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Manifesti, è il portavoce del XX municipio «Non vedo discriminazione verso i gay»

ottobre 22, 2009 di Redazione 

Diego Righini è il portavoce del movimento che ha commissionato i manifesti apparsi i giorni scorsi nella capitale in cui gli omosessuali vengono accostati alle scimmie. Ma ricopre lo stesso incarico anche per Gianni Giacomini, presidente in quota Pdl del municipio. Un ruolo a metà tra politico e istituzionale. Per il Comune di Roma. Lo abbiamo rintracciato grazie all’aiuto dei nostri lettori: un bellissimo esempio, per quanto non pianificato, di giornalismo partecipativo. Lui nega che la campagna del Popolo della vita, così si chiama il movimento, avesse uno sfondo omofobo. Il giornale della politica italiana dà ovviamente spazio alla sua replica, nella quale Righini commenta anche l’ondata di violenza contro i gay che sta attraverso Roma: «Non credo ci sia questo fenomeno, il dato me lo state fornendo voi». L’intervista è di Ginevra Baffigo.

Nella foto, Diego Righini

Le prime due puntate dell’inchiesta:

Il pezzo con cui denunciavamo l’apparizione dei manifesti

Concia a il Politico.it: «Alemanno togli quei manifesti»

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di Ginevra BAFFIGO

Diego Righini, lei è portavoce di Gianni Giacomini presidente del XX municipio di Roma, ma anche portavoce del Popolo della vita, il movimento che ha commissionato i manifesti che vediamo nell’immagine qui a lato. E che non sono piaciuti a molti cittadini. Paola Concia deputata del Partito Democratico ha detto al nostro giornale che quei manifesti «non sono degni di un Paese civile». Cosa risponde?
«Non era assolutamente questo il senso. Noi siamo per la tutela della vita; ma anche il grosso convegno della fondazione ‘Nuova Italia’ che fa riferimento all’on. Gianni Alemanno, ha ribadito che “la persona è al centro di tutto”. Noi vogliamo mettere al centro proprio il principio della vita. Non c’era nessuna allusione gay-scimmie o altro. Poi scusate la scimmia nel film è femmina!».

A parte che gli omosessuali possono essere anche donne, l’accostamento è risultato a tutti evidente.
«Solo un pesante errore di lettura. Non era assolutamente questo il nostro intento».

Lei cosa pensa degli omosessuali?
«L’omosessualità è un orientamento sessuale dell’individuo. Perciò, intesa come scelta di vita della sfera privata della persona, è una questione di cui difficilmente se ne occupa la politica. Noi riteniamo che la politica su questo non debba far nulla. Poi per quel che riguarda le rivendicazioni del mondo omosessuale, ci sono alcune cose che noi possiamo condividere, altre rispetto alle quali siamo assolutamente contrari».

Avrebbe votato il ddl Concia?
«Assolutamente no. Avrebbe creato un privilegio per una fattispecie rispetto a tante altre, noi non lo avremmo condiviso. Noi saremmo partiti da tutt’altro punto. L’Italia è ancora lontana dal riconscere protezione a ben altri tipi di… chiamiamole diversità. Queste diversità non vengono tutelate nel mondo del lavoro, dell’istruzione..».

Non c’era dunque bisogno di una risposta ai fatti di violenza di queste settimane?
«Io sono un po’ critico anche sul come sono state riportate certe cose. I fatti, se accertati dagli organi competenti, sono fatti che producono una statistica e da questo poi si crea un allarme o meno, sul quale poi deciderà il legislatore. Che valuterà se intervenire. Noi non vediamo questa esigenza. Non vi è oggi l’esigenza di un testo normativo che tuteli in modo più forte le persone omosessuali. Non ci sembra il momento giusto. Non c’è quest’ondata. Potrei sbagliarmi, non ho i dati alla mano. La mia opinione, oggi, è che non ci sia questa discriminazione in base all’omosessualità. Riguardo al ddl Concia, anzi, è un errore questo testo. Prevedere un’aggravante per un attacco all’omosessualità, ci sembra in questo momento non corretto».

Per tornare ai manifesti, crede che la realizzazione di una campagna come questa, a forte “sospetto”, mettiamolo tra virgolette, di omofobia, sia compatibile con il suo ruolo di portavoce del presidente di un municipio?
«Se ci fosse un problema fra le due cose, se i due ruoli divenissero incompatibili, dovrei ovviamente sceglierne uno e abdicare l’altro. Se i manifesti del Popolo della vita con quel messaggio avessero l’intenzionalità di offendere qualcuno, cosa che ho negato, lo spirito di Giacomini (presidente del XX municipio di Roma, ndr) di cui sono il portavoce sarebbe in contrasto. Perché Giacomini non ha mai intrapreso iniziative che potessero offendere alcuna persona.
Io affermo con certezza che con quei manifesti non vogliamo offendere nessuno, non offendiamo ma difendiamo la vita. Ma se una persona autorevole del Popolo della vita affermasse che con quei manifesti vi era l’intenzione di offendere, sarei il primo a dissociarmi. In merito ai miei ruoli sono cose distinte, non sono accumulabili. Una cosa è il lavoro che faccio al ventesimo municipio di Roma, dove non ho iniziativa istituzionale essendo il portavoce del presidente, un conto è il lavoro, l’iniziativa culturale, che con il Trifoglio portiamo avanti. Non c’entrano l’una con l’altra».

E quindi in quanto distinte sono compatibili?
«Ci sono senz’altro dei punti di compatibilità, così come potrebbero esserci delle incompatibilità. Diciamo che Giacomini come uomo politico ricopre un progetto politico più ampio. L’operato del Popolo della Vita si colloca in un circolo più ristretto. Quello che fa il PdV comunque non c’entra con Giacomini. Anche lui è a sostegno della vita, dell’embrione e poi il XX municipio ha appoggiato la lista di Alemanno proprio perché concorde su questo punto».

A proposito, Alemanno sapeva dei manifesti?
«E’ un’informazione che io non ho. Forse avrà parlato con Alfredo Iorio, il presidente del Popolo della Vita».

Gianni Giacomini invece? Lui ne era al corrente?
«Ma penso di no. Lo può apprendere solo guardando i manifesti».

Lei sa che la maggior parte dei manifesti sono stati afissi abusivamente?
«Sì. Se per abusivo intende non avere le autorizzazioni, sì».

Il Popolo della vita è parte del Popolo della libertà?
«Dal punto di vista amministrativo siamo coalizzati, mentre dal punto di vista politico ci stiamo decidendo. L’ultima parola sarà di Alfredo Iorio. Ma dal punto di vista politico nazionale, certo. Siamo nel Popolo della Libertà. Uno dei nostri potrebbe tranquillamente candidarsi in una lista del Pdl».

Alla luce di questo, come ci racconta il rapporto tra Pdl e omosessualità?
«Se prendessimo il programma elettorale del Pdl, la Carta dei Valori, e lo confrontassimo con le istanze delle associazioni degli omosessuali si potrebbero riscontrare punti d’incontro e lontananze. Il Pdl se deve definire l’unità, sulla quale basare la propria politica sociale, usa la famiglia fondata sul matrimonio. Mentre un’associazione che difende i diritti omosessuali per famiglia intende piuttosto due persone legate da un sentimento affettivo, questa sarebbe la loro unità di misura. Ovviamente le due cose sono in contrasto.
Io produco un festival di cortometraggi dove ci battiamo per la bellezza della diversità. In concorso l’anno scorso c’era ad esempio una storia dove due ragazze erano legate da un sentimento affettivo. Non si è creato il problema di portarlo alla finale del festival cinematografico. Non c’è discriminazione. Prendiamo le distanze da certe scelte. Ed in merito a quelle di coscienza il presidente del Pdl, Silvio Berlusconi, si è sempre espresso decretando l’assoluta libertà a riguardo. Chi è più tradizionalista, come noi, potrebbe non condividere».

Ginevra Baffigo

Commenti

2 Responses to “Manifesti, è il portavoce del XX municipio «Non vedo discriminazione verso i gay»

  1. Pietro on ottobre 23rd, 2009 21.55

    Effettivamente anche io avevo interpretato come omofobo il manifesto in questione, e avevo visto l’accostamento gay-scimmia.
    Vedo che il sig. Righini sostiene che sia una interpretazione errata.
    Al posto di Ginevra Baffigo, autrice dell’intervista, avrei allora chiesto la corretta interpretazione.
    Se il senso non è quello che si capisce vedendoli, evidentemente a causa di una scarsa capacità professionale del comunicatore che li ha realizzati, sarebbe stata una buona occasione di farselo spiegare.

  2. chiara on ottobre 25th, 2009 16.20

    l’ambiguità secondo me è del tutto voluta…del resto lo stesso righini è una figura politica totalmente ambigua: da una parte con la destra istituzionale, dall’altra con gli l’estremismo filo fascista del suo “popolo per la vita”

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