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Muscardini al Politico.it: ‘Libertà stampa? Compenso di chi va in tv in titoli di coda’

ottobre 22, 2009 di Redazione 

L’europarlamentare del Popolo della Libertà, tra le più esperte dell’intera delegazione italiana a Strasburgo, lancia dalle colonne del giornale della politica italiana la proposta-provocazione di rendere pubblici i compensi di chi partecipa alle trasmissioni televisive. Una risposta sul tema della libertà di informazione di cui proprio ieri, come vi abbiamo raccontato si è discusso in Europa. L’ha intervistata Marco Fattorini.

Nella foto, Cristiana Muscardini

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di Marco FATTORINI

Muscardini, lei è vicepresidente della Commissione Commercio Internazionale all’europarlamento di Strasburgo. Quali sono le condizioni di salute del commercio europeo in questo particolare momento della crisi economica? Come si sta muovendo il Parlamento Europeo?
“La salute del commercio europeo è migliore di quella del sistema finanziario, anche se il male che ha colpito quest’ultimo ha lasciato strascichi in alcuni settori produttivi, perché il crollo finanziario ha innescato la crisi economica. Il Parlamento dopo aver approvato le misure proposte dalla Commissione europea per far fronte alla situazione cerca di migliorare alcune regole, a tutela dei consumatori e della qualità. Ho preso l’iniziativa di ricostituire il comitato per l’introduzione del “Made in”, al fine di esercitare pressioni sul Consiglio affinché approvi un regolamento che renda obbligatoria la denominazione di origine dei prodotti che entrano in Europa. Sapere da dove proviene la merce non è solo una questione di trasparenza, ma anche una garanzia della sua qualità, serve alla correttezza del mercato e alla tutela del consumatore. La denominazione d’origine é già in vigore in Cina, negli Stati Uniti in Canada e in altri paesi e per tanto é giusto e legittimo che sia in vigore anche in Europa”.

Come valuta la rielezione del presidente Manuel Barroso alla Commissione Europea?
“Come un segno di continuità nei confronti di una politica che dopo aver lavorato molto per l’approvazione del trattato di Lisbona, si appresta ad accoglierne i primi frutti tra i quali i più importanti sono la nomina di un presidente dell’Unione e quella di un ministro degli esteri e la codecisione del Parlamento europeo”.

Nelle ultime settimane lei ha posto il problema di una rappresentanza femminile ai vertici dell’UE. Cosa c’è che non va?
“C’è una presenza femminile in seno alle istituzioni europee: parlamento, commissione, consiglio, ma ai loro vertici, da sempre, con l’eccezione del Parlamento, vi sono solo uomini. Al Parlamento, sull’onda delle prime elezioni a suffragio popolare, alla sua presidenza è stata eletta la francese Simone Veil e, più tardi, un’altra francese, l’on. Nicole Fontaine. Ma al Consiglio e alla Commissione questa eventualità mi sembra lontana. Non sono a favore delle “quote rosa” obbligatorie per i vertici istituzionali; sono invece convinta che un’altra sensibilità, un’altra visione del mondo peculiare della natura femminile, non porterebbe che giovamento alla politica europea bisogna, come ho scritto alla Commissaria Wallström, far comprendere che una maggior rappresentanza femminile, qualificata e competente, é utile a tutti per una maggior rappresentanza democratica”.

Ci spiega in che modo è approdato il dibattito sulla libertà d’informazione italiana al Parlamento Europeo? Quali sono stati i risultati di questo tema di approfondimento?
“Un ex pubblico ministero italiano, appena giunto al Parlamento sulle ali del partito giustizialista che si chiama Italia dei Valori, ha presentato una risoluzione sulla libertà d’informazione, sottintendendo che in Italia non c’è e che l’Europa la deve invece garantire. E’ evidente che la risoluzione è strumentale all’antiberlusconismo. Non illudiamoci, però! Il centrosinistra europeo gongola quando si colpisce il centrodestra, ma ha un profondo disprezzo per coloro che, per ragioni di bassa politica, danneggiano e sputano sul proprio Paese. Se il dibattito approfondisse veramente e seriamente l’argomento, la risoluzione dovrebbe essere respinta, perché in Italia c’è una totale libertà d’informazione, ma la politica ideologica la farà da padrona e dirà che la libertà è in pericolo. In Italia, come anche in qualche altro paese europeo, c’é invece una mancanza d’informazione sull’Europa: l’informazione europea é carente, marginale e perciò la nostra speranza é che presto i media italiani comincino ad occuparsi del Parlamento europeo non solo per le polemiche pretestuose o gli attacchi portati avanti squisitamente per interesse partitico”.

Lei ha recentemente affermato che “la libertà di cui dovremmo discutere è quella che riguarda il diritto dei cittadini ad essere informati in modo corretto conoscendo anche i costi dei programmi e dei finanziamenti alle testate”. Non si tratta di un ambito diverso da quello della libertà d’informazione tout court?
“Può darsi che più che di libertà si tratti di completezza dell’informazione, che è un aspetto della libertà, appunto. E la completezza aiuta i cittadini a meglio capire i contesti in cui certa informazione viene data. D’altro canto perché la stampa continua ad insistere sui costi dei parlamentari europei e non spiega cosa fanno o come sono cambiate le regole con l’introduzione del nuovo statuto, che vale per loro e per i funzionari? Il nostro, che è uno dei paesi fondatori delle Comunità europee, è quello che meno parla di Europa, della sua storia, dei suoi problemi, dei grandi successi ottenuti e dei vantaggi acquisiti dai Paesi e dai popoli che ne fanno parte. Senza tali successi non si spiegherebbe il fatto che oggi l’UE è composta da 27 Stati, essendo partita da 6 nel 1950 con la Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Completezza dunque è sinonimo di libertà”.

“Posso fare una previsione? Il 30% degli italiani che attualmente non paga il canone supererà abbondantemente il 50%”, lo ha detto Silvio Berlusconi. Cosa c’è da riformare, secondo lei, nei meccanismi della Rai?
“Per quanto riguarda la RAI ho già formulato la proposta, per altro al momento ignorata dalla stampa, di affiancare ai titoli di testa e di coda delle trasmissioni della rete pubblica il compenso dei partecipanti alla trasmissione. Come é pubblico l’emolumento dei parlamentari é giusto siano pubblici gli emolumenti dei giornalisti, dei commentatori, dei partecipanti alle trasmissioni pagate dai cittadini attraverso il canone RAI”.

Si parla molto dell’immagine dell’Italia all’estero, tra giornali, tv e opinioni varie. All’europarlamento che immagine arriva della nostra penisola in un momento delicato come questo?
“E’ vero, si parla molto di noi all’estero, da un lato perché lo scandalismo diffuso a palate, continuativamente e ossessivamente, non poteva lasciare insensibili i media stranieri; era un’occasione troppo appetitosa per non approfittarne. Dall’altro, un governo che non segue pedissequamente sentieri sempre battuti in vari campi (energia, finanza, antiterrorismo, ecc.) solleva gelosie e provoca risentimenti sempre ammantati di diplomazia, ma lasciando libero corso ai media che si prendono la briga di tirare colpi al di sotto della cintura tanto ai governanti che agli italiani”.

Tornando alla politica interna, quali prospettive emergono dagli ultimi avvenimenti politici? Tra lodo Alfano e scontri istituzionali, quale dovrebbe essere, secondo lei, il futuro prossimo di questo governo?
“Non predico l’avvenire e quindi non so quale sarà il futuro prossimo del governo che mi risulta stia lavorando alacremente su molti importanti punti e che, piaccia o non piaccia, é il governo espresso con i voti dalla maggioranza degli italiani. Spero che il futuro prossimo del governo conosca l’attuazione di importanti riforme e mi auguro che il PdL, partito di maggioranza, dia vita ad una seria riflessione al proprio interno sia per mettere al punto alcune strutture organizzative che lo leghino molto di più al territorio sia per dare l’esempio a tutti i partiti le cui necessità sono una maggiore democrazia interna e un maggiore confronto.

Marco Fattorini

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