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Mesiano, ora Brachino si scusa. Alfano: ‘Privacy valga sempre’. L’opposizione…?

ottobre 19, 2009 di Redazione 

Il caso del giudice che ha condannato Fininvest ad un risarcimento di 750 milioni di euro (ricordate? Erano i giorni della manifestazione per la libertà di stampa) e che le televisioni del premier hanno di fatto pedinato, a telecamere accese, mandando poi in onda un servizio il cui commento insinua dubbi sulla “normalità” del personaggio. Dopo questa gravissima caduta, il confronto torna degno di un Paese civile: «Venga in studio a chiarire - lo invita il conduttore in un editoriale (nella foto) - Oltre alle scuse, ho tre domande per lui: primo, la sua promozione dopo la sentenza sul Lodo Mondadori è un premio politico? Secondo, le idee politiche influenzano le decisioni dei giudici? Terzo, non è stravagante decidere da soli per un risarcimento così grande?». Il ministro della Giustizia: «La stessa attenzione al diritto doveva valere per il premier. Vi raccontiamo la vicenda e vi forniamo una chiave di lettura originale. Il pezzo è di Luca Lena. Sentiamo.

Nella foto, un momento dell’editoriale di “Mattino Cinque” di stamane in cui Claudio Brachino si scusa con Mesiano «se l’ho offeso»

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di Luca LENA

Lo si osserva andare avanti e indietro lungo un marciapiede, fumare qualche sigaretta di primo mattino, attendere di fronte all’ingresso del barbiere. Infine, ricoperto di schiuma da barba e ancora per strada con una nuova sigaretta tra le dita. Quello che a posteriori è stato definito un “pestaggio mediatico”, inizialmente poteva ricalcare le scene di una qualsiasi giornata da paparazzo: immagini leggermente sfocate, la qualità non proprio eccelsa del video e quella sensazione di spionaggio becero e insulso tipico delle riviste di gossip. Peccato che al centro dell’obiettivo il vip in questione fosse Raimondo Mesiano, un’eminenza tra i giudici ma poco conosciuto tra le schiere di telespettatori non addetti ai lavori. Ed in effetti, un servizio informativo in una televisione sempre meno protesa alla narrazione dei fatti è stato fatto. Molti tra coloro che nemmeno erano a conoscenza del cosiddetto Lodo Mondadori hanno scoperto essere proprio lo “stravagante” giudice Mesiano, l’autore del risarcimento che la Fininvest di Berlusconi dovrà pagare alla CIR di De Benedetti per danno patrimoniale da “perdita di chance”.

E, a Mattino 5, la trasmissione condotta da Brachino, si è deciso di imboccare il pubblico più esigente con un servizio in cui campeggiava in alto la scritta “esclusivo”. Per quelli che un’idea già se l’erano fatta la cosa avrebbe potuto anche stuzzicare l’appetito, magari aspettandosi di vedere il giudice in compagnia di qualche esponente del centrosinistra. Tra la maggioranza del pubblico che invece avrebbe potuto scambiare Mesiano con un Lele Mora qualsiasi, i commenti dell’autrice del servizio – che s’impegnava nel dileggiare il giudice per la scelta poco fashion dei capi d’abbigliamento – avranno prodotto qualche vacuo sentore di vergogna, subito smorzato dalla salvifica sensazione di essere comodamente protetti dalle mura di casa.

Qualcuno avrà tirato su i pantaloni, sbirciando il colore dei calzini, così come ha fatto Franceschini in pubblico e come sta facendo il web in segno di solidarietà a Mesiano. Altri avranno avuto un sussulto di vergogna nello sforzarsi di definire “stravaganza” l’attesa di fronte ad un barbiere, l’abitudine poco salutare del fumo e la scelta di calze color turchese che, tra le altre cose, non si capisce come possano risultare fuori luogo in tribunale.

Eppure, è proprio questo il rischio più grave nello scandalo che vede un giudice decidere sulla condanna di un gruppo aziendale mentre quest’ultimo, attraverso i tentacoli mediatici in possesso, sceglie il dileggio privato per alludere alle controverse vicende giuridiche. E’ il rischio che di fronte ad un pedinamento, con l’obiettivo di giustificare l’indignazione per una sentenza sgradita, si approfondisca l’aspetto tristemente goliardico della vicenda e non il fatto indipendente da tutto il resto; la sensazione, secondo molti, che si utilizzi un mezzo pubblico per propagandare l’insofferenza scaturita da risentimenti di natura privata.

Ed è curioso che a fronte di un evento di tale portata, molte fazioni politiche dell’opposizione non abbiano saputo cogliere la profondità della vicenda, poiché adesso il timore di essere definiti lagnoni, di mugugnare ad ogni incespicamento democratico, sembra sia traducibile in un poco edificante antiberlusconismo, alzando la soglia del liberticidio che un tempo si andava denunciando. Ma tutto ciò avviene quando la rivalsa sfocia tardi e con un impeto improvviso da scatenare non già un sentimento di comunanza ma piuttosto la sorpresa divertita dell’offensore di fronte all’inaspettata levata di scudi del vilipeso.

Il groviglio nella comunicazione, tra politica e popolo, tra il mezzo che sempre troppo pericolosamente oscilla tra strumento politico e d’intrattenimento, rischia una confluenza territoriale confusionaria, nella sempre più impercettibile distinzione di contesti. La politica che parla da un palcoscenico, lo spettacolo che si presta alle seriosità parlamentari, in un cortocircuito che va al di là del conflitto di interessi, delle ingerenze mediatiche, degli egoismi politici nei deleteri intrecci imprenditoriali. Lo spettacolo politicizzato assume una forma propria, fagocita linfa dalla radice stessa in cui si è creato e finisce per rampicare su palizzate e torrioni un tempo terra di nessuno ed oggi pericolosamente sotto attacco.

Lo scandalo di Mesiano su Canale 5, dunque, schernito per alcune abitudini private, con il pretesto di parlare della sua promozione da parte del CSM subito dopo la sentenza Mondadori, attraverso allusioni poco vaghe quanto ampiamente ingiustificate senza uno straccio di prova, non rappresenta più un confine, ma il superamento dello stesso, in una nuova escrescenza comunicativa verso la quale si è forse già immuni poiché assuefatti da tempo.

Luca Lena

Commenti

4 Responses to “Mesiano, ora Brachino si scusa. Alfano: ‘Privacy valga sempre’. L’opposizione…?”

  1. Mario on ottobre 19th, 2009 14.52

    Questo giornale dovrebbe essere nelle intenzoni super partes. Allora analizzo super partes il testo di Lena.
    1) “la sensazione, secondo molti, che si utilizzi un mezzo pubblico per propagandare l’insofferenza scaturita da risentimenti di natura privata”. E’ stata fatta per prima da chi ha dato informazioni e fotografie sulle feste “private” di Berlusconi. Anche se chi lo fa per secondo non è comunque automaticamente assolto perchè qualcuno l’ha peceduto, è opportuno che un giornalista che percepisce uno stipendio non per scrivere quello che pensa ma per darci informazione, deve ricordarlo nell’articolo, altrimenti lui ruba lo stpendio e io che lo ricordo devo essere pagato per fare il lavoro che lui non fa.
    2) Come fa un giornalista che scrive un articolo sul magistrato in questione e che sia veramente a conoscenza di quanto avvenuto a non scrivere neanche per mezza riga del dubbio su una promozione avvenuta subito dopo la sentenza del Lodo Mondadori?
    Sempre super partes consiglio ancora una volta al direttore di avvalersi di buoni giornalisti e non di buone penne altrimenti il super partes si va a fare friggere.

  2. Davide on ottobre 19th, 2009 16.04

    Mi sarebbe piaciuto vedere la medesima indignazione nei confronti di chi ha sguazzato allegramente in gossip sulla vita privata di Berlusconi nonchè di quel signore che introduce ogni settimana la trasmissione di Santoro coi suoi pensierini senza possibilità di dibattito.

  3. LL on ottobre 19th, 2009 22.20

    Raccontare un fatto senza operare comparazioni con avvenimenti che potrebbero giustificarne una connessione, a mio avviso, non lede la capacità da parte di chi scrive di mostrarsi superpartes. Si può discutere sulla completezza di un articolo, e in questo senso preferisco ricevere critiche tecniche piuttosto che allusioni su una mia supposta imparzialità. Ho semplicemente raccontato la vicenda attraverso il buco della serratura del paese moderno, ovvero, immaginando il monocolo sbiadito e smemorato di chi si ritrova folgorato da un’assuefazione mediatica. Dunque, effettuare una comparazione per raggiungere una presunta completezza espositiva è una critica che rispetto, ma non condivido l’accusa di faziosità solo perché avrei sorvolato su un evento considerato affine. Il mio intento era quello di descrivere semplicemente ciò che è accaduto, non di operare un confronto, cosa che potrebbe essere affrontata in seguito. Fermo restando che il paragone con le feste private di Berlusconi non mi pare sussista, e non tanto per la differente eversività nella tecnica dei servizi, come si potrebbe pensare, ma per la diversa esposizione pubblica dei personaggi in questione: da una parte le difese ispessite del premier, dall’altra l’acerbità spennacchiata del carneade Mesiano.
    Inoltre non sono indignato per l’evento in sé, ma per la facilità con la quale si glissi sull’accaduto e ci si indigni solo in funzione di un presunto mancato risentimento verso un fatto speculare ad esso. Il superpartes dovrebbe valere anche tra chi sceglie di criticare.

  4. Mario on ottobre 20th, 2009 00.21

    Mi dispiace ma ritengo assoltamente inadeguata la risposta (non cercata) di Lena. Non raccontare tutta la storia è sempre parzialità, perchè si fanno vedere solo gli aspetti che si vuole senza spiegarne il contesto e quindi non permetendo a chi legge (se non ha già un’opinione) di costruirsi un’opinione ma prendere come buono il punto di vista di chi scrive. E’ come raccontare la storia delle bombe atomiche o l’esposizione di piazzale loreto (giuste o sbagliate che siano) senza raccontare parti fondamentali della seconda guerra monidiale. Se lei non vede quanto è prziale il raccontare solo la propria visione allora, mi dispiace evidenziarlo, ma sig. Lena non capisce (o non vuol capire) cosa vuol dire imparzialità.
    Errore grande poi il non vedere l’equiparabilità dell’esposizione mediatica giustificandola con una diversa esposizione mediatica, una difesa che non dice assolutamente nulla almeno come spiegata nella replica.
    Infine trovo sempre di cattivo gusto quando un giornalista invece di rispondere alle critiche critica la persona che le espone (e qui egregio direttore una tiratina d’orecchie la dovrebbe fare anche lei, alrimenti riprendendo il discorso del primo post dovrei chiedere anche parte del suo stipendio), caro sig. lena io che so distinguere i giudizi dalle opinioni sono super partes in quanto mi sono indignato tanto per le chiacchiere estive quanto per il servizio di tg5.

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