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Il Pdl apre al centrosinistra sulla giustizia Ma Franceschini: no a nuova bicamerale

ottobre 23, 2009 di Redazione 

Ha assicurato di voler fare più opposizione, il segreDario, anche per andare incontro alle istanze della base; e a due giorni dalle primarie non può certo recedere su questo piano. I dietrologi potrebbero vedere nella tempistica della proposta del Popolo della Libertà una chiave per incidere sull’esito del congresso Democratico. In realtà però una vittoria di Franceschini – potenzialmente favorita - andrebbe contro l’interesse della maggioranza, che può sicuramente prediligere una leadership più conciliante come quella Bersani-D’Alema. Spazzato il campo dalle dietrologie, dunque, resta il punto: Franceschini che, forse, risponde con un eccesso di automatismo ad una proposta che viene sì dalla parte ai Democratici opposta con la quale in passato tutti i tentativi di dialogo sono falliti, ma che riguarda un tema delicatissimo sul quale il rischio è di una forzatura. E, inoltre, chissà che in tutto questo non ci sia la firma di quella matrice finiana che, dialogando anche attraverso il presidente della Camera e la sua fondazione con D’Alema, da un lato spinge per una europeizzazione della destra italiana, dall’altro appunto getta i ponti del dialogo stesso. Ci racconta tutto il nostro Carmine Finelli.

Nella foto, stretta di mano tra Fini e D’Alema

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di Carmine FINELLI

Governo Berlusconi e riforma della giustizia. Due istanze in apparenza non coniugabili per, si dice, conflitto di interesse. Eppure un segnale di distensione questa vota arriva proprio dal partito di Silvio Berlusconi, il Popolo della Libertà. Placati gli strali polemici succeduti alla bocciatura del Lodo Alfano, il governo è tornato a lavorare per attuare un vecchio pallino del presidente del Consiglio: riformare la giustizia. La strada però è impervia. Le “barricadere” opposizioni hanno già annunciato battaglia, in Parlamento ovvio.

Tuttavia, la proposta avanzata oggi dalla Consulta per la giustizia del Popolo della Libertà assume un significato distensivo. Il documento prodotto dall’organo del “partito del predellino” infatti chiede al governo di attendere a presentare un disegno di modifica costituzionale per riformare la giustizia. Attendere cosa? Che si svolga un incontro tecnico tra maggioranza ed opposizione convocato per il 4 Novembre prossimo venturo, nel quale si discuterà proprio della riforma della giustizia. Obiettivo dichiarato è il raggiungimento nel più breve tempo possibile di un testo condiviso da presentare in Parlamento.

E’ noto che le riforme sono tanto più efficaci quanto più sono condivise e concepite nel modo corretto. E proprio su quest’ultimo punto, la Consulta del Pdl propone il coinvolgimento progressivo della magistratura e dell’avvocatura dello stato che, si legge nel documento, “potranno offrire, come di consueto, un valido ed efficace contributo”. E il riferimento è ad una nuova bicamerale, come quella presieduta da Massimo D’Alema nel 1997. D’altronde, quando si parla di collaborazione tra maggioranza ed opposizione è difficile non pensare ad inciuci. Ma nel caso specifico l’eventuale presenza della magistratura e dell’avvocatura dovrebbe venir considerata come deterrente. Ovvero, c’è da credere che l’intenzione del Pdl sia davvero quella di iniziare un proficuo dialogo con i suoi antagonisti parlamentari. Anche perché il tema della giustizia sta a cuore a molti. Le falle del sistema giudiziario (processi troppo lunghi, intercettazioni a tappeto, giudici e pubblici ministeri che non hanno carriere separate) potrebbero essere risanate davvero nell’unico interesse del cittadino e segnerebbero la prosecuzione di un disegno più ampio già avviato dal governo, come ricorda la stessa Consulta nel documento. “Il tema della giustizia – premette il testo – continua ad essere argomento centrale della discussione e del confronto politico. Ancora una volta forti polemiche in ordine a singoli accadimenti rischiano di porre in secondo piano le vere problematiche della giustizia e paralizzare le riforme. La situazione generale non consente di permanere in un immobilismo che non potrebbe che creare intollerabili ricadute negative sul sistema Paese. In questo inizio di legislatura si deve dare atto al governo e alla maggioranza che pur dovendo operare in una situazione di straordinaria difficoltà, correlata alla grande crisi economica, sono stati in grado di porre in essere dei provvedimenti legislativi di grande pregio ed efficacia. Si ricordino fra i molti quelli di contrasto alla criminalità, in particolare nei confronti di quella organizzata, e la legge di riforma del processo civile”. Immobilismo dal quale c’è bisogno di uscire. E lo si fa nel migliore dei modi: coinvolgendo nell’esperimento tutte le forze istituzionali, poiché ora, più che mettere mano ai codici, c’è bisogno di mettere mano alla Carta Fondamentale. Difatti, ricorda la Consulta, “appare indispensabile, così come previsto dal programma elettorale, votato dalla maggioranza degli elettori, proseguire nelle riforme costituzionali. La complessità e la delicatezza del tema è ovvia. Altrettanto ovvia è la sua straordinaria importanza nella vita del Paese”. Per cui “il Pdl, in forza del mandato elettorale ricevuto, deve assumersi la responsabilità di una incisiva iniziativa politica diretta a riaprire il confronto con tutte le forze politiche per contribuire a presentare al Parlamento un progetto, ove possibile, condiviso”. Le ragioni elencate sono proprio la base dell’invito rivolto al governo.”a voler attendere la conclusione di tali lavori prima di voler eventualmente presentare un proprio testo di riforma costituzionale”.

Il primo passo verso le riforme è stato dunque compiuto. Nonostante questo c’è già chi si dice contrario alla proposta. E’ il segretario del Partito Democratico Dario Franceschini. Il SegreDario, impegnato nella ricerca di voti per le primarie di domenica prossima, non sveste i panni del candidato e usa toni da campagna elettorale. “Se il popolo delle primarie mi rieleggerà, il 4 novembre i gruppi parlamentari del Pd non andranno a questa nuova bicamerale. Le riforme del Pdl in tema di giustizia finora si sono tradotte solo in leggi ad personam e intenti punitivi verso quei magistrati colpevoli solo di applicare la legge e rispettare il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla giustizia”. “Non è il tempo di pasticci e di nuove bicamerali – dice Franceschini – le proposte di legge si discutono solo nelle aule parlamentari in un rapporto privo di ambiguità tra maggioranza e opposizione”. Non ci resta che aspettare il 4 novembre.

Carmine Finelli

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