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Sette motivi per non eleggere Bersani segretario di M. Adinolfi

ottobre 19, 2009 di Redazione 

Mancano sei giorni all’elezione (aperta, partecipata, più o meno diretta) del nuovo segretario nazionale del Partito Democratico. Un passaggio importantissimo non solo per una metà del campo ma per tutto il Paese, dal quale dipenderà una fetta dell’esito di questa legislatura e della Storia ventura della nostra politica. Il vicedirettore di Red e grande blogger, membro della direzione nazionale Democratica e candidato nelle liste di Franceschini in Calabria, dedica questa e le prossime due puntate della rubrica più amata del giornale della politica italiana a tre appelli in sette punti perchè gli elettori che il 25 ottobre si recheranno ai gazebo e nei circoli non contribuiscano all’elezione dell’ex ministro per lo Sviluppo economico (oggi), a quella di Marino (domani) e, invece, perchè sostengano e diano il loro voto a Dario Franceschini (mercoledì). Tre clamorosi “appelli finali” a puntate con colpo di scena al punto sette (non vi anticipiamo nulla, entrate e leggete, vale la pena) nella struttura del giro d’orizzonte della grande firma de il Politico.it, assolutamente da non perdere, che ci consentono di entrare nel clima dell’ultima settimana e contribuiscono a darci gli strumenti per farci una nostra, libera e più consapevole opinione su chi, per chi si riconosce nel campo Democratico, votare questa domenica. Si comincia, dunque, con Bersani. Sentiamo.

Nella foto, Mario Adinolfi

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di MARIO ADINOLFI

1. Premessa. Pierluigi Bersani è una persona seria. E’ stato presidente della Regione Emilia Romagna, è stato dirigente locale e nazionale di partito, è stato più volte ministro. Ha sempre fatto bene. Ma nella vita ha fatto sempre e solo politica, mai un lavoro vero: carriera nel Pci di Piacenza, dirigente della comunità montana, amministratore locale, presidente, deputato, ministro. Avviandosi ai sessant’anni, potrebbe accettare l’idea di favorire un ricambio. Invece no, corre per la leadership. E Bersani ha un’altra caratteristica, oltre quella di non aver mai veramente lavorato. Non è un leader.

2. Pierluigi Bersani, se eletto segretario del Pd, intende spostare a sinistra l’asse del partito e ricondurlo verso una schema di partito identitario “radicato sul territorio”. In pratica, intende rifare il Pds. Il nucleo duro del Pds degli Anni Novanta a guida dalemiana è attorno a lui in questo progetto. Sarebbe come dire che negli ultimi dieci anni abbiamo solo perso tempo. In un progetto che Massimo D’Alema ha sempre politicamente e culturalmente osteggiato, su cui ora vuole rimettere macchina indietro. Il Pd con Bersani ridiventa Pds e punta a ridare senso a quella storia. Il Pd invece è nato per il futuro.

3. Pierluigi Besani, se eletto segretario del Pd, dopo averlo ritrasformato il Pd in Pds provocherà l’inevitabile fuoriuscita dei moderati dal partito. In molti saranno accompagnati all’uscita, chi resterà si ridurrà a cristiano-sociale. Un Pd identitario di sinistra, egemonizzato dal dalemismo, abbandonerà la vocazione maggioritaria puntando all’alleanza con un soggetto politico di centro che allargherà i suoi confini inglobando molti ex Pd. A quel soggetto politico verranno consegnate le chiavi degli equilibri politici italiani dei prossimi anni. Un errore strategico imperdonabile, che proverà a essere rafforzato anche con una legge elettorale sul modello tedesco. Non a caso Bersani ha indicato come priorità della propria azione appena eletto segretario, la battaglia per la riforma elettorale. Il Pd è altra cosa, è incrocio di culture, non tollera nuclei dure e posizioni egemoniche, è forte nella varietà e nella sua complessità. Con Bersani segretario questa sfida sarà accantonata.

4. Pierluigi Bersani, se eletto segretario del Pd, dopo averlo ritrasformato in Pds e avendo provocato la fuoriuscita dei moderati verso un soggetto politico di centro, non potrà non dare soddisfazione ai tanti potenti alleati della sua mozione che non tollerano il metodo delle primarie. Quelli che dicono che “il segretario devono eleggerlo gli iscritti” ben sapendo che gli iscritti e le tessere si fanno a pacchi in tre-quattro regioni del Mezzogiorno controllate dai soliti signorotti. Si terranno in piedi forse primarie farsa, togliendo il diritto a chiunque di andare a votare riservandolo solamente a chi si iscrive ad appositi “albi degli elettori” del Pd. Eppure le primarie e la democrazia diretta sono nel dna del Pd, cancellarle e riconsegnare il potere ai signori delle tessere impedirà qualsiasi rinnovamento non cooptativo. Solo attraverso le primarie classi dirigenti nuove e giovani sono riuscite ad imporsi, almeno a livello locale, in uno scontro politico con i detentori degli equilibri pre-costituiti. Bersani segretario cancellerà questa occasione, ricalcando un modello novecentesco di partito in cui il giovane dirigente promosso è il dirigente obbediente.

5. Pierluigi Bersani, in questa ottica, ha presentato alla guida delle sue liste alle primarie molti detentori di questa stratificata condizione di potere neofeudale all’interno del partito, i cui simboli sono i governatori meridionali Antonio Bassolino e Agazio Loiero, detentori di paurosi pacchetti di tessere che si contano a decine di migliaia, in luoghi peraltro dove il consenso al Pd è in netto calo. Bersani segretario dovrà pagare le cambiali politiche firmate a questi suoi grandi elettori. Il Pd che ne conseguirà sarà immobile rispetto alla sfida del radicale rinnovamento che invece dovrebbe raccogliere.

6. Pierluigi Bersani può contare su una serie di imbarazzanti sostenitori extra-Pd che vanno da Giovanni Consorte a Riccardo Villari, fino a tutti i leader della destra (Bossi, Calderoli, Brunetta, Mastella, Gasparri, Cl con l’agglomerato di interessi della Compagnia delle Opere e persino Storace hanno apertamente espresso sostegno alla sua candidatura) compreso Giuliano Ferrara che spera nel nuovo segretario per fare un accordo per restaurare l’immunità parlamentare, soluzione già esplicitamente auspicata da bersaniani come Marco Follini. Più in generale, tutti i tifosi bersaniani vicini al berlusconismo sperano nel cambio di segreteria e nell’attitudine di Massimo D’Alema all’inciucio con il premier “per il bene del paese”. Di certo Silvio Berlusconi considera Bersani un segretario con cui avviare un “dialogo” per ottenere un’opposizione meno dura al governo.

7. Pierluigi Bersani sarebbe un segretario che non è un leader, riporterebbe il Pd allo schema del partito-bocciofila Pds, annullerebbe la rivoluzione della vocazione maggioritaria e delle primarie, dovrebbe cambiare cambiali politiche ai signori delle tessere, non potrà costruire un radicale rinnovamento non cooptativo del partito, offrirebbe un segnale di disponibilità all’inciucio con Berlusconi. Ma in più c’è un elemento simbolico, che racchiude tutti i limiti dell’aspirazione di Bersani alla segreteria. Nelle liste che sostengono Bersani e il suo candidato alla segreteria regionale del Lazio c’è Salvatore Carai, sindaco già pidiessino di Montalto di Castro. Carai è quel sindaco che nel 2007 anticipò le spese legali agli stupratori di una ragazzina e davanti alle proteste di Anna Finocchiaro la apostrofò con un: “Talebana del cazzo”. Carai, in nome della fedeltà ai leader territoriali dalemiani, si è preso una bella rivincita. Anche alle primarie del 2007 era stato messo in lista, ma l’allora segretario dei Ds Piero Fassino lo costrinse a ritirarsi. Stavolta Bersani lo mette in lista, lo ha già eletto alla Convenzione e lo riabilita. Gli stupratori sono liberi “in prova”. Il processo è sospeso e si farà nel 2012. Sono tanti questi due anni passati nel Pd. Ora vogliono cambiarne l’identità. Non consentiamoglielo. Non c’è il bisogno di dare senso a una vecchia storia. Bisogna liberarne il futuro. Per questi motivi so che il popolo democratico non eleggerà Bassolino e Loiero, non eleggerà D’Alema e Latorre, non eleggerà Carai. Non eleggerà Bersani segretario.

MARIO ADINOLFI

Commenti

4 Responses to “Sette motivi per non eleggere Bersani segretario di M. Adinolfi

  1. Stefano on ottobre 19th, 2009 11.58

    Che tristezza questa campagna di Adinolfi. Soprattutto il settimo punto.
    Non sarebbe stato meglio presentare solo i sette punti a favore di Franceschini e basta?
    Non sarebbe stato meglio parlare di contenuti invece che di persone?

  2. Davide on ottobre 19th, 2009 12.25

    In un piccolo spot abbiam provato a rendere esplicito quello che dice Adinolfi sul pensiero di Bersani e le primarie:
    http://www.youtube.com/watch?v=9C3pSuSjv5A

  3. Marco on ottobre 20th, 2009 09.05

    Sono un sostenitore della Mozione Marino. Elettore naturale del PD, mi sono poi inscritto proprio perché Marino si è candidato.

    In questi mesi ho seguito da vicino le primarie, imbattendomi spesso nella “campagna” di Adinolfi, come la chiama sopra Stefano.

    Devo essere sincero: è vero che è triste. Adinolfi pensa che la politica sia come il poker al quale gioca, e tenta di tutto per vendere i suoi bluff senza avere le carte in mano. Io, questo, si che lo trovo triste.

    In primo luogo perché è una forma vecchia ed odiosa di fare politica. Adinolfi NON parla MAI di contenuti. Parla solo di persone e del potere di queste persone.

    Sarà un ottimo ministro dell’autopropaganda.

  4. Gian on ottobre 26th, 2009 09.41

    abbiam perso!!

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