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il Politico.it x Marino. Il candidato toscano Siliani e un Pd «più aperto alla società»

ottobre 18, 2009 di Redazione 

Come i nostri lettori sanno bene il giornale della politica italiana ha fatto la sua scelta, per ciò che riguarda le primarie del 25 ottobre, e appoggia la candidatura di Ignazio Marino alla segreteria del Partito Democratico. Lo racconta e spiega il nostro direttore nell’editoriale che trovate nella rubrica Politica. Come sottolineato da Matteo Patrone, ciò non impedisce a il Politico.it di continuare ad essere il giornale superpartes e la tribuna aperta, per entrambe le metà del campo (tra le quali non faremo distinzione di trattamento, da questo punto di vista) e anche per gli altri spicchi della metà del Partito Democratico, che è per sua stessa costituzione. Ma ancora una volta nella tradizione dell’endorsement americano, il nostro giornale dedica un’attenzione in più, per questi prossimi sette giorni, al racconto e alla migliore esplicazione della proposta della parte di Marino. Il primo appuntamento è questa intervista al più brillante, forse, dei candidati alle segreterie regionali per la cosiddetta “terza mozione”: Simone Siliani. La firma è di Francesco Carosella. Sentiamo.

Nella foto, Marino e Siliani (ultimo a destra)

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di Francesco CAROSELLA

Simone Siliani, candidato della mozione Marino alla segreteria del Partito Democratico per la regione Toscana. Una lunga carriera nell’amministrazione pubblica, consigliere regionale fin dal 1990 e poi presidente del consiglio regionale dal ’93 al ’95 e assessore alla cultura del comune di Firenze dal 2000 al 2006. E ora la candidatura alla segreteria regionale del Pd. Perché ha deciso di candidarsi con Marino?
«La richiesta di candidatura è arrivata, inaspettata e non cercata, dal gruppo di volontari che si è organizzato in modo spontaneo durante l’estate a seguito della candidatura di Ignazio Marino. Non nascondo che, per quanto abbia un po’ sconvolto la mia vita (che ora deve dividersi fra il lavoro e la candidatura non essendo un professionista della politica), mi ha fatto piacere che tanti giovani e persone di tutta la regione abbiano indicato nella mia esperienza politica, di amministrazione e nella società, un punto di riferimento. La scelta per Marino mi è apparsa quasi naturale per la mia sensibilità politica e culturale: un uomo che non è coinvolto nell’eterno scontro fra ceti politici del Pd e dei partiti fondatori; che fa leva su tematiche decisive e moderne come quelle dei diritti civili, della laicità e dell’ambiente; che pensa e pratica la politica non come una ricerca di equilibri tattici in vista di benefici per sé o per la propria parte, bensì caratterizzata dal principio “responsabilità” che obbliga al massimo del pluralismo ma, infine, a posizioni chiare, inequivocabili, riconoscibili e fondate sull’analisi dei problemi e non sul calcolo.

Ci parli del suo programma.
«La Toscana, coinvolta nel vortice della crisi globale, ha bisogno di un progetto complessivo di riconversione ecologica dell’economia: investimenti sulle fonti di energia rinnovabili, trasformazioni produttive orientate alla sostenibilità come avvenuto per la ex.-Elettrolux di Scandicci che rischiava di lasciare a casa 400 lavoratori e gettare nella povertà le loro famiglie, oggi produce pannelli solari e fotovoltaici e ha un programma di ulteriori assunzioni; tutela e valorizzazione del paesaggio e dei beni culturali che sono un settore di sviluppo in cui si può e si deve investire di più da parte di privati ma anche e soprattutto degli enti pubblici; un welfare più inclusivo che rafforzi la coesione sociale e con essa la sicurezza delle comunità. Per tutto questo occorre una strategia comune fra enti pubblici, imprese, associazionismo organizzato, università, centri di ricerca e politica; occorre un Partito Democratico meno arrovellato a definire le proprie geografie interne e a gestire il potere e più orientato alla battaglia delle idee, più aperto alla società toscana, più capace di progetto».

Parliamo degli altri due candidati: Andrea Manciulli per la mozione Bersani e Agostino Fragai per Franceschini. Quali sono le differenze tra le vostre proposte?
«Manciulli e Fragai sono due ottime persone e anche amici personali, ma credo che interpretino una fase della politica da un lato ancora troppo ancorata al passato (alla filiera PCI-PDS-DS che ha prodotto cose importanti, ma che oggi deve affrontare un tema decisivo di rinnovamento del profilo politico-culturale della sinistra) e dall’altro non sufficientemente definita attorno ai capisaldi della contemporaneità che, ad esempio, impongono una connessione necessaria fra la dimensione locale delle politiche (ambientali, sociali, economiche) e quelle globali; una intuizione che, ad esempio il presidente della Regione Toscana Claudio Martini ha interpretato durante il suo mandato. Per cogliere appieno questa dimensione nuova dei problemi occorre avere anche punti di vista diversi da quelli tutti interni al professionismo della politica: nei tre anni che mi separano dal mio ultimo incarico amministrativo e in cui ho dovuto reimmergermi nella società “civile”, la politica del palazzo mi è apparsa lontana, incapace di capire o solo di intuire la dimensione e la profondità delle trasformazioni che si stavano determinando nel mondo contemporaneo e nella vita concreta delle persone. Io penso che la politica debba essere vissuta con grande professionalità e competenza, ma senza cadere nel professionismo che ti tiene incollato a posizioni di potere e talvolta ti rende incomprensibile le dinamiche reali del mondo. Ecco, la mia esperienza è stata quella di uno che ha avuto grandi responsabilità politiche e amministrative e che ha saputo anche distaccarsene e trovare nuovi stimoli nella società civile: oggi, forse, posso riportare qualcosa di questa esperienza dentro il PD Toscano per dargli una spinta di rinnovamento politico-culturale».

Perché Marino è il leader giusto per il Pd?
«Marino rompe la diarchia e il dualismo che ha irretito il PD in una eterna sfida all’OK Corral fra ceti politici autoreferenziali, il cui unico fine talvolta si è rivelato essere la propria riproduzione al potere, con scarso senso di responsabilità e passione per l’interesse pubblico: un affermato professionista che decide di impegnarsi in politica è anche un tentativo per restituire dignità e credibilità ad un’attività che oggi è perlopiù considerata lontana dai bisogni delle persone se non degenerata in episodi di inefficienza o finanche di malaffare. Marino porta una ventata di aria fresca, di rinnovamento nella politica del centrosinistra, dopo gli anni della conflittualità interna e della irresponsabilità o dell’egoismo. Inoltre, le problematiche che Marino individua nella sua mozione come pilastri della politica del Pd sono affrontati con il piglio della proposta concreta, impegnativa, senza giri di parole, buoni per tutte le stagioni della politica».

Passiamo alla questione del testamento biologico che in questi giorni ha creato polemiche tra il mondo cattolico e il comune di Firenze. La decisione di Palazzo Vecchio di istituire un registro per le persone che hanno depositato le ultime volontà da un notaio ha scatenato le reazioni sia della Curia fiorentina, sia di molti esponenti delle istituzioni, in particolare tra Udc e Pdl. La proposta è venuta proprio da voi Democratici.
«Il caso fiorentino, come quello di altre città toscane (Empoli, Cadenzano) e italiane, mostra come negli enti locali si avverta più direttamente e coerentemente di quanto non si faccia nella politica lontana del Parlamento, l’esigenza di rispondere a questioni concrete, che riguardano la vita di milioni di persone e, a fronte della inattività del Parlamento bloccato dai veti incrociati e dagli infiniti tatticismi di destra e di sinistra, tentano di “fare” qualcosa di coerente al nostro “dire”. Non condivido la posizione di chi, anche nel Pd, sostiene che un Comune non dovrebbe occuparsi di questa materia. Non solo perché, se così fosse, allora avrebbero avuto ragione quanti sostenevano negli anni ’80 che i Comuni non dovessero dichiararsi “Comune denuclearizzato” giacché questa era competenza statale; ma anche perché la questione del testamento biologico riguarda il diritto di autodeterminazione dell’individuo e, nello specifico, è correlato al principio contenuto nell’art.32 della Costituzione che sancisce la libertà della persona nella scelta delle terapie e a non essere sottoposta ad un trattamento sanitario contro la propria volontà. Fu peraltro Aldo Moro a difendere questo principio nel 1947 dicendo che “si tratta di un problema di libertà individuale che non può non essere garantito dalla Costituzione, quello cioè di affermare che non possono essere imposte obbligatoriamente ai cittadini pratiche sanitarie”.
Gli italiani, come dimostra una indagine del 2006 dell’Eurispes, sono al 74,7% favorevoli ad una legge in materia e l’85% degli intervistati si sono dimostrati bene a conoscenza di ciò di cui si parla. Le indicazioni scritte lasciate dalla persona quando è in piena consapevolezza sono utili ad un corretto esercizio dei doveri dei medici e di aiuto ai familiari che spesso si trovano a dover assumersi pesanti responsabilità.
La politica deve ascoltare queste domande e dare la possibilità a chi lo voglia di decidere della propria vita, senza ovviamente imporre una o l’altra soluzione.
Chi nel Pd sostiene che di questo non sia utile discutere perché altrimenti il partito si divide compie due errori di fondo: il primo perché non considera la volontà dei suoi iscritti (il vero Pd) che paiono favorevoli a posizioni chiare del partito in Parlamento e nel Paese; il secondo perché questi temi non consentono scorciatoie politiche perché sono le questioni della nostra vita contemporanea che richiedono il linguaggio della chiarezza e della responsabilità».

La forte presa di posizione sul testamento biologico è il preludio ad una continuità con la tradizione culturale fiorentina e ad una maggiore autonomia e iniziativa da parte delle istituzioni locali? E’ l’inizio di un reale federalismo che anticipa e sollecita importanti questioni che in Parlamento sono ancora in fase di discussione? E’ questa la direzione che dobbiamo aspettarci dal Pd della terza mozione?
Direi proprio di sì, con la precisazione che questa tendenza nella tradizione culturale fiorentina, a mio avviso, non si è mai interrotta. E’ vero che per un periodo – quello della fine degli anni ’90 e inizi del nuovo secolo – ha faticato a trovare rispondenza nella politica organizzata, ma essa ha continuato a vivere nelle pieghe della società fiorentina e toscana; basti pensare all’European Social Forum del 2001 per ricordare come quell’esperienza fu molto caratterizzata dai temi che dalla “germinazione fiorentina” che da don Milani si è sviluppata attorno alle figure di Giorgio La Pira e padre Ernesto Calducci. Dobbiamo riprendere quel filo di riflessione che proprio attorno alle contraddizioni della globalizzazione aveva avuto il suo apogeo, naturalmente con le condizioni diverse in cui si trova oggi il pianeta e le comunità locali; ma non vi è dubbio che quello è oggi come ieri il nervo scoperto del modello di sviluppo oggi entrato irreversibilmente in crisi. In questo senso il nostro “federalismo” è coerente con la base filologica e storica del termine: è ciò che unisce, non ciò che divide, le comunità in una nuova sintesi globale».

Tra i vostri consiglieri comunali tre sono stati i voti contrari alla proposta: come spiega questa frattura? Cosa avrebbe fatto come segretario regionale Democratico rispetto alle tre defezioni?
«I voti contrari dimostrano una volta di più che nel Pd non vi è stata né un sufficiente, libero e informato dibattito su questi temi, che vengono affrontati solo sulla scia di qualche emergenza e non sono posti a fondamento dell’identità culturale del partito; né vi è un modo responsabile di affrontare questi temi da parte dei singoli. Infatti, assumere la laicità come valore e guida ai comportamenti concreti dovrebbe far considerare a ciascuno che nessuna legge può o deve imporre al singolo individuo come morire e che occorre lasciare la libertà di decidere, perché in effetti la laicità è il campo della possibilità, dell’autodeterminazione della propria vita, dei diritti civili indisponibili».

Per chiudere, sondaggi e previsioni vi danno in svantaggio. Come pensa andrà a finire?
«Per certi aspetti noi ce l’abbiamo già fatta, e non solo perché abbiamo superato la soglia del 5% dei consensi nei congressi dei circoli necessaria per andare davanti al vero corpo elettorale che eleggerà il segretario, cioè gli iscritti e gli elettori del Pd; ma soprattutto perché abbiamo imposto al dibattito congressuale e delle primarie temi che altrimenti non vi avrebbero avuto cittadinanza: infine anche Franceschini e Bersani hanno dovuto parlare e dire cose impegnative (oppure tacere, ma anche i silenzi sono eloquenti talvolta) su temi come il testamento biologico, il nucleare, la laicità. Questo è oggettivamente un risultato politico ce va ben oltre i dati percentuali dei consensi. Che, comunque, tutto fa ritenere saranno superiori nelle primarie di quanto non lo siano stati nei congressi perché Marino parla con linguaggi e temi a cui l’opinione pubblica del centrosinistra, meno condizionabile da fedeltà di partito o di gruppi dentro il partito è più sensibile e attenta. Saremo comunque il punto di riferimento per una parte grande e dinamica del popolo del Pd e questo avrà il suo peso nella vita futura del partito e della società italiana».

Francesco Carosella

Commenti

One Response to “il Politico.it x Marino. Il candidato toscano Siliani e un Pd «più aperto alla società»”

  1. kattekop on ottobre 19th, 2009 11.51

    Condivido la scelta di Marino.Chiedendo in giro tra amici,tutti mi rispondono Marino!!!Come mai i sondaggi danno Bersani?
    Per me assomigliano ai sondaggi di mister B…TUTTI DROGATI!!!
    Bersani secondo me da di vecchio…troppo pronto agli inciucci…per me chi vive di politica non sarà mai veramente interessato agli problemi della gente.Viene prima il partito,e la sua posizione all’interno di quel partito.
    Franceschini assomiglia a una bandiera…dove vola il vento,li va lui…poco affidabile.

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