fine, insieme ad altri temi all’ordine del giorno rimandati ad una nuova riunione, è stato deciso un riesame complessivo del contratto di Vespa, da sottoporre più in avanti nuovamente all’attenzione del consiglio di amministrazione di viale Mazzini. L’ipotesi di nuovo contratto – di durata triennale – portata in Cda prevedeva un compenso ‘minimo’ di 1,6 milioni di euro l’anno, ma poi la misura reale del compenso per il conduttore è data dal meccanismo delle sue presenze in programmi Rai, dal numero degli speciali realizzati, e dal numero delle prime e seconde serate di Porta a Porta, il che finisce con il far lievitare il “minimo garantito”.
Tranquilla la reazione di Vespa, il quale crede sia “giusto che il Cda della Rai abbia chiesto un approfondimento su tutti i contratti da rinnovare e non soltanto sul mio. Si potrà – prosegue – così constatare che alcuni elementi del mio contratto risalgono al 2001 e altri al 2004. Se si pensa che quando entrerà in vigore il prossimo contratto l’inflazione del decennio sarà intorno al 22%, sarà più facile ragionare”. In seguito il conduttore si dice dispiaciuto che “le fughe di notizie riguardino sempre e solo il mio contratto. Mi dispiace che si dimentichi che nel 2001 il direttore generale Cappon stabilì lui la cifra, calcolando il 15% in meno di quanto offerto a Gad Lerner e Fabio Fazio per due trasmissioni meno importanti che mai si fecero. Mi dispiace che non si pubblichino i contratti del compianto Enzo Biagi, il contratto precedente e quello attuale di Fabio Fazio, quello di Daria Bignardi e altri ancora. Io sono pronto a confrontarmi pubblicamente con tutti. Peccato che mi manchino gli interlocutori”.

Carmine Finelli

Commenti

One Response to “Diario politico. Marrazzo si autosospende Caso Tremonti, Bossi: “Con me al sicuro””

  1. Mario on ottobre 25th, 2009 12.22

    Tranquilla la reazione di Vespa, il quale crede sia “giusto che il Cda della Rai abbia chiesto un approfondimento su tutti i contratti da rinnovare e non soltanto sul mio. Si potrà – prosegue – così constatare che alcuni elementi del mio contratto risalgono al 2001 e altri al 2004. Se si pensa che quando entrerà in vigore il prossimo contratto l’inflazione del decennio sarà intorno al 22%, sarà più facile ragionare”. In seguito il conduttore si dice dispiaciuto che “le fughe di notizie riguardino sempre e solo il mio contratto. Mi dispiace che si dimentichi che nel 2001 il direttore generale Cappon stabilì lui la cifra, calcolando il 15% in meno di quanto offerto a Gad Lerner e Fabio Fazio per due trasmissioni meno importanti che mai si fecero. Mi dispiace che non si pubblichino i contratti del compianto Enzo Biagi, il contratto precedente e quello attuale di Fabio Fazio, quello di Daria Bignardi e altri ancora. Io sono pronto a confrontarmi pubblicamente con tutti. Peccato che mi manchino gli interlocutori”.
    Ma com’è che la Rai occupata da Berlusconi non riesce a fare un contratto a Vespa e li fa a Fazio, Santoro, Bignardi?
    Misteri della mancanza di democrazia e libertà.

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