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Yemen, ancora decine di morti in scontri Dossier sulla guerra tra governo e ribelli

ottobre 20, 2009 di Redazione 

Il premier Abdallah Saleh è della stessa confessio- ne, zaidita, dei rivoltosi di al-Houthi. Non uno scontro religioso, dunque, ma qualcosa di molto più com- plesso. E, nella tragicità delle sue conseguenze, da scoprire. Il giornale della politica italiana alterna il racconto e il dibattito ai massimi livelli della nostra politica (come prima con Adinolfi, e subito dopo con un’intervista fresca da non perdere) allo studio e alla narrazione, con il suo occhio di riguardo al Medio Oriente. E’ in questa chiave che Luana Crisarà ci propone questo dossier su quanto sta accadendo in Yemen. L’informazione di qualità solo su il Politico.it

Uno scatto sul conflitto yemenita

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di Luana CRISARA’

A volte capita che leggendo i giornali non si riesca a capire come stiano davvero le cose. Succede che per far arrivare l’informazione nel modo più diretto e comprensibile possibile, si giunge a semplificare troppo le questioni trattate, fino a cambiare la realtà dei fatti, inducendo, coloro che le notizie le leggono o le ascoltano in televisione, a dare per vere tali informazioni. Per quanto riguarda le ostilità esplose nello Yemen, che vedono i militari yemeniti combattere un gruppo ribelle nel nord del Paese, il problema diventa ancora più grave. Lo Yemen è un Paese sottosviluppato e debole dal punto di vista economico. E’ considerato un territorio tribale, marginale e periferico, che fa notizia solo se alcuni stranieri vengono rapiti o se i morti superano le centinaia.

Le informazioni sono poche e spesso parziali: quando si racconta del rapimento e, talvolta, dell’uccisione di turisti stranieri, poche volte si comunica che questa pratica criminale coinvolge soprattutto la popolazione locale. Quando invece viene passata la notizia dei combattimenti contro i combattenti di al-Houthi, con relativi morti civili, non si capisce chi sono e cosa vogliono i rivoltosi. Innanzi tutto vengono definiti ribelli shiita zaidita, che si contrappongono al governo di Sana’a. Il lettore medio semplifica ulteriormente l’informazione dopo aver ascoltato la notizia. Quello che ricorderà sarà, più o meno, che coloro che seguono la religione zaidita sono contro il governo del presidente (Ali Abdallah Saleh) e immaginerà che le loro sono rivendicazioni di una minoranza religiosa. Se da una parte questo è vero perché sono davvero zaiditi, dall’altra lo è il fatto che lo stesso presidente Saleh appartiene a questa confessione, che raccoglie tra i suoi fedeli un terzo della popolazione yemenita, ampiamente rappresentati nell’apparato statale. Quindi quello che potrebbe sembrare un conflitto confessionale, in pratica non lo è, o non lo è del tutto. Infatti alcuni clan zaiditi sono schierati dalla parte del governo.

Un’altra affermazione che spesso s’incontra è quella per cui l’Iran sostiene il gruppo di al-Houthi in chiave anti-saudita, come ha dichiarato più volte il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh, che ha reso noto il ritrovamento di alcune armi di fattura iraniana nelle basi dei ribelli. Innanzi tutto lo Yemen è uno dei Paesi al mondo con più armi, di varie provenienza. Inoltre, nonostante i ribelli usino slogan simili a quelli iraniani contro Stati Uniti e Israele, è dubitabile, come sostiene Khaled Fattah, ricercatore e giornalista di Asia Times, che l’Iran sostenga attivamente la loro lotta come fa con Hezbollah in Libano nella posizione di isolamento in cui si trova il regime di Teheran.

Breve storia. Fino alla rivoluzione del 1962 nello Yemen del nord, e in parte in quello del sud, aveva regnato la dinastia degli imam zaiditi, per dieci secoli. Lo zaidismo è una corrente minoritaria dell’Islam sci’ita, che viene considerato più vicino all’Islam sunnita che alle altre correnti dello Sci’ismo. La deposizione dell’ultimo imam portò il nord del Paese, proclamato Repubblica Araba dello Yemen, alla guerra civile tra i sostenitori dell’imamato zaidita, appoggiati da Arabia Saudita e Giordania, e il nuovo governo, aiutato dal Jamal Abd al-Naser (Nasser).

Con la guerra civile del 1994 tra il nord e il sud del Paese, durante la quale l’Arabia Saudita sostenne il governo di Saleh, si rafforza l’influenza dell’Islam ortodosso sunnita, di cui il governo si servì per combattere gli indipendentisti del sud. I territori del nord, soprattutto la regione di Sa’ada, prima centro culturale, politico e religioso durante il regno degli imam, divengono sempre più marginali e sottosviluppati. Qui e in altre regioni circostanti si intensificano le attività sociali del gruppo zaidita al-Shabab al-Mu’minun (I ragazzi fedeli) che si scontrò con il movimento salafita nella regione. Il salafismo è un movimento riformatore nato nell’ambito dell’Islam sunnita durante il XIX secolo che invoca il ritorno alle origini dell’Islam.

L’ala più conservatrice di al-Shabab confluì alla fine degli anni novanta nel gruppo creato dall’ex parlamentare e leader religioso Hussein Badraddin al Houthi, creando una divisione con i moderati. Con l’appoggio dei governi arabi alla guerra al terrorismo scatenata da George Bush, crescono i sentimenti anti-americani in tutto il mondo arabo-islamico e nello Yemen diventano catalizzatori delle rivendicazioni locali. Quando il gruppo inizia le azioni di guerriglia e occupa il territorio cercando di delegittimare il governo, questo risponde con un attacco militare nel 2004 che, l’anno dopo, porta all’uccisione del capo dei combattenti Hussein al-Houthi, al quale si sostituiscono i fratelli, tra cui Abdul Malik. I ribelli accusano Saleh di aver concesso troppo potere ai fondamentalisti sunniti attraverso l’alleanza del governo con l’Arabia Saudita, accusano il presidente di corruzione e despotismo e chiedono l’autonomia della regione nord est del Paese.

Si sono susseguiti durante gli anni periodi di guerra alternati a tentativi di riappacificazione nel 2007 e nel 2008, con la mediazione del Qatar. Da agosto 2009 il governo ha ripreso la campagna militare contro i combattenti di al-Houthi, accusati di non aver rispettato la tregua. Il conflitto ha creato da agosto circa 50.000 sfollati. Ha suscitato indignazione in tutto il mondo il raid aereo del governo in cui sono morti circa 80 civili il 16 settembre scorso. Il presidente Saleh ha dichiarato il 14 di questo mese che la vittoria dell’esercito è una questione di giorni, ma la situazione, secondo alcuni analisti sembra diventare sempre più grave.

Lo Yemen è un Paese molto povero che, nonostante le riforme seguite all’unificazione tra il sud e il nord nel 1990, ha bassi livelli di alfabetizzazione e carenza di cibo. Inoltre i giacimenti petroliferi del Paese sono quasi esauriti e con essi le entrate derivate dal commercio estero del greggio e ad aggravare la situazione del Paese si aggiungono le spinte indipendentiste del sud e la minaccia di al-Qaeda, ormai fin troppo presente nel Paese.

A questo punto, avendo una piccola infarinatura sulla situazione si può affermare che i ribelli zaiditi sono contro il governo, sapendo, però, che non è del tutto vero. Ordinare, sistemare, catalogare, quindi semplificare è un processo normale per l’uomo che, talvolta, si spinge troppo in là, fino alla superficialità. Non si ha la pretesa che tutti siano interessati ad una realtà, per certi versi ‘molto lontana’, come quella yemenita, ma si ha la richiesta che chi si accosta a questa deve pur avere la possibilità di godere di un’abbondante informazione in lingua italiana, il più possibile fedele alla realtà.

Luana Crisarà

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