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Ogni settimana al cinema. Ora “Lo spazio bianco” di Fabrizio Ulivieri

ottobre 21, 2009 di Redazione 

Non c’è niente di più bello del cinema, scriveva un nostro redattore in un suo “stato” su Facebook. E il cinema è forse l’arte che più si avvicina alla politica, perchè ancora più della letteratura è in grado di offrire non solo una fotografia della realtà, scattare la quale non è il compito di un film, ma anche valori, una “pista” da seguire, una prospettiva. Oltre ai sogni. E poi, chi ama la politica non può non amare il cinema. Lo stesso presidente del Consiglio, che produce da sempre film con la sua Medusa, si è dimostrato attento a ciò che esce in sala (anche se in quel caso, d’accordo, si trattava di un “suo” film) giudicando Ba’aria «un capolavoro». Non parliamo di Tornatore, almeno per ora, ma apriamo, oggi, con questa nota sul film di Francesca Comencini nelle sale, una nuova rubrica, che inframezzerà la nostra narrazione principale e che si affianca alle grandi recensioni-guida del nostro Attilio Palmieri, il giovane e talentuoso critico de il Politico.it. La firma di questa rubrica, del resto, non è nemmeno strettamente quella di un critico (in senso cinematograficamente letterale); è la penna di uno scrittore, uno scrittore toscano, per la precisione, che i nostri lettori hanno già avuto modo di apprezzare. E’ la penna del grande Fabrizio Ulivieri, che a partire da oggi ci racconta il cinema direttamente sulle nostre pagine. Buona visione.

Nella foto, Margherita Buy protagonista de “Lo spazio bianco”

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di FABRIZIO ULIVIERI

Un bel film davvero. Francesca Comencini sa fare cinema. Ha uno stile tutto suo non scopiazzato dal cinema americano, come per esempio aveva fatto, a man bassa, Paolo Virzì in Tutta la vita davanti, ispirandosi alla commedia americana più brillante o Francesco Maselli in Le ombre rosse, influenzato molto dallo stile da day after dei film di Hollywood sulle catastrofi nucleari.
La Comencini ha uno stile ficcante, che penetra ed arriva in profondità. Belle immagini, bella musica, ottima regia. E’ un film, al di là della storia in se stessa tratta dal libro della Parrella, sulla fatica del vivere degli italiani. Su un paese che qualche volta è davvero alle soglie del terzo mondo e della povertà (non per nulla è girato a Napoli), sull’onesta ancora insita in chi sogna e lotta per cambiare questo nostro paese, sulla mancanza dei valori e su chi tuttavia si ostina a cercarne una ragione seppure a livello di corporeità ed istinto senza una logica preordinata e sottoposta a nessuna ideologia…
A mio avviso è uno stile forte quello della Comencini, che si impianta e tiene viva una storia “debole” in senso narrativo, una storia di una vita banale e come tante, difficile da raccontare e farne tema per un film.
Quello che mi ha disturbato è ancora una volta questo modo di recitare e di battute, inaugurato da Nanni Moretti e che sembra aver costituito la Scolastica del nuovo cinema italiano. Credo che si dovrebbe cambiare registro di recitazione. Uno stile meno fondato sulla battuta ad effetto ma più narrativo, più dinamico e meno sclerotizzato, com’era finalmente quello di Claudio Bisio in Si può fare, il bel film di Giulio Manfredonia.
La Buy bravissima! ma c’è bisogno di dirlo? Non mi ricordo un film dove non sia stata brava.

FABRIZIO ULIVIERI

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