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Diario politico. La visione di Tremonti: ‘La flessibilità? Non è valore. Il posto fisso sì’

ottobre 20, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Diario di grande contenuto in una giornata ricca nella sua accezione più alta per la politica italiana. Non è dato sapere quanto ci sia di reale e indipendente convincimento, e quanto di cal- colo elettoralistico o nella corsa alla futura leader- ship del centrodestra, quella della successione a Silvio Berlusconi: sta di fatto che dopo averci proposto le sue teorie tutto sommato anticapitali- stiche e sul protezionismo, il ministro dell’Economia stupisce ancora una volta facendo propria una ricetta del lavoro che rompe con il modello dominante del presente al quale si è da tempo adeguata, molto passivamente – in mancanza di una visione, appunto, e di una capacità propulsiva-propositiva – la sinistra riformista italiana. Vi raccontiamo dunque la presa di posizione di Tremonti. Nella nostra gerarchia di stasera segue la proposta di legge bipartisan firmata da deputati di tutte le formazioni presenti in Parlamento, ad esclusione della sola Lega, che prevede la concessione del voto agli immigrati (ovviamente regolari) alle sole elezioni amministrative e a partire dal sesto anno di residenza in Italia. Chiudiamo infine con la prolusione di Benedetto XVI sull’Europa. Sì: la laicità come metodo sostenuta da Marino non esclude, anzi richiede l’ascolto della voce della Chiesa, specie quando ha l’autorevolezza e lo spessore di quella di papa Ratzinger. Il tema dell’identità europea e del futuro del Vecchio continente esige l’ascolto di tutti. Anche perchè lungi da ciascuno avere la soluzione in tasca. Il racconto. Il più autorevole, specializzato e approfondito. Il racconto della politica italiana è solo sul suo giornale. Buona lettura.

Nella foto, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti

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di Carmine FINELLI

Giornata molto ricca quella odierna. Molti i temi all’ordine del giorno, e tutti molto scottanti. In primo luogo le dichiarazioni del ministro dell’Economia Giulio Tremonti che in quanto a coerenza, non è secondo a nessuno. Da sempre sostenitore della mobilità in ambito lavorativo, il ministro dell’Economia cambia strada affermando di “credere nel posto fisso”. Al titolare del ministero di via XX Settembre non piace che la mobilità venga considerata un valore di per sé: “Non credo che la mobilità di per sé sia un valore, penso che in strutture sociali come la nostra il posto fisso è la base su cui organizzare il tuo progetto di vita e la famiglia”. E’ un Tremonti professorale, quello che prende la parola al convegno organizzato dalla Banca Popolare di Milano sui temi del lavoro e della previdenza. “La variabilità del posto di lavoro, l’incertezza, la mutabilità per alcuni sono un valore in sé, per me onestamente no – aggiunge il ministro – C’è stata una mutazione quantitativa e anche qualitativa del posto di lavoro, da quello fisso a quello mobile. Per me l’obiettivo fondamentale è la stabilità del lavoro, che è base di stabilità sociale”. Non sono mancati anche accenni ad un vecchio pallino di Tremonti: la cogestione delle imprese tra imprenditori e lavoratori: “Questo Paese ha meno bisogno della cogestione e più bisogno della compartecipazione da parte dei lavoratori nelle imprese – prosegue il titolare del dicastero dell’Economia – la cogestione, come nascita di figure imprenditoriali miste, mi sembra meno positiva, mentre credo sia più positiva l’informazione sulla gestione dell’impresa. Il meccanismo compartecipativo può anche avere forme diverse. Per esempio, un favore fiscale sulla detassazione degli straordinari”. Nello stesso consesso, Tremonti non perde l’occasione per difendere la Costituzione: “Considero la nostra Costituzione ancora molto valida per la parte dei principi anche se non e’ stata pienamente applicata”.
Non sono mancate reazioni alle parole del ministro. Presenti al convegno c’erano il segretario della Cgil Guglielmo Epifani il quale ha laconicamente risposto che farebbe “commentare le dichiarazioni di Tremonti a Cofindustria”. Positivamente sorpresa la reazione del leader della Uil Luigi Angeletti: “Dalle cose che ha detto, è come se fosse un nostro iscritto – ha commentato Angeletti – non so se gli farà piacere ma è così”.
Secondo il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni “le parole di Tremonti sull’esigenza di avere posti di lavoro stabili sono sicuramente condivisibili. E’ un obiettivo che inseguiamo anche noi. Oggi il problema è quello di superare l’idea distorta di flessibilità. Chi è precario o flessibile deve essere pagato di più e avere più tutele e garanzie degli altri. Questo è un punto su cui la Cisl insiste da tempo”.

Voto amministrativo agli immigrati. Frattanto che il ministro Tremonti era impegnato al convegno, l’attività parlamentare non si ferma, anzi. Deputati di tutte le formazioni presenti in Parlamento – eccezion fatta per la Lega – hanno infatti presentato un disegno di legge alla Camera rigorosamente bipartisan. Il ddl prevede il diritto di voto per le elezioni amministrative ai cittadini extracomunitari regolarmente residenti in Italia da almeno cinque anni. Il testo ha come primi firmatari deputati delle principali forze politiche di maggioranza e di opposizione: Walter Veltroni (Pd), Flavia Perina (PdL), Roberto Rao (Udc), Leoluca Orlando (IdV), Salvatore Vassallo (Pd). Di fatto, tra le forze politiche rappresentate in Parlamento, manca solamente la Lega Nord. Nelle intenzioni dei promotori “l’approvazione del progetto costituirebbe un primo passo concreto per promuovere l’integrazione di persone che in molti casi già partecipano pienamente alla vita civile delle comunità locali in cui risiedono, sono rispettose delle relative consuetudini, lavorano con dedizione, pagano le tasse, hanno figli che vanno a scuola con i bambini italiani, condividono con i cittadini italiani le stesse esigenze e gli stessi problemi connessi alla fruizione dei servizi pubblici. La presentazione congiunta del progetto da parte di esponenti di diversi gruppi dimostra che su questi temi è possibile, oltre che necessario, un confronto tra tutte le forze politiche nazionali”. A dirla tutta, però, la proposta non è affatto nuova. Il 2 Settembre del 2008, l’allora segretario del Partito Democratico Walter Veltroni (provvedimento firmato anche da Livia Turco e Massimo D’Alema) si era fatto promotore di una iniziativa legislativa del tutto simile a quella odierna. Il testo, composto solo da quattro articoli, prevedeva la possibilità di voto alle elezioni amministrative per tutti i cittadini stranieri residenti regolarmente in Italia da oltre cinque anni, riconoscendo loro il diritto di recarsi alle urne sulla base degli stessi requisiti, cittadinanza a parte, già previsti dalla legge per gli italiani.

Benedetto XVI e l’Europa. Il tema delicato dell’immigrazione è necessariamente collegato con il tema dell’Islam e del confronto con il mondo cattolico. Proprio oggi, le parole di papa Benedetto XVI suonano come una difesa della cristianità dalla presunta minaccia dell’Islam incombente. Secondo il pontefice “è sempre più passata sotto silenzio nell’Unione europea una verità: la ispirazione cristiana dei padri fondatori dell’Ue e le sue radici cristiane tuttora attuali”. E’ questa l’esortazione che il papa rivolge al capo della delegazione della Commissione delle Comunità Europee, Yves Gazzo, ricevuto oggi in Vaticano per la presentazione delle Lettere Credenziali. Il compito primario dell’Europa di oggi, secondo il Pontefice è quello di riaffermare la propria eredità umanistica e cristiana in base alla quale deve difendere «la vita umana dal suo concepimento fino alla morte naturale» e «la famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna». L’ambasciatore Gazzo nel suo discorso di saluto al Pontefice definisce la realtà dell’Unione europea come “una zona di pace e di stabilità che riunisce 27 Stati con gli stessi valori fondamentali”. Benedetto XVI invece guarda all’Europa come “una felice presentazione” precisando che “è giusto, tuttavia, rilevare che l’Unione europea non è dotata di questi valori, ma che essi sono piuttosto i valori condivisi che l’hanno fatta nascere e che sono stati una specie di forza di gravità che ha attirato verso il nucleo dei Paesi fondatori le diverse nazioni che vi si sono aggiunte nel corso del tempo. Questi valori – ha detto il Papa – sono il frutto di una lunga e sinuosa storia nella quale, nessuno lo negherà, il Cristianesimo ha giocato un ruolo di primo piano”. Nell’idea del Pontefice nascondere il “principio originale dei suoi valori che ha rivelato all’uomo la sua eminente dignità e la realtà di una vocazione personale potrebbe portare a fondare l’Unione europea su un aggregato anarchico o aleatorio”, anziché su “un insieme coerente che si ordina e si articola, storicamente, a partire da una visione antropologica precisa”. Il rischio è che i valori vengano strumentalizzati da “individui e gruppi di pressione desiderosi di far avanzare degli interessi particolari a detrimento di un progetto collettivo ambizioso che gli europei attendono volto al bene comune del continente e di tutto il mondo”. Tale pericolo è già ora “percepito e denunciato da numerosi osservatori di diversa estrazione”. È importante allora, è l’esortazione del papa, che l’Europa non abbandoni il suo modello di civilizzazione. Il suo slancio originale, ha aggiunto, non può essere «soffocato dall’individualismo o dall’utilitarismo” conclude il pontefice. Infine, non poteva mancare una accenno alla tutela della famiglia e della vita. “Le immense risorse intellettuali, culturali, economiche del continente – aggiunge il Santo Padre – continueranno a dare dei frutti se saranno fecondate dalla visione trascendente della persona umana che costituisce il tesoro più prezioso dell’eredità europea. Questa tradizione umanistica – prosegue il Pontefice – nella quale si riconoscono correnti di pensiero anche molto differenti fra loro, rende l’Europa capace di affrontare le sfide di domani e di rispondere alle attese della popolazione. Si tratta principalmente – dice ancora il Pontefice – della questione del giusto e delicato equilibrio fra l’efficienza economica e le esigenze sociali, della salvaguardia dell’ambiente e soprattutto dell’indispensabile e necessario sostengo alla vita umana dal suo concepimento fino alla morte naturale e alla famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna”.

Carmine Finelli

Commenti

One Response to “Diario politico. La visione di Tremonti: ‘La flessibilità? Non è valore. Il posto fisso sì’”

  1. Raffaele on ottobre 21st, 2009 11.45

    Il problema non è il posto fisso o flessibile! Il problema è che col passare degli anni,il lavoro diminuisce sempre più. Oggi diversamente da alcuni decenni fà , il lavoro è diminuito,la mano d’opera non è più richiesta come prima dove l’industria, l’agricoltura e l’artigianato non era tecnologicamente attiva! Oggi la tecnologia fà concorrenza alla mano d’opera e l’operaio,il contadino e il piccolo artigiano è destinato a scomparire. Quindi secondo me per combattere la disoccupazione bisogna ridurre l’orario di lavoro(quel poco che ci è rimasto) e inventare nuovi tipi di LAVORO. Il compagno Bertinotti lo diceva già alcuni anni fà e veniva preso per matto ma la realtà è questa e la soluzione è solo questa se vogliamo vivere tutti decentemente!!!

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