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***Settegiorni Speciale Primarie – Gli appelli finali***
SETTE RAGIONI PER NON ELEGGERE MARINO SEGRETARIO
di MARIO ADINOLFI

ottobre 20, 2009 di Redazione 

Tre puntate di “Settegiorni” dedicate alla grande elezione del prossimo segretario nazionale del Partito Democratico di domenica 25 ottobre. Dopo averci offerto sette motivi per non esprimere una preferenza per Bersani, che trovate sempre nella rubrica Politica, secondo appello finale del vicedirettore di Red e grande blogger, membro della direzione nazionale Democratica e candidato per Franceschini in Calabria. Adinolfi ci spiega oggi perchè non dovremmo votare Marino. Vedete la bellezza, il vero spirito liberale de il Politico.it: com’è noto questo giornale appoggia apertamente il chirurgo genovese, ma ciò non gli impedisce – nella migliore tradizione degli endorsement e dei grandi quotidiani americani – di ospitare opinioni diverse delle sue grandi firme come di ogni voce onesta e responsabile della politica italiana (e non gli ha impedito, ancora, di dire che, tuttavia, il confronto in tivù lo aveva vinto secondo noi Bersani). Rientriamo dunque a bomba nel clima di questi ultimi spiccioli di campagna elettorale (congressuale) con il secondo dei tre appelli del solito, grande Adinolfi. Sentiamo.

Nella foto, Mario Adinolfi

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di MARIO ADINOLFI

1. Ignazio Marino è una persona seria. E’ stato un ottimo chirurgo e ha fatto bene il senatore, portando avanti anche con coraggio idee innovative e importanti. E’ animato da passione civile genuina, ma anche da vanità e da una discreta ambizione. Catapultato nel ruolo di personaggio di punta, ha mostrato molti limiti, anche nel contraddittorio televisivo. Non è un leader.

2. Ignazio Marino ha caratterizzato la sua campagna congressuale prima e per le primarie ora sui temi cosiddetti “sensibili”. Ha espresso posizioni molto nette in materia di fine vita e di diritti civili. Si è spinto fino ad affermare che se lui fosse eletto segretario e poi al governo del paese sarebbero consentite le adozioni ai single. Esprime posizioni molto divisive e la cosa va bene per una candidatura di nicchia, molto meno per una leadership di un partito complesso come il Partito democratico dichiara nella sua natura di voler essere. Chiedere l’adozione per i single va bene per essere eletti segretari della Rosa nel Pugno, ma io che credo che, viste le difficoltà che vivono le coppie che chiedono i bambini in adozione e visto il diritto prioritario del bambino a crescere in una famiglia che gli offra una figura paterna e una figura materna, più importante rispetto all’egoismo di chi pretenderebbe di avere un bambino per soddisfare solo un proprio bisogno, una proposta del genere sia sbagliata e destinata a incrociare il consenso di un segmento elitario e radical-chic della popolazione italiana. Il Partito democratico ambisce ad essere un partito popolare di massa. Marino è inadatto a guidarlo.

3. Ignazio Marino ha immesso nel dibattito congressuale qualche elemento furbetto, dimostrando di non essere conseguente anche rispetto alle sue stesse parole. Quando ha invocato la questione morale perché un segretario di circolo è stato arrestato per stupro, ha sfiorato il ridicolo. Ha mostrato di essere incauto e affrettato, di non voler bene al Pd anteponendogli la necessità di conquistare un titolo su un giornale. Sono atteggiamenti non degni di un segretario.

4. Ignazio Marino, sempre sulla questione morale, è incappato nell’incidente delle cosiddette ricevute rimborsate due volte che gli sarebbero costate l’allontanamento da un suo precedente posto di lavoro. Sono i rischi in cui incorrono i moralizzatori, che spesso finiscono moralizzati. Marino si è difeso dalle accuse, ma questo non è bastato e gli basta incrociare un Maurizio Gasparri qualsiasi in una trasmissione televisiva (è accaduto nel corso della campagna congressuale a Ballarò) per finire in difficoltà su questa vicenda. Ci sarà pure stato un utilizzo strumentale della vicenda, ma va detto che un segretario nazionale di un grande partito non dovrebbe avere vicende del genere nel suo curriculum.

5. Ignazio Marino è il candidato fortemente voluto da Goffredo Bettini, che ha inventato la discesa in campo di questo “terzo uomo” e gli ha messo a disposizione la macchina organizzativa guidata dall’esperto Michele Meta. Bettini a Roma è stato il vertice di un sistema di potere che ha previsto un rapporto molto stretto con centrali di grandi interessi economici come i costruttori, che ha portato i cittadini ad allontanarsi dal centrosinistra fino al disastro delle ultime elezioni amministrative. Bettini ha utilizzato Marino per lucrare una rendita di posizione e condizionare l’elezione del segretario del Partito democratico, secondo uno schema molto disinvolto di valutazione della politica come luogo di mera misurazione dei rapporti di forza. Marino segretario sarebbe condizionato da queste logiche che il Pd deve superare.

6. Ignazio Marino, ispirato proprio dal suo mentore Goffredo Bettini, ha negato al popolo delle primarie il diritto di scegliersi il segretario rifiutando l’idea che sia eletto alla leadership colui che alle primarie ottiene il maggior numero di voti, anche se non raggiunge il cinquanta per cento dei consensi. Questa negazione di un diritto insito nel dna stesso del popolo democratico ha rappresentato una inversione di marcia rispetto alla posizione assunta in una lettera datata 5 ottobre in cui Marino scriveva a Franceschini: “Accettiamo il risultato delle primarie, qualunque esso sia”. L’idea che dopo le primarie si possa andare in assemblea e, con un accordo tra il secondo e il terzo classificato, eleggere un segretario diverso dalla persona più votata dei cittadini esprime una posizione di sostanziale immoralità democratica e politica.

7. Ignazio Marino rappresenta una candidatura meramente tattica, politicamente divisiva, strutturalmente debole e non a caso ha incontrato il consenso di meno dell’otto per cento degli iscritti al partito. Chi lo vota il 25 ottobre sa che non voterà per il prossimo segretario del Partito democratico, ma alimenterà solamente elementi di ambiguità rischiando di veder ribaltata in un’assemblea di mille persone la decisione politicamente assunta da milioni di persone. Per questi motivi so che il popolo del Partito democratico non darà forza al giochino un po’ furbo architettato da Goffredo Bettini con la candidatura del suo “terzo uomo”. Non eleggerà Marino segretario.

MARIO ADINOLFI

Commenti

3 Responses to “***Settegiorni Speciale Primarie – Gli appelli finali***
SETTE RAGIONI PER NON ELEGGERE MARINO SEGRETARIO
di MARIO ADINOLFI

  1. Christian on ottobre 20th, 2009 13.33

    Comincio dicendo che apprezzo molto lo spunto della redazione nel voler inserire una voce ‘fuoricampo’ perché fornisce delle basi su cui ragionare serenamente.
    Proverei quindi a commentare i vari punti nell’ordine in cui li ha esposti Adinolfi:
    1) sul fatto che sia vanitoso e ambizioso- vanitoso non credo, non mi risulta, casomai potremmo dire che chiede il riconoscimento che è stato palesemente negato dagli organi di comunicazione (essere presente nel dibattito congressuale al pari di Bersani e Franceschini). Non è un leader? Forse è vero. ma forse è altrettanto vero che potremmo provare a puntare su un nuovo cavallo una volta tanto no?! :-)

    2)bisogna avere il coraggio di dare voce a tutte le istanze del Paese, quantomeno non nascondersi sotto la sabbia cercando di driblare il tema.

    3-4) attenzione! la questione morale esiste, e tutti ne siamo perfettamente a conoscenza. Leggiamo tutti di candidature imbarazzanti, faccio alcuni esempi il candidato deceduto che sembrava essere morto per un regolamento di conti in Campania o la candidata consigliera comunale PDL di un paesino calabrese o la vicenda del sindaco di Montalto di Castro..la questione morale esiste. Il Segretario deve tutelare il partito e con esso i suoi iscritti, il modo migliore a parer mio è quello di recidere e denunciare situazioni che possano intaccare l’integrità e la credibilità del Pd.

    5) evito considerazioni su Bettini ma dico che l’analisi è errata: le elezioin amministrative non sono state un fallimento perché i cittadini non ci hanno votato, bensì perché i cittadini non volevano Rutelli, ce lo hanno urlato durante la campagna elettorale e ci hanno ‘purgato’ (passatemi il termine) non votando Rutelli. Tant’è che andando a prendere i dati scopriamo un forbice altissima tra i voti di Zingaretti e quelli di Rutelli. Forse sarebbe stato piu opportuno se avesse studiato meglio i dati.

    6)la versione reale di quanto afferma strumentalmente, utilizzando la stessa versione di Franceschini, Adinolfi è MARINO è L’UNICO CHE HA RISPETTATO IL REGOLAMENTO DEL PARTITO, VOTATO E ACCETTATO ALL’UNANIMITà DAL GRUPPO DIRIGENTE DEL PARTITO E CHE QUINDI è INVIOLABILE IN CORSA. MI STUPISCO DI COME, IN QUESTO CASO FRANCESCHINI, UTILIZZI UN EDITORIALE DI UN QUOTIDIANO AL FINE DI LANCIARE UNA CAMPAGNA INTERNA AL SUO PARTITO, DI FATTO, IL DOVERE DI FAR RISPETTARE LE REGOLE.

    7)il popolo delle Primarie eleggerà il progetto che trova piu convincente. La candidatura di Marino non è una candidatura di servizio, e non sarà l’ago della bilancia per accordi post voto. Nel caso in cui non dovessimo vincere le Primarie, chi si impegnerà a sostenere i punti della nostra mozione e lo farà seriamente, non solo a parole, riceverà il nostro sostegno.

    un ultimo appunto sul tema del ‘moralismo’…caro Adinolfi, quando MArino fu eletto senatore nelle liste dei Ds, era ancora Direttore del centro trapianti di Pittsburgh. il tema delle ricevute era stato già sufficentemente chiarito da tempo. Ritirare fuori questo tema, quando palesemente si gioca su una scarsa conoscenza (o strumentale omissis) delle questioni, sarebbe sempre meglio soprassedere…

  2. Sergio Gaudio on ottobre 20th, 2009 15.55

    Certo che continuare a dire che la candidatura di Marino sia incentrata su pochi temi quando Marino ha vinto il confronto unanimamente mi pare un po’ ingenuo, quantomeno. Delle due l’una, o Marino e’ riuscito a portare il confronto sui temi che voleva e dunque gli altri due sono degli incapaci dopo anni di politica e come conseguenza non possono essere segretari di un partito, oppure bisogna ammettere che i temi su cui Marino fonda la sua campagna sono tanti e sono efficaci e dunque lei ha soltanto detto parole in liberta’ in questo articolo.

    Aggiungo, sul lodo Scalfari. Supponiamo che uno prenda il 35 %, il 25 un altro e il restante ( il 40%, l’aiuto perche’ lei fa solo finta di essere un guitto) il terzo, chiunque essi siano. Non e’ forse immorale che chi ha preso solo il 40%, ovvero la minoranza, dei voti determini la linea politica del partito ?
    Del resto caro Adinolfi, stiamo parlando di un congresso di un partito. Se non si discute di politica in queste occasioni, quando lo facciamo ? Non riduciamo il dibattito gia’ asfittico in una bagarre di mezzucci e la invito al rispetto per la mozione, di chi ne fa parte e soprattutto di chi, senza la malizia di cui lei ha intriso questo suo pezzo, guarda alla mozione Marino perche’ sa che e’ l’unica a rappresentare il cambiamento.

    A questo proposito prima di parlare di Bettini, vorrei che lei guardasse le altre due mozioni e i parlamentari e gruppi di partito che ne fanno parte.

    Ma al di la’ dell’album delle figurine dei calciatori, sul quale non le consiglio di portare la discussione, per il suo bene e per il bene delle altre due mozioni, Bettini e’ l’unico che non ricopre cariche di partito e, troppo spesso, si dimentica che e’ l’unico ad essersi fatto da parte dopo la sconfitta. Vorrei anche che ricordasse che la candidatura di Marino sarebbe stata impossibile se non avesse riscosso il successo avuto al Lingotto, tra i Piombini.
    Credo che l’integrazione fra “vecchio” e “nuovo” sia una delle cose piu’ interessanti politicamente in questa mozione. Puo’ dire la stessa cosa delle altre due mozioni ? Dubito.

  3. Giorgio Bolsetti on ottobre 20th, 2009 16.14

    Concordo, ottima l’idea di ospitare diversi pareri.
    Non concordo affatto su le opinioni espresse invece.
    Vediamole punto per punto come ha fatto Christian:

    1. è un leader, non è un leader. Possiamo discuterne fino alla nausea. Rimane opinabile. Quello che non è opinabile è “chi l’ha detto che per fare un governo serio serva una faccia da televisione?” (una faccia da televisione per eccellenza ci sta appunto governando ora!)

    2. raccogliere consensi nella massa solo per questioni numeriche non solo è ideologicamente sbagliato, ma è anche in un certo senso berlusconiano. Dobbiamo sì raccogliere consensi, ma non andando incontro ai cambi di umore di un elettorato sempre più disinformato. Dobbiamo prima fare in modo che l’elettore si informi, si acculturi. Poi voterà spontaneamente Marino per mancanza di concorrenza.

    3. la questione morale. Bè, esiste eccome. Non ci siamo forse stancati di avere partiti che in nome di una governabilità hanno dimenticato la morale da tanto tempo? Le candidature scandalose sono all’ordine del giorno. Non mi sembra sbagliato sognare un paese civile in cui queste candidature sarebbero considerate per quello che sono: atti di inciviltà e immoralità.

    4. Il fatto che Marino abbia chiarito la posizione non è forse sufficiente? Non è una questione di macchie nel curriculum. Smettiamola di volere un segretario super-eroe. Il segretario conta, certo, ma non possiamo non considerare tutte le persone dietro di lui e tutto il programma. Poi ci si lamenta del personalismo nella politica…

    5. (nient’altro da aggiungere all’ottimo commento sopra, di Christian)… Basta Rutelli a Roma per favore!

    6. Uno dei punti fermi di Marino è il rigore morale (qualcuno se lo ricorda?). Ergo: non si cabiano le regole in corsa. Sopratutto non dopo che alla proposta di Marino di allungare le scadenze per l’adesione al partito è stato risposto: “no; lo statuto dice che..” C’è altro da aggiungere forse?

    7. Ignazio Marino candidatura tattica? La diversità del progetto di Marino non è un punto di debolezza, ma anzi un punto di forza perchè non vendibile nè scambiabile e non è soggetta ai ricatti, mentre Bersani e Franceschini pongono vincoli e sono ricattabili.

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