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Settegiorni. 7 ragioni per eleggere Franceschini di Mario Adinolfi

ottobre 21, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il centro della nostra politica. E’ qui che i più autorevoli protagonisti della guida del Paese scelgono di dire la loro alimentando il dibattito pubblico ai massimi livelli della politica italiana. Lo hanno fatto, solo per stare agli ultimi tre casi, Nichi Vendola, Maurizio Lupi, Rita Borsellino. Ed è arrivato pochi minuti fa in redazione l’intervento di un altro pezzo da novanta della nostra politica e non solo, di quel mondo dell’università e della ricerca che alimenta e dovrà alimentare sempre di più, in futuro, con le proprie idee – sostenuto da politiche che ne facciano il cuore del futuro dell’Italia – l’azione di Governo e Parlamento. Appuntamento a più tardi, assolutamente da non perdere. Intanto ecco un altro dei momenti in cui è la politica ad andare a il Politico.it e non viceversa: è qui che si sta svolgendo il dibattito pubblico verso le primarie del Partito Democratico. E dopo gli appelli a non votare per Bersani e per Marino il vicedirettore di Red e grande blogger, membro della direzione nazionale Democratica e candidato per Franceschini in Calabria, culmina il proprio percorso in tre puntate che ha riscosso un successo clamoroso, tanto che ieri abbiamo riscritto (anche per questo) il nostro record mensile di accessi, proponendoci sette motivi per confermare, per chi si riconosce nel Pd, il segretario uscente alla guida del maggior partito progressista.

Nella foto, Mario Adinolfi

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di MARIO ADINOLFI

1. Dario Franceschini è una persona seria. Ha svolto con spirito di sacrificio e bene il ruolo di segretario nazionale del Partito democratico negli ultimi sei mesi, i più difficili della storia del centrosinistra italiano, travolto da una serie impressionante di sconfitte e di errori. Ha difeso il Pd, ne ha rilanciato le ambizioni, ha sbarrato la strada alla tentazione consociativa con un’area di governo che pareva imbattibile, ha avanzato proposte innovative. Ha dimostrato di essere un leader.

2. Dario Franceschini ha affrontato questo semestre da segretario del Pd con due gesti, uno iniziale e uno finale, che ne danno la cifra. Ha avviato la sua esperienza giurando in piazza sulla Costituzione accanto al padre partigiano, lo chiude con il “discorso ai liberi” a Marzabotto. Questa fedeltà alla Carta e ai valori dell’antifascismo, che appare agli sciocchi persino demodé, è la chiave della sua leadership: con Franceschini segretario del Pd non sarà possibile alcun accordo per stravolgere la Costituzione e i suoi valori fondanti. Niente tentazioni neopresidenzialiste, niente assoggettamento dei magistrati alla politica, niente bicamerali. Il Pd di Franceschini sarà un baluardo di difesa della Costituzione.

3. Dario Franceschini ha caratterizzato la sua segreteria con una serie di proposte concrete che ne hanno indicato la sostanza programmatica: l’estensione delle tutele del welfare ai precari, le battaglie contro i licenziamenti di massa nella scuola che lo hanno portato anche sui tetti dei provveditorati, il salario minimo contro l’emergenza povertà, il sostegno all’allarme sulla libertà di stampa in Italia, la solidarietà alle vittime delle aggressioni dell’area berlusconiana anche con atti simbolici, la visita agli immigrati sopravvissuti alla morte per fame e per sete che le destre volevano espellere come clandestini, le scuse alla piccola imprenditoria tartassata, l’attenzione alle tematiche ambientali e il no al nucleare pronunciato forte e chiaro davanti alla centrale di Comiso, la sottolineatura delle formule della green economy. L’impianto della proposta di Dario Franceschini al paese è organico ed è stato declinato con il viaggio in Italia e i “dieci discorsi”. Ed è la proposta programmatica così articolata che ne caratterizza la leadership.

4. Dario Franceschini ha detto con nettezza che il partito da lui guidato farà “più opposizione, non meno opposizione”, sbarrerà la strada a qualsiasi tentazione inciucista, lavorerà per costruire una coalizione molto snella e programmaticamente coesa, partendo da alleati naturali come l’Italia dei Valori, per riportare il Pd al governo del paese, senza cercare le scorciatoie delle scosse, dei ribaltoni, dei governi del presidente o di unità nazionale. Nessun dialogo con questa maggioranza è possibile secondo Franceschini. E’ un’espressione di leadership non subalterna.

5. Dario Franceschini è sostenuto da uno schieramento molto composito che rappresenta lo spirito aperto e plurale che è il vero e proprio dna del Partito democratico. Sono con Franceschini e ne guidano le liste le personalità più evidenti del rinnovamento del Pd, da Debora Serracchiani in Friuli a David Sassoli a Roma, da Francesca Barracciu in Sardegna a…Mario Adinolfi candidato in Calabria; sono con Franceschini l’ultimo segretario dei Ds e l’ultimo segretario della Margherita, la gran parte degli ex popolari e un simbolo della sinistra come Sergio Cofferati; sono con Franceschini i dirigenti più brillanti di quella che abbiamo chiamato la Generazione U, gli under 40 che sono il futuro migliore e possibile di questo paese.

6. Dario Franceschini ha assunto l’impegno di essere il segretario che rinnoverà radicalmente il partito, non avendo contratto “debiti politici” con nessun grande elettore ingombrante, senza arretrare mai sulla democrazia diretta e le primarie. Proprio questo impegno garantisce continuità rispetto all’idea di un partito aperto e laico, ma unito nelle decisioni importanti. Franceschini è riuscito già in questi sei mesi, su grandi temi come quelli bioetici, ad ottenere una grande compattezza dei gruppi parlamentari caratterizzando il Pd come partito della laicità, con una o due eccezioni che possono essere immaginate come fisiologiche. Franceschini è il leader del partito delle primarie, aperto e laico, che non riconduce il Pd a modelli novecenteschi che vogliono cancellare come primo atto i meccanismi della democrazia diretta che tolgono le decisioni importanti della mani dei caminetti, delle nomenklature, dei signori delle tessere.

7. Dario Franceschini è il leader che nei prossimi quattro anni può veramente guidare il Partito democratico a tornare al governo del paese. Lo farà difendendo la Costituzione e i suoi valori impedendone lo stravolgimento, sulla base di una proposta programmatica innovativa e di una coalizione coesa, senza tradire mai l’intuizione che ha fatto del Pd un elemento di innovazione della politica italiana attraverso la democrazia diretta e le primarie, senza cedere mai alle tentazioni inciuciste e mantenendo quell’ambizione maggioritaria che non vuole smettere di parlare a tutto il paese e non solo a un suo segmento identitario. Per questi motivi, per far crescere un partito aperto e laico e plurale, oggi duramente all’opposizione e pronto a tornare al governo essendosi radicalmente rinnovato, so che il popolo democratico eleggerà Dario Franceschini segretario del Pd. E avrà trovato il suo leader.

MARIO ADINOLFI

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